AFRICA / L’OLEODOTTO KILLER TRA UGANDA E TANZANIA

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Sollevazione internazionale contro la realizzazione dell’oleodotto killer per trasportare il greggio dall’Uganda fino al porto tanzaniano di Tanga.

A protestare con forza sono oltre 260 organizzazioni di tutto il mondo che hanno appena inviato una lettera a 25 istituti bancari, invitandoli a sospendere i loro finanziamenti al progetto ‘East african crude oil pipelane’(EACOP), devastante sotto il profilo ambientale e sociale.

Si tratta di un’opera faraonica, 1.500 chilometri di tracciato che sventra le due nazioni africane. La vogliono a tutti i costi la multinazionale petrolifera francese TOTAL e la compagnia statale ‘China national offshore oil corporation’(CHOOC), che sono in possesso di una licenza estrattiva in Uganda. Secondo i due colossi, solo attraverso la realizzazione del mastodontico oleodotto è possibile esportare il greggio.

Un’operazione da 3 miliardi e mezzo di dollari, 2 e mezzo dei quali devono arrivare proprio dai finanziamenti bancari.

A quanto pare, già sei istituti di credito si sarebbero dichiarati disponibili a ritirarsi dall’operazione: disdette informali, che quindi non hanno ancora il crisma dell’ufficialità.

Più in particolare, si tratta di 22 banche e 3 grosse società di consulenza finanziaria. Queste ultime sono ‘Standard Bank of South Africa’, ‘Industrial and Commercial bank of China’ e ‘Sumitomo Mitsui Banking Corporation’.

Il progetto impatta violentemente contro ben 400 villaggi disseminati tra Uganda e Tanzania. Oltre 14 mila abitanti in questo modo perderebbero la loro terra, centinaia e centinaia di famiglie verrebbero fatte sgomberare e si troverebbero senza una sistemazione.

Secondo le tante associazioni e organizzazioni che si oppongono al progetto, non si verificherebbero solo devastanti impatti sociali, ma verrebbero messe a rischio le biodiversità di una delle aree più ricche al mondo di fauna selvatica. In forte pericolo la riserva naturale ugandese delle ‘Cascate Murchison’: l’area, infatti, nei progetti è destinata a diventare l’epicentro per l’estrazione del greggio. A forte rischio anche il bacino del celebre ‘Lago Vittoria’, che rappresenta oggi la principale fonte d’acqua per 40 milioni di abitanti.

Senza poi contare l’impatto climatico. A pieno regime, infatti, la maxi infrastruttura dovrebbe trasportare oltre 215 mila barili di greggio al giorno, producendo e mettendo in circolo enormi quantità di anidride carbonica.

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