MONI OVADIA / UNA SINFONIA PER GIORGIA

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Pe fa’ rispiett a mogliereme me taglio ‘o cazzo”. Che tradotto vuol dire: “per far dispetto a mia moglie mi taglio il cazzo”.

Sembra aver imparato bene il detto napoletano anche Moni Ovadia, uno dei pezzi forti tra gli intellettuali di sinistra, marxista e antifascista fino al midollo.

E fino a ieri.

Fa rumore, infatti, il suo fresco endorsement pro Giorgia Meloni, che si può quindi rifare subito con gli interessi dopo gli insulti del docente universitario senese.

Un ragionamento che sulla carta non fa una piega, quello griffato Ovadia; ma che dall’altra fa proprio rima con il proverbio partenopeo.

Ecco la frase hot: “Meglio lei di questo Pd”.

E poi, in una lettera al Fatto, spiega. “Mi rincresce se hanno potuto pensare che io apprezzassi le idee di Giorgia Meloni e me ne scuso. Ho premesso che di quelle idee io sono all’opposto in quanto marxista e antifascista. L’iperbole è stata un’iper-reazione al dilagante conformismo, servilismo e retorica che caratterizza da troppi anni il mediocre teatrino politico con molta stampa al rimorchio. Il segretario di un partito che si definisce di centrosinistra (Nicola Zingaretti, ndr) ha imbarcato nel proprio Gotha Barbara D’Urso. In un simile desolante contesto, le capacità politiche, ribadisco, politiche, della leader di Fratelli d’Italia, emergono per coerenza, per adesione alle proprie idee e per capacità di argomentazione. Questo non è un problema per Giorgia Meloni, è un problema per la cosiddetta sinistra che si è estinta in un centro pseudo-moraleggiante, con la capziosa pretesa di salvare l’Italia”.

Forse c’è anche tempo per un ripescaggio del camerata Fini.

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