GRUPPO MARCUCCI / LA ‘VOCE’ VINCE IL PRIMO ROUND GIUDIZIARIO

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La ‘Voce’ vince il primo round giudiziario contro il gruppo Marcucci che aveva querelato poco più di un anno fa, a giugno 2020, tre nostre inchieste d’un paio di mesi prima e relative soprattutto alla pandemia da Covid-19.

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, Valentina Gallo, ha infatti archiviato la querela presentata dai legali di Paolo Marcucci, amministratore delegato di Kedrion nonchè fratello di Andrea – ex capogruppo del PD al Senato – e Marialina, ex azionista dell’Unità ad inizio anni 2000.

Gli articoli, secondo il gip, che ha accolto le tesi del pm, sono perfettamente in linea con le tre regole del buon giornalismo: la notizia deve essere di interesse pubblico, va rispettata la verità dei fatti, gli stessi fatti devono essere esposti entro i limiti della continenza.

E la Voce – lo ha stabilito il gip con una ordinanza inappellabile emessa il 6 giugno 2021 – ha rispettato questi tre criteri.

Alla Voce non è mai pervenuto il testo della querela: abbiamo solo avuto notizia dell’udienza davanti al gip. Quindi non abbiamo presentato alcuna memoria difensiva. Il pm, perciò, ha chiesto l’archiviazione basandosi unicamente sui nostri articoli e sulla querela dei Marcucci. Per questo motivo ha ancor maggior valore l’ordinanza di archiviazione scritta dal gip Gallo.

Ma vediamo adesso di quali articoli si tratta.

 

L’INTERVISTA SCOOP AL CORSERA

Il primo è del 6 maggio 2020 e vede al centro una lunga intervista rilasciata da Paolo Marcucci al ‘Corriere della Sera’, nel corso della quale il Ceo di Kedrion – la più importante impresa italiana sul fronte degli emoderivati – illustra le ultime performance dell’azienda di famiglia, nata ad inizio anni duemila, e fa riferimento ai rapporti di lavoro intrecciati all’estero. E parla, con dovizia di dettagli, dei rapporti intercorsi anche con la Cina, ed in particolare con imprese del distretto di Wuhan.

Paolo Marcucci. In apertura l’ingresso del Tribunale di Napoli

La Voce ha trovato l’intervista molto interessante, per questo l’ha ripresa nella sua inchiesta, cogliendo tutto l’interesse pubblico (cioè dei cittadini-lettori) a saperne di più sulle ricerche condotte a Wuhan, in quei mesi al centro dell’attenzione mondiale per via delle perplessità legate alla genesi dell’epidemia; e, quindi, di essere informati circa i rapporti di collaborazione scientifica tra aziende italiane e cinesi, soprattutto quelle del distretto di Wuhan.

In tempo reale, la Voce ha ricevuto una risentita lettera inviata dall’avvocato Carla Manduchi per conto di Paolo Marcucci, in cui veniva stigmatizzato il contenuto dell’articolo e venivamo accusati senza mezzi termini di aver costruito un collegamento tendenzioso tra Kedrion e il laboratorio di Wuhan finito nell’occhio del ciclone.

A questo punto la Voce ha pubblicato, sempre in ‘tempo reale’, sul suo sito la lettera dell’avvocato Manduchi e una nostra risposta, nella quale sottolineavamo che la clamorosa notizia era stata fornita da Paolo Marcucci in persona nell’intervista al Corserae noi non avevamo fatto altro che riportarla, con qualche ovvio, più che fisiologico commento.

Concetto che il direttore della Voce ha ribadito nel corso dell’udienza che si è svolta davanti al gip Gallo: la notizia era vera, d’interesse pubblico ed esposta in modo ‘contenuto’.

 

IL BUSINESS DEL PLASMA IPERIMMUNE

Il secondo articolo querelato era incentrato sulla questione, di forte attualità un anno fa, del ‘plasma iperimmune’. Una vicenda balzata alla ribalta della cronaca in piena pandemia, e riguardante una tecnica innovativa per fronteggiare il contagio, sperimentata con successo da un medico padovano.

Andrea Marcucci

A questo punto fioccano gli interrogativi sul ricorso più massiccio a quella tecnica, e la cosa finisce anche tra le aule parlamentari. E viene affrontata nel corso di una riunione in Commissione al Senato, alla quale partecipa anche Paolo Marcucci che, in qualità di amministratore delegato di Kedrion, illustra i vantaggi che possono derivare da un processo ‘industriale’ relativo al plasma iperimmune.

Scoppiano le polemiche, alimentate soprattutto da un reportage al calor bianco delle ‘Iene’ che attaccano frontalmente il gruppo Marcucci, accusandolo di voler speculare sulla cosa, facendo lievitare a dismisura il prezzo di una tecnica altrimenti molto economica (circa 80 euro a trattamento).

La Voce viene querelata dai Marcucci per aver accostato il nome dei due Marcucci: uno, potente capogruppo del Pd al Senato, l’altro al timone di Kedrion. E per aver dato spazio alle pesanti accuse lanciate dalle Iene.

 

ARTICOLI VOLATILIZZATI

Passiamo al terzo articolo querelato.

Che vede al centro una denuncia di hackeraggio presentata dalla Voce alla stazione di polizia Napoli-Pianura.

Il contenuto è presto spiegato. Chiunque voglia trovar traccia sul sito internet della Voce, ad esempio, dell’articolo su Wuhan appena descritto, farà un buco nell’acqua. Così come non troverà altri 4 articoli contestati dai Marcucci e di cui faremo cenno in seguito.

Da qui è nata, un anno fa, la nostra denuncia in polizia, una denuncia di hackeraggio contro ignoti: perché, appunto, risultavano spariti dal nostro sito (e dall’archivio del sito) alcuni articoli che riguardavano il gruppo Marcucci.

Anche quell’articolo è stato querelato, ma è ancora presente sul sito.

A questo punto vediamo cosa scrive il gip nella sua ordinanza di archiviazione del 7 giugno.

 

LA PAROLA AL GIP

“Il presente procedimento trae origine dalla integrazione di denuncia-querela presentata il 24.6.2020 da Marcucci Paolo che, in qualità di rappresentante della ‘Kedrion Spa’, lamentava la pubblicazione, a far data dal 6.5.2020, sul sito web ‘La Voce delle Voci’, il cui direttore responsabile è l’odierno indagato Cinquegrani Andrea, di taluni articoli ritenuti diffamatori in quanto lesivi della sua reputazione”.

“Specificamente, secondo il denunciante, negli articoli in questione si affermerebbe che la società Kedrion, attiva nel settore degli emoderivati, avrebbe delle illecite connivenze con i laboratori cinesi di Wuhan, sospettati di aver agevolato la diffusione del Covid 19 e, ancora, che la società e la famiglia Marcucci sarebbero stati pronti ad approfittare dell’epidemia per guadagnare con l’affare del plasma iperimmune. Ritiene, inoltre, il querelante che l’articolista abbia offeso la sua reputazione riferendo di rapporti opachi tra i Marcucci e la politica, sussistendo una situazione di conflitto d’interessi in capo a Marcucci Andrea”.

“Ciò posto, con riferimento alle esternazioni ritenute offensive in relazione alle quali veniva esercitata l’azione penale, con citazione a giudizio versata in atti, nell’ambito del procedimento penale n.9713/20 RGNR, sussiste l’improcedibilità per il principio del ne bis in idem”.

Si tratta, in sostanza, di un altro filone processuale, riguardante altri 4 articoli querelati, che avrà inizio, sempre al tribunale di Napoli, il prossimo settembre.

Continua il gip: “Per quanto concerne le frasi, nonché le immagini pubblicate negli articoli sul web, ritenute diffamatorie, si condividono le argomentazioni presentate dal P.m. in ordine alla sussistenza, nel caso in specie, dell’esimente del diritto di cronaca”.

“Ed infatti le esternazioni del commentatore, lungi dal costituire un gratuito attacco alla reputazione del querelante, appaiono essere, piuttosto, delle considerazioni dell’articolista che, nel riportare talune notizie, sollevava delle perplessità in ordine all’operato dell’azienda, attiva nel mercato degli emoderivati”.

“Il limite alla configurabilità dell’esimente è rappresentato, come è noto, dalla correttezza della forma espositiva in quanto la critica deve essere strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione, senza sfociare nella gratuita ed immotivata aggressione dell’altrui reputazione. Rispettato tale limite, non è vietato neppure l’utilizzo di termini che, sebbene offensivi, abbiano il significato di mero giudizio critico negativo di cui si deve tener conto alla luce del complessivo contesto in cui il termine viene utilizzato (tra le tante, Cassazione Penale, sentenza n.17243 del 19/2/2020)”.

Prosegue l’ordinanza: “Ebbene, il tenore delle espressioni pubblicate appare, nel caso in specie, rispettoso del limite della continenza, non essendo state proferite parole in sé oggettivamente offensive della reputazione del legale rappresentante della Kedrion nè della famiglia Marcucci ed apparendo le stesse strettamente correlate alle notizie riportate negli articoli ed alle riflessioni svolte dal giornalista”.

“Anche con riferimento al lamentato ‘fotomontaggio’ ritenuto offensivo in quanto accostava il logo aziendale all’immagine di alcune persone con tratti somatici asiatici che indossavano mascherine protettive, appare evidente, dalla lettura dell’articolo, che il giornalista abbia riportato la notizia di una collaborazione con laboratori aventi sede nell’area di Wuhan, da dove è partito il virus e non anche che, come lamentato dal querelante, la società fosse in qualche modo coinvolta in tale ipotizzata diffusione del virus”.

“Ancora, in relazione all’esternazione del sospetto di un possibile conflitto di interessi in capo a Marcucci Andrea, essa non appare offensiva della reputazione dell’opponente, richiamando il giornalista l’attenzione sui rapporti di quest’ultimo con forze politiche, nel rispetto dei limiti della verità e della continenza”.

Così si avvia alla conclusione il gip del tribunale di Napoli: “Pertanto, ritenendosi rispettati i limiti oggettivi della scriminante del diritto di critica, in relazione a tutte le esternazioni contenute negli articoli, non coperte dall’atto di esercizio dell’azione penale, non si ravvisano fatti per i quali possa validamente sostenersi l’accusa in giudizio. Né appare utile lo svolgimento di ulteriori attività investigative considerato che la ricostruzione della vicenda, dal punto di vista fattuale, può dirsi esaustiva e non essendo stati prospettati ulteriori temi di indagine non vagliati dall’Ufficio di Procura e meritevoli di approfondimento”.

“Pertanto, condividendosi le argomentazioni addotte dal P.m., deve disporsi l’archiviazione del procedimento”.

Come abbiamo detto prima, un altro filone andrà a giudizio a metà settembre prossimo. Riguarda 4 inchieste pubblicate dalla Voce (ma sparite dal sito) sempre nei mesi bollenti dell’inizio della pandemia e querelate dai tre fratelli Marcucci (Andrea, Paolo e Marialina) e dalla madre, Iole Capannori, consorte del patriarca Guelfo Marcucci.

Le inchieste toccavano anche le vicende legate alla strage del ‘sangue infetto’.  Vicende che hanno avuto un iter processuale per la bellezza di vent’anni: un iter partito nel 1998 a Trento e infine approdato a Napoli.

Dove il processo è durato tre anni esatti e si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati, tra i quali l’ex re Mida della Sanità e direttore generale al ministero, Duilio Poggiolini, e diversi ex dirigenti e funzionari del gruppo Marcucci.

“Il fatto non sussiste”.

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