MALI / DUE MISSIONI ITALIANE POCHI GIORNI PRIMA DEL GOLPE

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Fresco contro golpe in Mali, dove ai generali saliti al potere ad agosto 2020 oggi ne subentrano altri.

E l’Italia, fino a pochi giorni fa, flirtava con gli odierni ‘perdenti’!

A testimonianza di una politica estera (e della difesa) del tutto fallimentari.

Nel giro di poco più d’un mese, infatti, sia il titolare della Farnesina che sta ancora migliorando il suo inglese, Luigi Di Maio, che quello della Difesa, il Pd Lorenzo Guerini, hanno effettuato due missioni a Bamako per incontrare i vertici (ormai ex) maliani, ossia il presidente della giunta militare di transizione Bah N’Daw (già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e ministro della Difesa, adesso in galera) e il suo vice, il colonnello Assimi Goita, al comando dei militari che il 18 agosto 2020 hanno deposto l’allora presidente Ibrahim Boubacar Keita e sciolto il Parlamento senza fissare un termine per le nuove elezioni.

Ma vediamo i recenti summit.

Luigi Di Maio

L’ex steward allo stadio San Paolo, Di Maio, vola in Mali l’8 aprile scorso, vi rimane anche il giorno seguente, il tempo di incontrare i due capi, N’Daw e Goita, per promuovere “il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria e di sicurezza” tra i due paesi. E trova anche il tempo, il nostro ministro, per un’altra serie di incontri: con il primo ministro Moctar Quane (anche lui ora in carcere), il ministro degli Esteri Zeini Moulaye, nonché il ministro dei Maliani all’estero e dell’integrazione africana Alhamdou Ag Ilyene.

Così veniva scrivevano, in un faticoso italiano, alla Farnesina: “Partner strategico dell’Italia su molti dossier prioritari come la Libia, la gestione dei flussi migratori e la stabilità del Sahel, la missione in Mali del ministro Di Maio si colloca nel quadro delle priorità che tutta l’Africa riveste per il nostro Paese, come dimostrato anche dall’attenzione speciale che sarà dedicata al Continente africano dalla Presidenza italiana del G20”.

Si sarà fatto intendere bene, il nostro prode ministro degli Esteri? Il dubbio sorge spontaneo perché a poco più di un mese di distanza, il 20 maggio, cioè pochissime ore prima del golpe, vola in Mali anche Guerini.

Repetita forse iuvant? Boh.

Fatto sta che il ministro Pd plana a Bamako, accompagnato dal Capo di Stato maggiore della difesa, generale Enzo Vecciarelli, e del numero uno del Comando Operativo di Vertice Interforze, generale Luciano Portolano. E chi incontrano? Di nuovo il numero due, Assimi Goita, e il Segretario della Difesa, generale Souleymane Doucoure.

Dopo appena 4 giorni il golpe, che porta tutti i vertici maliani dietro le sbarre, nella base militare di Kati, a pochi chilometri dalla capitale. E proprio da Kati era partita la sollevazione dell’agosto 2020 contro Keita.

Ma cosa ha dichiarato pochi giorni fa Guerini nel corso della missione porta-sfiga (come altrimenti definirla)?

“L’Italia intende rafforzare la sua presenza in Sahel, un’area caratterizzata dalla presenza di gruppi terroristici, che si sostengono economicamente attraverso la gestione di traffici illeciti di ogni genere: droga, armi, esseri umani, diretti soprattutto verso l’Europa. Un’azione sinergica della Coalizione per il Sahel, della UE e dei Paesi, europei e non, impegnati in questa regione, è quanto mai indispensabile per raggiungere quegli obiettivi di sicurezza necessari alla tutela dei nostri comuni interessi”.

E ha aggiunto: “L’Unione Europea è uno dei principali promotori della stabilità e della sicurezza dell’intero Sahel, ma il suo impegno può e deve fare un salto di qualità, integrando lo sforzo nel settore della sicurezza con le proprie capacità di supporto economico e sociale. La nostra strategia per questa parte del Continente Africano si sta sviluppando all’interno di un immaginario triangolo, i cui vertici congiungono quadranti fra loro distanti ma interconnessi: a sud-ovest c’è il Golfo di Guinea, a sud-est il Corno d’Africa, e al vertice nord, sulle sponde del Mediterraneo, la Libia”.

Ottimo in geografia, il nostro Guerini!

Sottolinea il blogger antimilitarista Antonio Mazzeo: “Proprio nell’ottica dell’accresciuta attenzione politico-militare italiana per tutta la regione del nord Africa e della fascia sub-sahariana, il ministro Guerini e i generali Vecciarelli e Portolano avevano concluso la loro missione in Mali con una sosta a Gao per un faccia a faccia con le prime unità delle forze armate italiane impegnate sul campo con la task force internazionale ‘Takuba’ a ‘supporto delle forze di sicurezza locali nel contrasto ai crescenti fenomeni di matrice jihadista nella zona a cavallo tra i confini di Niger, Mali e Burkina Faso’. Ad accogliere la delegazione italiana, il comandante dell’operazione, il generale francese Philippe Landicheff”.

Lorenzo Guerini

Continua Mazzeo: “Lo schieramento militare italiano in Mali dovrebbe essere completato entro la fine del 2021: è previsto un numero massimo di 200 soldati, 20 mezzi terrestri e 8 elicotteri. Null’altro è specificato relativamente ai reparti e ai sistemi d’arma che saranno impiegati, anche se è più che probabile che tra i veicoli terrestri ci saranno blindati multiruolo leggeri VTLM Lince prodotti da Iveco Defence di Bolzano e i fuoristrada Flyer 4×4, mentre la componente aerea dovrebbe includere gli elicotteri NH-90 in funzione di evacuazione medica e assalto dall’aria e A-129D ‘Mangusta’ per il combattimento aria-terra”.

“L’Italia invia dunque in Mali alcuni dei suoi assetti più pregiati, visto che gran parte del personale impiegato proverrà dai reparti delle forze speciali delle nostre forze armate, uomini addestratissimi e rigidamente selezioni”, spiega l’ufficiale dell’Esercito italiano Matteo Mazziotti di Celso, collaboratore di Geopolitica.info. E aggiunge: “Gli 8 aeromobili che l’Italia metterà a disposizione delle forze francesi, tra l’altro, rappresentano un vero e proprio gioiello nelle mani di Parigi, un aumento pari a quasi la metà della flotta di elicotteri su cui può contare Barkhane”. Ancora: “Le truppe della task force non si limitano alla fornitura di assistenza e di addestramento. La missione creata dai francesi, infatti, è quella di consigliare, assistere e accompagnare in combattimento le forze armate maliane. Proprio quest’ultimo compito rappresenta l’attività più rischiosa per le forze speciali di Takuba”.

Secondo l’analista, anche “i militari italiani inviati in Mali potrebbero trovarsi coinvolti in violenti combattimenti con le forze jihadiste. L’impiego dei nostri in missioni ad alto rischio potrebbe segnare un notevole cambio di passo per le nostre forze, che da anni si dedicano a tutt’altro tipo di operazioni. La rimodulazione in atto della nostra presenza militare in Africa, specialmente nel Sahel, si inserisce infatti a pieno titolo in quello che sembra essere sempre di più il nuovo focus di Roma verso la regione del Mediterraneo Allargato, l’area dove si giocano le partite geopolitiche più importanti per il nostro Paese”.

Commenta Mazzeo: “Nessuna parola per chiarire l’identità degli ‘interessi italiani’ da difendere con le nuove e pericolose operazioni militari in terre africane. Basta però dare un’occhiata al quadrante geostrategico per rendersi conto che il bottino conteso riguarda innanzitutto le immense risorse energetiche del continente – petrolio e gas – ma anche (in Sahel) l’uranio per le centrali e le testate nucleari. Per comprendere le cause e le finalità degli innumerevoli golpe, delle guerre fratricide, delle stragi di civili e delle missioni di ‘pace’ internazionali in questa martoriata regione del pianeta non bisogna fare purtroppo grandi sforzi di analisi…”.

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