Per tanti voti in più

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Da che pulpito viene la predica…la segreteria di Stato della Santa Sede, storicamente negazionista della libertà di pensiero, al punto di condannare come sacrilegio ogni dissenso della teologia fondata sui dogmi e sul primatismo cattolico, al punto di condannare al rogo presunte streghe e cosiddetti eretici, cioè uomini e donne del dissenso: insomma, il clero più anacronisticamente ultra conservatore, nonostante un papa illuminato qual è Bergoglio, invoca il concordato Stato-Chiesa per contestare con  un’interpretazione inaccettabile la legge Zan, conquista auspicata di diritti finora negati, che finalmente ritiene reato grave criminalizzare l’omotransfobia, cioè il mancato riconoscimento di pari dignità a persone sessualmente non etero. Il paradosso è che negarla significa proprio    criminalizzare, ma non la libertà dei cattolici, piuttosto la condizione di fisiologica diversità di genere dell’umanità e commettere il sacrilegio di condannare Dio per aver consentito alla a tutti gli i esseri viventi, uomini o animali che siano, di essere anche etero, omo o trans sessuali. Il tema è complesso e di ardua soluzione: al Vaticano, Stato con pari dignità di tutti gli altri del mondo non è consentito, Concordato compreso, di interferire nelle scelte politiche e non solo di uno Stato altro, appunto l’Italia, che già sopporta l’onere di ospitarlo sul proprio territorio con tutte le conseguenze negative sulla propria laicità. Il tema collaterale è la indipendenza zero del nostro Paese dal potenziale elettorale che esprime il mondo cattolico di cui nessuna forza politica ritiene di poter fare a meno. Lo raccontano almeno tre eventi: il dietrofront di Mussolini che da anticlericale e ateo sancì la pax con Pio XI per assicurarsi la ‘benevolenza’ della Chiesa e ottenere consensi; lo strapotere democristiano post bellico, in stragrande maggioranza fondato sull’anticomunismo, bandiera del cattolicesimo; la ciambella di salvataggio lanciata al Vaticano con la ratifica di Togliatti dei patti lateranensi. Da ultimo ecco il rischio che la Zan non sia ratificata dal Parlamento, non solo per la becera opposizione della destra, punta così ad acquisire benemerenze nel mondo cattolico più retrò, ma anche per qualche defezione in casa del centrosinistra, formazione politica ibrida in cui milita anche un miope estremismo cattolico. Sorprende, fino a un certo punto, l’impossibilità di Papa Francesco di evitare l’ingerenza della Chiesa sulle scelte politiche del governo italiano. Certo a chiedere illecitamente modifiche al disegno di legge Zan, che lo svuoterebbero completamente di effetti positivi non è lui in prima persona, ma l’arcivescovo Gallagher. La contestazione all’iniziativa del governo comunque non assolve il capo della Chiesa, perché a ‘pretendere’ dall’esecutivo italiano modifiche sostanziali non è stato un cardinale qualunque, ma il Ministro degli Esteri del Vaticano. Imposizione subita dai poteri forti del clero o condivisione di Bergoglio? Caposaldo dell’anomalo alibi per chiedere di snaturare completamente la Zan: “Potrebbero essere incriminati i preti se affermano che gli atti omosessuali sono peccato”. Obiettivo primario della Zan, dal nome del suo promotore, è appunto impedire, che almeno nel nostro Paese, preti o non preti si disconosca il diritto di tutti di esprimere la propria sessualità, etero, omo o trans. Come al tempo delle leggi sul divorzio e l’aborto, la Chiesa prova a non riconosce la sovranità inviolabile dello Stato italiano. Come allora la speranza è che per la Zan il governo Draghi resista all’intrusione del Vaticano, che magari metta in programma la revisione o, ancora meglio, la fine del Concordato.

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