ARTICO / VIA LIBERA ALLE TRIVELLAZIONI KILLER ?

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Non tanto le pagliacciate organizzate a Capitol Hill, con ogni probabilità abbondantemente ‘infiltrate’.

Sulla coscienza di Donald Trump pesa molto di più una delle peggiori decisioni che potesse essere mai presa in tema ambientale, sul fronte Artico.

L’amministrazione uscente, infatti, a fine anno ha messo all’asta i diritti di trivellazione in un’area dell’Artic National Wildlife Refuge, un’immensa superficie che ospita diverse specie animali protette, tra cui orsi polari (che vi arrivano per costruirsi le tane in cui partorire), lupi e caribù.

Se da un lato Bill Gates presenta le sue ricette ambientaliste forse peggiori del male, l’esecutivo Trump non ha certo brillato per illuminate iniziative pro ambiente: anzi, gli Usa negli ultimi quattro anni hanno compiuto enormi passi indietro sul fronte delle politiche ambientali e della transizione energetica.

L’ultimo esempio è proprio la messa all’asta dei diritti di perforazione petrolifera di una vasta area dell’Artic Refuge, un’area naturale protetta collocata nella zona nord orientale dello stato dell’Alaska.

Si tratta del più grande dei sedici rifugi naturali dell’Alaska, esteso su una superficie di quasi 80 mila chilometri quadrati: in pratica l’ultima riserva selvaggia di tutto il Nord America.

E l’ultimo paradiso per gli orsi polari, che rischia di trasformarsi in un progressivo incubo, visto che già da tempo sono costretti a spostarsi sulla terraferma per il progressivo innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci marini.

Ebbene, a poche settimane dall’abbandono della Casa Bianca, Trump ha rotto quei delicati equilibri ecosistemici decidendo di vendere al miglior offerente i diritti di perforazione per la durata di dieci anni in oltre un milione di acri del Rifugio (il 5 per cento dell’area totale).

Superfici dorate, secondo non pochi esperti, visto che le perlustrazioni potrebbero portare alla scoperta di nuovi giacimenti, come quello di Prudhoe Bay, il più grande giacimento petrolifero di tutta l’America del Nord, localizzato ad ovest rispetto all’Artic Refuge.

Una possibile manna dal cielo, per lo stato dell’Alaska. Le entrate derivanti dai contratti stipulati con le compagnie petrolifere, infatti, sono una voce base per le casse pubbliche, che oggi si traducono in circa 1.600 dollari annuali nelle tasche dei suoi abitanti, con potenzialità estrattive che vengono addirittura stimate in 11 miliardi di barili di greggio: una cifra record.

Fino a questo momento, però, non si sono viste offerte d’acquisto per le concessioni.

Forse le compagnie stanno in campana, in attesa che la bufera post presidenziali passi e quindi capire come si orienta l’esecutivo Biden?

Su tutta la vicenda i gruppi ambientalisti e le comunità indigene locali, che da decenni si battono per salvare l’area, sono pronte a scendere di nuovo sul piede di guerra, puntando a far valere in tribunale le loro ragioni.

E la patata ‘ghiacciata’ finirà certo sul tavolo di Biden. Il quale ha appena nominato Deb Haaland per il ruolo di segretario degli Interni, la quale si è più volte detta contraria alle trivellazioni nell’Artic Refuge.

Saprà resistere alle sirene petrolifere e ai mega interessi dei trivellatori, salvando l’ambiente e i suoi abitanti?

 

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