Responsabili costruttori

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Finirà come finirà, ma quasi certamente non con il ricorso al rebus delle urne aperte prima del tempo, come invoca il disfattismo della destra e nessun altro, perché l’incognita della posta in palio, la riconquista degli scanni di Montecitorio e Palazzo Madama decimati dalla ghigliottina, che ne ha ridotto drasticamente il numero, terrorizza molti deputati e senatori. Di qui la quasi certezza di trovarci nella fase finale delle trattative per la soluzione incruenta della crisi aperta da Renzi, accreditato number one della supponenza dei politici con vocazione alla visibilità politicamente ben remunerata. L’‘italo-vivaista’ dimostra insofferenza, manifesta incontrollati empiti di gelosia del protagonismo accumulato da Conte nei due step dell’esecutivo a sua guida e rabbiosa ostilità per la riconosciuta laboriosità del premier a cui lo ha costretto la pandemia. Non fosse cosa serissima, susciterebbe ilarità la machiavellica imperfezione della nostra democrazia, che in tempi ridotti all’osso della gestazione, partorisce neonati di gravidanze assistite e li battezza con aggettivi fantasiosi quanto allusivi: ‘responsabili’, ‘costruttori’.

Per rianimare rapidamente la maggioranza del post governo gialloverde, il problematico bilateralismo Pd-5Stelle sembra giovarsi di utile sinergia con l’autorevolezza al massimo livello di Mattarella, al fine di ottenere in  terapia intensiva il salvataggio del governo. Al capezzale del Conti bis sono in lizza per questo forzoso soccorso i ‘salvatori della patria’ del pronto soccorso, specialisti del ‘volontariato a prescindere’, uomini e donne buoni per tutte le stagioni, garantisti di continuità della legislatura in corso, a tutela della risposta ‘presente’ all’appello di Camera e Senato, dei privilegi non solo ‘salariali’ che elargiscono. In questa scenografia si rappresenta la buona  probabilità di scongiurare la iattura di una paralisi di governo che infliggerebbe all’Italia  devastanti inadempienze su temi scabrosi come la lotta al Covid e il più appropriato investimento delle risorse europee. L’obiettivo di far ingoiare il rospo della crisi a chi lo ha tirato furori dallo stagno non è poi difficile da centrare. Basta concludere in fretta lo stand by provocato dall’esodo di Italia Viva dalla maggioranza e lasciarsi alle spalle il tratto buio del tunnel che Renzi ha costretto a imboccare, con l’intento di guadagnare il proscenio della politica e scrollarsi di dosso il ridicolo due percento, o poco più, di cui gli fanno credito i sondaggi. Allora, occhi bendati e tappi nelle orecchie: in chiave machiavellica, a fin di bene per l’Italia, l’emarginazione tout court del velleitario esibizionismo del fondatore di ‘Italia Viva’, oramai semi morta’, di una mente offuscata dal responso dello specchio delle sue brame, che alla domanda ‘chi è il più ganzo?’ avrebbe evitato di rispondere per non mandarlo in depressione. Allora un sì, certo, senza entusiasma, all’operazione Conte ter, anche se con  ‘l’aiutino’ di chi ci sta, se di provenienza extra governativa e comunque sì a ogni altra soluzione in continuità con l’esecutivo che sta lavorando per dettagliare le linee guida, ottimizzare l’utilizzo dei fondi europei in arrivo e nel futuro prossimo per combattere al meglio  a guerra al Covid.

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