Negare, (ma cosa?) non è poi così male”

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Esecrato, a buona ragione vituperato, condannato all’esilio dal patrimonio gergale dei saggi, ma anche degli italiani ‘semplici’, di quelli con il bernoccolo del buon senso, il diabolico negazionismo incrocia la via maestra del riscatto, seppure in tutt’altro ambito analitico. Tema il dio vaccino. Dio perché il dio denaro ha governato la poderosa spinta all’accelerazione imposta dai big mondiali della farmaceutica ai propri staff di ricerca, onde contrastare la prudenza scientifica e ridurre i tempi produttivi degli anti-Covid. Miracolo: Pfizer, AstraZeneca, Moderna, Johnson & Johnson, Sputnik russo, vaccino made in China, sono pronti in meno di un anno. Il fatturato? Multi miliardario e chi se ne frega se la sperimentazione approssimativa, contratta nel tempo, come mai è accaduto, rivela la pericolosità della fretta. La comunità scientifica e figuriamoci, ci si accoda il sistema sanitario delegato a dispensare miliardi di anti coronavirus, si ritrova senza fonti di luce-chiarezza, infilato com’è, nel tunnel buio dell’incertezza. A chi destinare la priorità delle somministrazioni, con quale dei vaccini, solo una dose o due, la seconda dopo due settimane, quaranta giorni, mai? Pericolosità zero, alta, media, accettabile, statisticamente irrilevante, preoccupante? È caos su caos dopo il primo step della pandemia, quando lockdown e il tepore primaverile hanno indotto gli improvvidi rilassamenti della disastrosa fase due. Al negazionismo disfattista di strateghi dello sciacallaggio, per fini politicamente destabilizzanti, si è agganciata l’incoscienza anarcoide di assembramenti e altre trasgressioni a ogni norma di sicurezza; soprattutto la scellerata intolleranza dei ‘no vax’, ma anche il trauma di scoprirci Paese inadeguato a fronteggiare la pandemia, errori ed omissioni del sistema e peggio, la danza macabra del circuito abitato da una folta, a tratti contraddittoria e comunque pleonastica folla  di scienziati, euforici presenzialisti come mai avrebbero immaginato di diventare senza l’emergenza divulgativa sul Covid. Il clou dello smarrimento, provocato dalla mancanza di certezze, esplode con il caos della campagna vaccinale: qualche luce, ma anche buio su modi, tempi e scelta  selettiva dei vaccini, culminata con l’intollerabile altalena di sì, no, forse, come, quando, perché somministrare l’AstraZenica; se è scientificamente attendibile ricevere la prima dose dell’uno e la seconda di un altro; se gli anti Covid prodotti coprono e in che misura l’aggressione delle  varianti; quando si capirà se è obbligatorio ricevere la terza dose di richiamo e quando.

“Al fin della licenza…io tocco”: si conclude così il duello vinto da Cirano. Al compimento di questa riflessione domenicale sul maledetto Coronavirus, il perché dell’incipit si intuisce: sì al negazionismo, ma per carità, nel senso di un silenzio tombale, per imbavagliare le bocche spalancate dei media, che vomitano dall’alba a notte fonda valanghe di notizie, analisi, interviste, confronti e scontri, previsioni consigli, moniti. Non ne possiamo più di aghi infilati nelle braccia, delle statistiche quotidiane di contagi, sintomatici e non, di ricoveri, di deceduti, colorazioni delle regioni, ingressi e uscite di Berlusconi dal San Raffaele, dello scetticismo di Crisanti e dell’ottimismo di Locatelli. Sono estremi e non si toccano. Stiamo imparando, a nostre spese, a ridimensionarli, in attesa di poche, ineccepibili verità.

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