JOHNSON & JOHNSON / I RISARCIMENTI MILIARDARI PER IL TALCO KILLER

Condividi questo articolo

Disco verde sia dalla statunitense Food and Drug Administration (FDA) che dall’europea EMA al vaccino anti Covid di Johnson & Johnson.

Si tratta del terzo di produzione americana (dopo quelli griffati Pfizer e Moderna), destinato ad un grande successo commerciale: soprattutto in virtù del fatto che si tratta di un vaccino monodose.

Ed infatti, le ‘previsioni’ sul fronte dei ricavi già elaborate dagli istituti finanziari (ad esempio Barclays), vedono la big a stelle e strisce in testa alla classifica, con una cifra totale che sfiora i 20 miliardi di dollari per il 2021.

Non basta. Perché Johnson & Johnson si appresta a testare il suo vaccino anche sui neonati.

Una notizia, quest’ultima, che lascia a bocca aperta, letteralmente sbigottiti. Visto che i ‘precedenti’ della nota star farmaceutica, proprio in materia di prodotti per l’infanzia, in particolare il talco, non sono certo incoraggianti.

Procediamo con ordine.

Ai primi di marzo la società rivela i suoi piani per testare il vaccino monodose sui neonati, le donne incinte e gli immunocompromessi. Secondo il ‘New York Times’, tale piano ha già incontrato l’approvazione da parte di Ofer Levy, direttore del ‘Precision Vaccines Program’presso l’Harvard Boston Children’s Hospital e membro del comitato consultivo della FDA.

Un portavoce di Janssen Biontech, la società partecipata da Johnson & Johnson, subito conferma che l’azienda vuole estendere gli studi clinici prima ai ragazzi di età compresa tra i 12 e i 18 anni, e subito dopo ai neonati, quindi a donne incinte e immunocompromessi.

La filosofia aziendale ricalca le linee guida espresse da Bill Gates, il miliardario-filantropo impegnato in prima fila sul fronte dei vaccini. Secondo un reportage di ‘The Defender’ dello scorso febbraio, Gates “ha posto le basi per una spinta pediatrica lo scorso anno, dichiarando il suo desiderio di rendere i vaccini Covid parte del programma di vaccinazione neonatale di routine, nonostante il fatto che il 99,997 per cento dei giovani di età compresa tra 0 e 19 anni sopravvive al coronavirus, senza

alcun sintomo o al massimo con sintomi lievi”.

Del resto, anche uno studio pubblicato sull’European Journal of Pediatrics ha mostrato che “solo un raro sottogruppo di bambini, con gravi condizioni mediche di base, ha subito il ricovero in ospedale, o peggiori conseguenze, per il Covid”.

Passiamo ai pesanti precedenti legali a carico di Johnson & Johnson.

E’ ancora fresca fresca – risale al 2018 – la condanna della star farmaceutica a sganciare 4,7 miliardi di dollari per risarcire migliaia di persone colpite da cancro in seguito all’utilizzo dei suoi prodotti. Un diluvio da oltre 9.000 cause, infatti, è piombato sull’azienda. Imputato numero uno il talco, compreso quello per bambini. Ma la gran parte dei contenziosi sono stati sollevati da donne che si sono poi ammalate di cancro alle ovaie per l’uso, appunto, del ben noto borotalco.

Un’indagine della autorevole agenzia di stampa tedesca ‘Reuters’ ha fatto venire a galla che i vertici dell’azienda erano ben consapevoli di una circostanza base: ossia il talco per bambini conteneva amianto, che causa il mesotelioma, uno dei tumori polmonari più gravi.

Ma se ne sono abbondantemente fregati, quei vertici aziendali, perché erano solo intenti a rastrellare profitti.

Un solo esempio, quello della famiglia Fox. Dopo la morte della madre Jackie, a 62 anni, il figlio ha intentato causa e ha ricevuto una cifra record, 10 milioni di dollari come risarcimento effettivo e 62 milioni come risarcimento punitivo. Nel corso di un’udienza del febbraio 2016, il legale della famiglia, Allen Smith, ha affermato che l’azienda dava “più valore ai guadagni che alle vite umane”.

Forse diventa improvvisamente umanitaria, scrupolosa e misericordiosa adesso, Johnson & Johnson, con i suoi vaccini anche per i neonati?

Condividi questo articolo

Lascia un commento