Punti di vista

Condividi questo articolo

Ogni giorno, da anni, un articolo, una vignetta, un disegno o un quadro, la lettura di quotidiani e libri, di tv news on line, messaggi da smartphone: ma di che lamentarsi se la cervicale duole, e la schiena pure, se la digestione è lenta, l’anca fa zoppicare, l’udito non più quello di una volta e la memoria tira brutti scherzi?

Un anno di reclusione volontaria, frequentazione zero di amici, eventi, abiura di ristoranti e gite fuori porta, dei quattro passi sul lungomare, di teatri e cinema, concerti; rinvii sine die degli accertamenti sanitari, della visita oculistica. Alex, Luca, Marcella e Stefan, l’ultimo abbraccio nel ridente Sussex è del lontano Natale 2019; infranta la consuetudine degli incontri ‘una volta da me, una da te’, tra amici ‘burracari’, pretesto per chiacchiere e cene tra una manche e l’altra del gioco universale.

Ma poi, hai sfiorato a più riprese il rischio depressione, nel capace armadietto con la croce rossa del Pronto Soccorro è fitta la convivenza maniacale di mascherine P1, P2, P3, chirurgiche, trasparenti, di visiere, guanti usa e getta, varianti di amuchine, spray alcolico, integratori teoricamente attivi nel potenziamento delle difese immunitarie, di energizzanti, ansiolitici, termometri, misuratori di pressione e della capacità polmonare; è approssimativo il taglio domestico dei capelli, che ‘per favore, ci provi tu?’, accompagna la richiesta reciproca moglie-marito, vige la spesa on line, ogni giorno si svolge il compito della  la doppia messa in moto delle due auto, ferme per così tanto tempo da rischiare l’agonia e la morte delle batterie; inventi la meticolosa, laboriosa, noiosissima sistemazione alfabetica per autore delle migliaia di libri che nel tempo hai disorganicamente collocato in doppia fila nelle mensole, sicché  non trovi mai quello da consultare; venti, trenta volte al giorno lavi le mani per il tempo che richiede canticchiare  “perché ti voglio bene, tanto bene, perché ti voglio bene, tanto bene…bene da morir…”.

Ogni cosa imposta dal ‘protocollo’ sicurezza occupa lo schema del grande puzzle, che completato con l’ultima tessera, si raffigura come mappa delle lamentazioni e include i settori ‘noia, insofferenza, rabbia, ribellione, rassegnazione’, ingiurie contro gli dei inoperosi, evidentemente inadempienti, distolti dal compito celeste di tutelare i terrestri.

Ma ieri, oggi, domani, sono giorni ‘altri’, del pentimento, della penitenza, della percezione, che quanto raccontato per sommi capi della sciagurata pandemia, sia un esemplare atto di autoaccusa. Perché Giuseppe, Maria, Hamed, Babikar, Li Wang…, oggi mangiano perché esistono la Caritas, il banco alimentare, il recupero sociale degli sprechi di cibo; perché tanti, troppi, possono curarsi se si risponde ‘sì’ al messaggio di solidarietà che chiede di adottare il gesto fantastico del ‘caffè, della pizza pagati’, ed esportarlo, di lasciare in farmacia un ‘medicinale pagato’, per chi non se lo può permettere. Perché a mezzo mondo è preclusa la tutela del vaccino anti Covid, perché in mezzo mondo, nella quasi totale indifferenza,  un bambino muore di fame o di malattie ogni quattro secondi e tanti altri sopravvivono con i loro corpi scheletrici frugando tra le montagne di rifiuti; perché nella stessa città che abiti, c’è qualcuno che ci lascia la pelle per il freddo, per mali non curati, fame non contrastata; perché noia, sintomi di depressione, rinunce ai privilegi abituali, si rivelano nella loro dimensione di inezia se osservati con la lente d’ingrandimento delle diseguaglianze, che rendono gran parte del Pianeta un inferno in terra.

Condividi questo articolo

Lascia un commento