DALLA FRANCIA AGLI USA / VENTI DI GUERRA CIVILE

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Militari sul piede di guerra in mezzo mondo. Dalla Francia agli Stati Uniti, generali, ammiragli e anche soldati semplici sono in forte stato di fibrillazione. C’è chi parla di ‘complotti contro le istituzioni’, di ‘guerra civile’, di ‘prossima insurrezione’.

Di tutto e di più.

Partiamo dalla Francia, a quanto pare la pentola più bollente.

Mesi fa un folto gruppo di ufficiali in pensione ha dissotterrato l’ascia di guerra, lanciando un appello di mobilitazione ai cittadini.

Adesso è la volta di un’altra corposa truppa, composta anche da soldati attivi, circostanza da non poco. Il testo del secondo appello – indirizzato a “Ministri, Membri del Parlamento, Ufficiali Generali” – sta circolando molto in rete e fa discutere.

Eccone alcuni passaggi.

“I nostri anziani sono combattenti che meritano di essere rispettati. Questi sono ad esempio i vecchi soldati di cui avete calpestato l’onore nelle ultime settimane. Sono queste migliaia di servi della Francia, firmatari di un appello di buon senso, soldati che hanno dato i loro anni migliori per difendere la nostra libertà, obbedendo ai vostri ordini, per intraprendere le vostre guerre o per attuare le vostre restrizioni di bilancio, che avete insozzato mentre il popolo della Francia li ha sostenuti”.

Non male come incipit.

“Queste persone che hanno combattuto contro tutti i nemici della Francia, le avete trattate come faziose quando la loro unica colpa è amare il Paese e piangere la sua caduta visibile. In queste condizioni spetta a noi, da poco entrati in carriera, entrare nell’arena semplicemente per avere l’onore di dire la verità”.

“Impossibile per noi tacere”, a questo punto, sbottano i giovani militari non (ancora) in carriera.

Rammentano i campi di battaglia che hanno già calcato e dove hanno già assaggiato “il fuoco nemico” (Afghanistan, Mali, Repubblica Centrafricana), ricordano l’Operazione Sentinel cui hanno preso parte, rievocano la marcia del 14 luglio, e poi arrivano al clou: “Questa decadenza l’abbiamo vista in molti Paesi. Precede il crollo. Annuncia caos e violenza e, contrariamente a quanto voi affermate qua e là, questo caos e questa violenza non verranno da un ‘pronunciamento militare’ ma da un’insurrezione civile”.

E aggiungono: “Sì, se scoppia una guerra civile, l’esercito manterrà l’ordine sul proprio territorio, perché gli verrà chiesto di farlo. E’ anche la definizione di guerra civile. Nessuno può desiderare una situazione così terribile, i nostri anziani non più di noi; ma sì, ancora una volta, la guerra civile si sta preparando in Francia e lo sapete perfettamente”.

Più chiari di così.

Passiamo agli States. Dove 124 tra generali e ammiragli in pensione hanno appena firmato una lettera in cui viene sottolineato che gli Usa sono oggi nel mezzo di una ‘lotta esistenziale’ e quindi invitano tutti i cittadini a partecipare alla politica locale e statale.

Ma nel loro messaggio, pubblicato sul sito ‘Flag Officers 4 America’, come si suol dire ‘gettano subito la maschera’: “Siamo in una lotta per la nostra sopravvivenza come Repubblica Costituzionale come in nessun altro momento dalla nostra fondazione nel 1776. Il conflitto è tra i sostenitori del socialismo e del marxismo contro i sostenitori della libertà costituzionale e della libertà”. Ripetizioni e sgrammaticature a parte, si manifesta subito la natura ultra-conservatrice dei generali scesi in campo.

La lettera sostiene che l’opposizione alle proposte di legge che rafforzerebbero la sicurezza delle elezioni ha implicazioni preoccupanti: “L’integrità elettorale – scrivono – richiede di garantire che ci sia un voto legale espresso e contato per ogni cittadino. I voti sono individuati come legali tramite le verifiche approvate dal Parlamento statale. Oggi molti definiscono questi controlli di buon senso ‘razzisti’ nel tentativo di evitare di avere elezioni giuste e oneste”. Boh.

Sul fronte della politica estera nel mirino, a quanto pare, c’è la Cina. “La Cina – affermano – è la più grande minaccia esterna per l’America. Stabilire relazioni di cooperazione con il Partito Comunista cinese li incoraggia a continuare a progredire verso il dominio del mondo, militarmente, economicamente, politicamente e tecnologicamente. Dobbiamo imporre sanzioni e restrizioni per ostacolare il loro obiettivo di dominazione mondiale e proteggere gli interessi dell’America”.

Altre minacce elencate dagli ex militari a stelle e strisce includono il rientro degli Usa nell’accordo nucleare dell’Iran, l’immigrazione clandestina e la sospensione del progetto Keystone Pipeline.

Tra i firmatari dell’appello figurano il vice ammiraglio John Poindexter, che fu vice consigliere per la sicurezza nazionale di Ronald Reagan; il generale dell’Esercito Donald Bolduc, candidato al Senato nel New Hampshire; il generale dell’Esercito William Boykin.

Forse hanno letto in anteprima l’appello e hanno subito provveduto alla bisogna i senatori del Texas, che il 5 maggio hanno approvato un disegno di legge che consente ai cittadini di età superiore ai 21 anni di “portare una pistola nella fondina, apertamente o nascosta, senza alcun permesso”.

Si tratta, secondo i senatori texani, di un “trasporto costituzionale”. E c’è proprio da crederci, visto il senso della ‘Costituzione’ manifestato dalla truppa dei 120 e passa tra generali e ammiragli yankee.

Esultano il governatore texano Greg Abbott ed il suo vice Dan Patrick. Ecco le loro parole: “Siamo orgogliosi che il Senato del Texas abbia approvato oggi la House Bill 1927, il Constitutional Carry Bill, che afferma il diritto di ogni texano all’autodifesa e il forte sostegno del nostro stato al nostro diritto del secondo emendamento di portare armi”.

Alla faccia della limitazione nell’uso delle armi a scopi privati!

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