‘Pandemizzati’ perché: mistero dei misteri

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L’imperfezione del creato è certificata da innumerevoli errori ed omissioni e l’ostinazione delle religioni, di ognuna di esse, che attribuisce a un dio le meraviglie dell’Universo, e magnifica l’onniscienza che l’avrebbe avrebbe generato, fatica se deve rispondere ai mille perché laici. Uno degli angosciati interrogativi è di viva attualità: i poteri illimitati della creazione, il presumibile possesso delle capacità di prevedere il futuro e le sue letali distorsioni, non erano forse nella felice condizione di impedire, al pari di altre mille iatture dell’umanità, la falcidia dell’umanità provocata dalla micro, aggressione di un virus? Lo scettiscismo della ragione estende i sospetti sui misteri del cosmo, che l’onestà intellettuale delle eccellenze in ogni campo della scienza riconduce al categorico “non so”, assolve le teorie degli agnostici e contemporaneamente scagiona la figura dogmatica di un ‘padre eterno’ che avrebbe provato il sadico piacere di illudere l’umanità donandole luoghi strabilianti come paradisi terrestri, ma negando al tempo stesso le condizioni per goderlo in salute, in pace e in letizia.  La storiella del ‘libero arbitrio’ somiglia troppo alla toppa che ripara alla meglio uno strappo.

Certo, la pandemia, unico caso di ‘par condicio’ mondiale, perché non distingue povertà e ricchezze, è in questo tunnel che non ci fa scorgere la luce e ottunde ogni altra angosciosa percezione di esseri viventi su cui incombono mali incurabili, disastri ambientali,  dittature, cento motivi di infelicità, parzialmente compensati dall’amore, per chi lo pratica, dalla saggezza che premia il rispetto degli altri e induce a solidarietà, da casi di eroico altruismo e perfino dalla serenità se la scelta di vita è di comportamenti irreprensibili per convinzione, dunque di estraneità al ‘peccare  che fa, tanto mi pento e vado in paradiso’.

Restano una rarità le chance di accettare con ragionevole rassegnazione il peggio della condizione terrena: è impossibile provare indifferenza se il sistema mediatico ricorda la tragica statistica di un bimbo che nel mondo muore ogni quattro minuti secondi (e chi potrebbe evitarlo finge di non saperlo, perciò non fa niente), se la Terra corre il rischio di essere spazzata via dall’impatto non evitabile con una meteora, se mezzo mondo è un girone infernale per l’egoismo dell’altra metà.

Capisco, certo, per chi ha fede in una delle supreme entità che abitano i testi sacri delle religioni, queste righe desteranno indignazione, che merita una risposta non di comodo. D’altra parte, la differenza tra laicità e religiosità è di agevole definizione. I laici privi di pregiudizi riconoscono la fondamentale funzione sociale della fede, la sua salvifica capacità di rifugio per sofferenze e dolori, di viatico per il sentimento positivo della speranza nell’aldilà; spesso non avviene il contrario, per mancato rispetto di chi, appunto, come gran parte della scienza e della filosofia, all’impossibile ricerca dei misteri del creato affida la razionalità di un semplice ‘non so’

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