Calcio, più bello se ‘bipartisan’

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Il nome? Anagraficamente Alessandro, ma chiamarlo così è impegnativo e allora Alex, più inglese rispetto al corrispettivo italiano. Lui è nato alle Bermuda per caso, per la temporanea trasferta lavorativa di un papà manager very english nelle isole del cosiddetto ‘triangolo, a torto raccontato come il frammento dell’oceano, che per misteriosi fenomeni magnetici avrebbe inghiottito navi e aerei. Nel prato della casa tipicamente bermudiana dei Long, alla stupefacente età di anni due, il rampollo di mami Marcella, lei italiana doc, molto somigliava ai talenti baciati dal dio del pallone, calciava da mancino con forza e precisione, indossava una mini maglietta del ‘blaqugrana’ Leo Messi. In età scolare, tornato nella Great Britain del rigoglioso Sussex, Alex diventa presto il leader della squadra del college, si esibisce da leader nella formazione di giocatori più grandi di età, segna che è uno spettacolo da antologia del calcio e sul prato di casa insegue i record mondiali dei palleggi. Il ‘caso’ non sfugge a mister Watson, talent scout del Chelsea, club che invia ovunque i suoi competenti osservatori. Il ‘nostro’ Alex è invitato nel complesso sportivo della famosa squadra. Futuro da ‘Premier League?’ Tutto sembra andare in questa direzione. Martedì scorso, aspettando il via della sfida italiana alla Spagna, il Messi in sedicesimo ha inviato al nonno napoletano una sua foto con indosso la maglietta della nazionale italiana e messaggi da tifoso di Insigne e compagni, molti nel corso della partita, fino all’ultimo, un significativo “Yahoooou!!!!” di congratulazioni dopo il rigore della vittoria tricolore, calciato magistralmente da Jorginho.

Già, ma ieri sera Alex era con il papà a Londra, nel tempio inglese del calcio, nello stadio di Wembley e la sua maglietta era in piccolo quella del mitico Kane. Amletico il dubbio sullo stato emotivo della mami, italiana al cento per cento e di Alex metà britannico e metà italiano: domenica sera, alle 21, alle 20 in Inghilterra, in casa Long sarà tifo incrociato, di segno opposto. Alex, per scelta bipartisan vestirà una t-shirt anonima, la mami terrà pronto un bricco di rasserenante camomilla, Napoli e Handworth adotteremo il reciproco impegno a non tifare daz ultra, per non mutare l’idillico clima familiare di famiglia ‘allargata’ italo-inglese, rinvieremo la disputa sul futuro calcistico di Alex (Chelsea o Napoli). Da rispettosi dei valori obiettivi, saluteremo con sincere congratulazioni la regina degli europei, qualunque sia e torneremo come niente fosse a magnificare le qualità di Italia e Gran Bretagna. Proveremo a dimenticare la iattura della Brexit, il destino crudele che inquina il Bel Paese con l’ingombrante e indigesta presenza di sovranismo e neo fascismo. Rimuovere questi due ostacoli alla serenità del reciproco futuro, è cosa forse estranea, ma non molto, alla serenità del tifo che sa esultare, ma anche riconoscere i meriti altrui, liberarsi, per restare al calcio, del fanatismo di tifoserie violente, faziose, razziste.  Purtroppo la sfida di domenica non può finire in parità, né con un titolo sdoppiato per le due finaliste, ma è certo che comunque vada i napoletani sapranno gioire nell’ipotesi per loro migliore di un ‘miracolo’ degli azzurri, ma anche condividere con la calma dei forti l’esito favorevole ai nostri avversari e la legittima felicità di Alex, campione in erba.

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