SOLVAY / ALLERTA PFAS NELL’IMPIANTO DI ALESSANDRIA

Condividi questo articolo

Grossi guai per Solvay Speciality Chemicals, a causa del PFAS utilizzato nelle sue produzioni. Una lunga storia i cui nodi vengono solo ora al pettine.

Cominciamo dall’inizio.

Quindici anni fa il colosso DuPont è condannato a pagare oltre 10 milioni di dollari, una multa inflitta dall’Ente per la Protezione dell’Ambiente negli Stati Uniti: aveva usato il tossicissimo PFOA per il suo TEFLON.

Proprio nello stesso anno, il 2005, i vertici di Solvay prendono una decisione: al posto del PFOA, utilizziamo il PFAS, che è meno tossico.

Un’idea, però, sballata. Perché nel giro di pochi anni analisi e ricerche dimostrano che tra PFOA e PFAS c’è ben poca differenza: tossico l’uno e tossico anche l’altro.

Lo dimostrano accurati studi condotti, ad esempio, sui ratti: vengono evidenziati, dai test, problemi epatici, riproduttivi e alti livelli di tossicità polmonare.

E cosa pensano di fare, a quel punto, i vertici di Solvay? Insabbiare tutto, nascondere i risultati di quelle analisi, fare come se nulla fosse mai successo.

Ma le magagne sono man mano venute alla luce, grazie all’impegno dell’Environmental Working Group (EWG), che ha puntato i riflettori sulle due varianti della sostanza chimica sostitutiva, ossia il ‘Cloroperfluoropolietere’, una denominazione lunghissima che significa una sola cosa: tossicità.

Il presidente di EWG, Ken Cook, accusa senza mezzi termini Solvay di aver tenuto segreti quei dati. Trasmette i risultati delle analisi all’Agenzia di Protezione Ambientale statunitense, che commina alla società una multa da 434 milioni di dollari.

Oltre 200 milioni di cittadini americani possono essere stati contaminati; per questo motivo il numero dei contenziosi potrebbe man mano moltiplicarsi: proprio come successe con la class action che investì DuPont, e che si è conclusa in sede giudiziaria solo tre anni fa con i maxi risarcimenti ai parenti delle tante vittime.

Ma anche l’Italia non se la passa bene. Visto che lo stabilimento di Solvay di Spineta Marengo, in provincia di Alessandria, sta dando dei problemi.

Proprio giorni fa, a metà gennaio, sono state registrate preoccupanti fuoruscite di gas dallo stabilimento.

Ciò ha allarmato il ‘Comitato Stop Solvay’ che ha subito annunciato: “Occorre sospendere la produzione PFAS, effettuare uno screening sulla popolazione della provincia di Alessandria, bonificare tutta l’area e monitorare i pozzi”.

Condividi questo articolo

Lascia un commento