Umani e disumani. Il pirata Lukashensko

Condividi questo articolo

All’anagrafe è Alexander, nonché Lukashenko, nato da genitori inconsapevoli del futuro della loro creatura, che appena venuta al mondo ha guardato in cagnesco suor Maria delle Addolorate, anziana brigidina votata all’assistenza delle partorienti nell’ospedale American Medical Centers, alla Berddychivska street, di Kiev, colpevole di non esibire all’occhiello del camice il simbolo dell’Ucraina sovranista. Crescendo, Alexander ha totalizzato le marachelle di Pierino la peste, il bullismo in pubertà, poi la scalata spregiudicata al potere e da ultimo il ruolo di presidente ucraino, despota, repressore violento di ogni pensiero che non sia il suo, l’unico e il solo consentito. Per chi ‘sgarra’, perché dissidente, carcere o scomparsa nel ‘nulla’. Giusto concedergli attenzione e spazio?  Forse no. Ha personalmente ordinato l’atterraggio non previsto a Minsk di un Ryanair proveniente da Atene e diretto a Vilnius. Motivo? Il falso allarme per una bomba a bordo, notizia diffusa, dai media di regime e dall’agenzia di stampa governativa. Affinché l’ordine fosse plasticamente perentorio l’aereo è stato affiancato da un Mig, aereo da guerra di fabbricazione russa. Ma che combinazione!

 

Nel jet con la compagna viaggiava Roman Protasevich, redattore in esilio di Nexta, testata televisiva critica nei confronti di Lukashenko. Il giornalista, appena atterrato è finito in manette. Com’era facilmente intuibile, nell’aereo non c’era nessun ordigno esplosivo.  Ursula von der Leyen: “Quello del governo bielorusso è stato un comportamento irresponsabile e illegale e ci saranno conseguenze. I responsabili devono essere sanzionati. Roman Protasevich deve essere rilasciato immediatamente”. Si sono associati Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, l’Alto rappresentante Ue agli Affari esteri, Josep Borrell, tanti altri. La Ryanair: “Una pirateria, un dirottamento di Stato. Nell’aereo agenti del Kgb, passeggeri ed equipaggio sotto il tiro di uomini armati. Inventata la notizia di un attentato”. Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale: “L’obiettivo di questa pirateria era arrestare un giornalista scomodo”. Indignazione e condanna di David Sassoli, presidente del parlamento europeo, di Luigi Di Maio e Piero Fassino, rispettivamente ministro degli esteri e presidente della commissione esteri della Camera. E Mosca? Dal Cremlino arrivano silenzi assordanti o qualche commento insolente. Di qui la domanda. Perché pagare la struttura, il personale, le spese generali, le trasferte dei 193 rappresentanti,  i costi di convegni, le pubblicazioni dell’Onu, se basta il veto di un Paese per bloccare ogni decisione (specialmente se sanzionatoria), e i  più efferati abusi e violenze di Stati membri non sono né condannati, né puniti, se Netanyahu con potenti complicità può attentare alla sopravvivenza della Palestina, se in ogni si pratica ancora la tortura, la condanna a morte, se dilagano razzismo e machismo, la  conseguenza dei femminicidi, se mezzo mondo non ha mezzi e strumenti per sconfiggere la fame, le malattie, ora il Covid e un tiranno qual è Lukashenko può dirottare un aereo per ammanettare un giornalista dissidente, se alla Russia quasi riesce  di liberarsi con il veleno di Alexei Navalny, oppositore di regime? Ritenendo leggenda dantesca Inferno, Purgatorio e Paradiso e ottimizzando il ben dell’intelletto laico, come andare oltre, come contrastare le storture dell’umanità, gli egoismi universali, la legge del più forte, con quali Davide sfidare i dannati Golia?  Boh!

Condividi questo articolo

Lascia un commento