Abbiamo già dato, o no?

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Lo sconforto è pari all’indignazione, ma supera l’uno e l’altra lo sdegno per come sia presente e sempre più consolidata la libido da ‘Tv in presenza’ di quanti saltano sul treno della popolarità e di ingaggi milionari in un modo o nell’altro, per meriti o con maggiore frequenza per affiliazione ai potentati dei grandi network.  La prova del nove è sotto gli occhi di tutti: di là da fenomeni nati per la casuale scoperta di personaggi come Mike Buongiorno, Pippo Baudo, Corrado, Tortora, la stirpe di conduttori televisivi ‘fatti in casa’ ha la comune matrice di giornalisti, che all’unisono barattano le dimissioni con contratti strapagati per interpretare l’inedito ruolo di showmen, di conduttori di programmi d’ogni genere. Tra i primi a eseguire il salto della quaglia fu Timperi, ex Tg, ormai da una vita maestro di casa di Rai 2, ogni sabato mattina. Tra gli ultimi il Matano conduttore del Tg1, trasformato con velocità alla Fregoli in eclettico gestore della ‘Vita in diretta’, programma in bilico tra gossip, sala stampa di polizia e carabinieri, succursale di aule del tribunale. Pesce pilota indiscusso dell’affollato club è il Vespa Bruno di ‘Porta a porta’, eternamente gratificato con compensi milionari, dopo aver lasciato ai successori la poltrona di direttore del Tg1. Altri, come Di Mare, appena intuito l’irrompere del grillismo nel cerchio magico del potere politico, ha manifestato repentina empatia per i 5Stelle e la scelta gli è valsa la poltrona di direttore di Rai 3. Comunque, per non privarsi della visibilità acquisita ha conservato un ampio spazio di presenza in video. Poteva mancare un suo dotto dissertare di Alfredino nel quarantesimo della tragedia di Vermicino? Non è mancato. Nel perverso gioco della competizione a distanza tra network pubblico Rai e privati ha fatto irruzione anche la signora Serena Bortone, storica carrierista Rai, quotidianamente in video per la rubrica “Oggi è un altro giorno”, vero concentrato di esibizionismo condito dai soliti ingredienti della Tv pomeridiana. Poteva mancare di accodarsi alla ‘commemorazione’ della tragedia di Vermicino? Non poteva e ha messo su un’abbondante mezz’ora di reminiscenze, con voce rotta dalla commozione, sguardo triste e un paio di furbate: la presenza in studio di Massino Gamba, autore di “Alfredino. Italia nel pozzo” e il collegamento skipe con Angelo, il volontario che quarant’anni fa si fece calare nelle profondità dov’era imprigionato Alfredino, indotto al racconto del tentativo purtroppo fallito di salvare il piccolo con minuziosi dettagli, interrotto da un’incredibile, oltraggiosa interruzione pubblicitaria. Il peggio è appannaggio dei primi spot promozionali di Sky, che il 21 e il 28 proporrà due puntate di una fiction (proprio così, fiction) su Vermicino. Nel frattempo, si può scommettere (e fare bingo) che si accoderanno altri alla rievocazione di quella tragedia. È la conferma ancora una volta che il dio ‘audience’ conta su schiere di adoratori disposti a tutto per incamerare ascolti.

Come ignorare l’irruzione di Netflix nel caos dell’offerta televisiva? A caratteri quasi invisibili la raccomandazione ‘vietato ai minori di 14 anni’ accompagna l’invito alla visione di ‘Vis a vis’, una delle tante serie proposte. Congratularsi con gli sceneggiatori è d’obbligo! Ogni tre parole una è talmente volgare da impedire perfino di citarla, le scene cruente farebbero svenire anche un esperto chirurgo, la reiterazione di nudi femminili è oscenamente seriale, gratuita, sessista, l’etica del racconto è pari alla rappresentazione della più spietata criminalità, della più degradante disumanità, di malvagità gratuita. Che male abbiamo fatto? Allora, se questo è il prevalente menu televisivo, grazie, abbiamo già dato e a iosa.

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