HCQ / OK ANCHE DALL’AMERICAN JOURNAL OF MEDICINE

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Non solo il prestigioso ‘British Medical Journal’. Adesso anche l’‘American Journal of Medicine’ sottolinea la grande importanza delle cure tempestive per combattere il coronavirus.

Un vero endorsement verso l’idrossiclorochina, che fino ad oggi in Italia è stata del tutto snobbata, anzi caldamente sconsigliata dall’Agenzia Italiana del Farmaco, che ne ha combinate di cotte e di crude in questi mesi, come dimostra anche l’ultima giravolta sul vaccino di AstraZeneca. C’è poi voluta una ordinanza del Consiglio di Stato emanata a dicembre per sbugiardare AIFA e consentire a tutti i medici di famiglia l’uso dell’idrossiclorochina come primo presidio farmacologico anti Covid.

Ma torniamo alla rivista scientifica a stelle e strisce. Una lunga inchiesta del numero di gennaio, firmata da 23 accademici (tra cui anche docenti delle Università di Siena e di Torino), raccomanda l’uso di HCQ sotto controllo medico. Ma anche l’uso di azitromicina e di zinco.

L’idrossiclorochina – viene specificato – è un antimalarico con proprietà antinfiammatorie e – se somministrata subito, alla comparsa dei primi sintomi, come la febbre alta – può ridurre la progressione della malattia, prevenire l’ospedalizzazione e portare ad una riduzione della mortalità.

L’azitromicina è un antibiotico che ha proprietà antivirali: un alleato contro le infezioni batteriche delle vie respiratorie.

Lo zinco è un noto inibitore della replicazione del Covid; e “gli studi clinici sulle pastiglie di zinco nel comune raffreddore hanno dimostrato riduzioni della durata e della gravità dei sintomi”.

 

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