C’era una volta

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È lontano il 1921, avvolto nelle nebbie di ricordi nostalgici, di reminiscenze drogate e letture sentimentali, di storia indagata con eccessi di pura  passione politica e sentenze giustizialiste fuorvianti, che vivisezionano un evento epocale con l’imperfetto senno del poi, in larga misura con dissennata iper censura e interpretazioni opache, infinitamente distanziate da vicende di problematica  interpretazione, che tende a celebrare i cento anni dalla nascita del Pci nell’ambito quasi privato, di eredi inadempienti  del testamento politico archiviato con successive involuzioni. In abituale corsa contro il tempo, la penna telematica di storici e specialisti di quotidiani e case editrici, celebra i cento anni che separano i residui attivi di deviazionisti, dalla rivoluzione comunista dell’Italia in balìa di ‘padroni delle ferriere’. Come per il coccodrillo (nel gergo dei giornali s’intende la nota già pronta per raccontare la morte di persone celebri) il mondo dell’informazione aveva in serbo, pronti per la pubblicazione, articoli e libri celebrativi dei cento anni dalla nascita del Pci. È un apprezzabile esercizio, un riconoscimento, un medaglia al valore, un rituale, pari all’omaggio reso all’eroismo del ‘milite ignoto’, è  concomitante con il recupero di immagini e racconti dei ‘padri del partito comunista italiano, di momenti esaltanti di popolarità e di debacle, di scissioni e riconciliazioni. È un giorno speciale per i social, per quelli che si attivano con la nascita e inviti all’adesione del “Nuovo Partito Comunista”, per chi pensa l’emblematico ‘poi dice che uno si butta a sinistra’, per chi, deluso dal degrado degli eredi del Pci, che flirtano con chicchessia per compensare con entréè ideologicamente incompatibili il deficit di consensi, propone on line resurrezioni del comunismo dilapidato dalla sequenza di svolte culminate nel ‘migliorismo socialdemocratico’. Dice il qualunquismo italico: “Il comunismo? Dittatura sanguinaria, libertà negate, potere dei burocrati”. Induce alla domanda, da sempre inevasa: “Ma il Pci, che c’entra se il suo comunismo è stato l’opposto dello stalinismo?”

Nel deporre una corona di fiori sul sacrario virtuale del Pci che fu, chi rappresenta la sua copia sbiadita, in nulla o quasi sovrapponibile all’originale, legittima lo spregiudicato distanziamento dal suo passato e  delega a Francesco il mandato di papa pastore ‘marxista’ delle anime,  infligge depressioni parallele: cioè, da insulti Covid e da battute di caccia per miscelare nel calderone di Pd, e soci del sodalizio con i 5Stelle frammenti di centrismo, da sottrarre al progetto semi-segreto di Renzi ‘Pierino la peste”, che ipotizza di tornare protagonista,  con la resurrezione a sua guida di un ‘centro’ demo-nonché cristiano.

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