ESPULSI 5 STELLE / SI RIFUGIANO NELLA TANA DI ANTONIO DI PIETRO?

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Dalla padella nella brace.

E’ il destino che attende la pattuglia (o una sua parte) di espulsi dai 5 Stelle, a caccia di una collocazione parlamentare. Avrebbero infatti bussato a casa Di Pietro. Sì, di don Tonino, l’ex pm senza macchia e senza paura. Il simbolo di ‘Italia dei Valori’ esiste ancora: quindi perché non utilizzarlo come rifugio?

Per molti si tratterebbe di un ritorno all’ovile. Viste le origini del Movimento e visti gli stretti legami intercorsi non solo tra il pm e Beppe Grillo, ma anche con Roberto Casaleggio, quando i pentastellati dovevano cominciare il loro volo.

Ma farebbero bene, gli espulsi, a ricostruire meglio la story di don Tonino.

Che la Voce ha più volte rammentato ai lettori. Soprattutto attraverso la rilettura di due volumi che meglio di tutti hanno ricostruito lo sfascio di questa nostra povera Italia. “Italiopoli” firmato da Oliviero Beha e “Corruzione ad alta velocità” scritto a quattro mani da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato.

Beha è stato il primo giornalista italiano a scoprire il vero volto della Italia dei Valori Immobiliari, dettagliando per filo e per segno le acrobazie di ‘Antocri’, la sigla-scrigno tanto cara al pm.

In ‘Corruzione ad Alta velocità’, invece, venivano ricostruite in modo minuzioso le non-inchieste sul mega business della TAV, insabbiamenti compresi. Primo fra tutti quello messo a segno proprio dal pm prima di abbandonare la toga.

Era la storia di Francesco Pacini Battaglia, l’Uomo a un passo da Dio che sapeva tutto, sia sugli affari TAV che sulla maxi tangente Enimont: ma non ha mai parlato. Perché il suo inquirente, il magistrato dal guanto di ferro, quella volta irritualmente usò il guanto di velluto. E si fece ‘scappare’ la facile preda. Affidandone la difesa a un suo (di don Tonino) caro amico avvocato, lo sconosciuto avellinese Giuseppe Lucibello.

Poteva essere il primo capitolo di una seconda Tangentopoli, ma tutto finì a tarallucci e vino. E il tribunale di Brescia assolse l’imputato Di Pietro per tante altre storie ‘anomale’ perché pur gravi sotto il profilo morale, professionale, deontologico, non lo erano – secondo loro – sotto quello penale.

Ma don Tonino è sempre stato – e ora torna ad essere – candido come un giglio…

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