ASTRAZENECA / L’ATTACCO DEL ‘NEW YORK TIMES’

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Le colossali bugie del colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca stanno esplodendo negli Stati Uniti.

A svelarne i clamorosi contorni – giocati sulla pelle di tutta la gente – è l’autorevole ‘The New York Times’, che fa una radiografia impietosa di tutti gli “errori, irregolarità e omissioni” compiute dalla star di Big Pharma.

Un mondo come un altro per spianare la strada ai concorrenti di AstraZeneca, che sono proprio le statunitensi Pzifer e Moderna?

Chissà.

Fatto sta che il j’accuse del quotidiano a stelle e strisce è pesantissimo.

Secondo il giornale, infatti, “scienziati ed esperti del settore hanno affermato che l’errore (sull’efficacia del vaccino, ndr) e una serie di altre irregolarità e omissioni, nel modo in cui AstraZeneca ha inizialmente divulgato i dati, hanno eroso la loro fiducia nell’affidabilità dei risultati”.

“Penso che abbiano davvero danneggiato la fiducia nel loro intero programma di sviluppo”, arriva a sostenere Geoffrey Porges, l’analista della banca di investimenti SVB Leerink intervistato dal New York Times.

Lo stesso quotidiano commenta: “A seconda dell’intensità con cui sono state somministrate le dosi, il vaccino sembrava efficace al 90 o al 62 per cento. L’efficacia media, hanno detto gli sviluppatori, era del 70 per cento. Quasi immediatamente, però, sono sorti dei dubbi sui dati. Il regime che sembrava essere efficace al 90 per cento si basava su partecipanti che ricevevano una mezza dose di vaccino, seguita un mese dopo da una dose piena; la versione meno efficace prevedeva un paio di dosi piene. AstraZeneca ha rivelato nel suo annuncio iniziale che meno di 2.800 partecipanti hanno ricevuto il regime di dosaggio più piccolo, rispetto ai quasi 8.900 partecipanti che hanno ricevuto due dosi complete”.

Numeri al lotto.

Da qui il crollo della credibilità del suo vaccino.

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