GIUSEPPE FAVA / AMMAZZATO DALLA MAFIA 37 ANNI FA

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La sera del 5 gennaio 1984 veniva ammazzato dalla mafia Pippo Fava, giornalista, scrittore, drammaturgo e soprattutto in prima linea per denunciare le connection tra i vertici di Cosa Nostra e alcuni imprenditori eccellenti che dominavano la scena sul fronte degli appalti in Sicilia.

Ha fondato e diretto per anni il mensile ‘I Siciliani’, il punto di riferimento per chi nell’isola lottava in concreto contro la piovra mafiosa. Negli anni seguenti tra ‘I Siciliani’ e la Voce si sviluppò una intensa collaborazione. Tra le giovani, coraggiose firme sulle colonne della Voce – che era tornata nelle edicole proprio nel 1984 – spiccava quella di Miki Gambino, autore di svariate inchieste sui famigerati Cavalieri dell’Apocalisse mafiosa (uno dei temi forti seguiti da Pippo Fava) e sui rapporti tra Cosa Nostra e la camorra.

Tra i filoni allora seguiti da Gambino, anche la presenza degli stessi Cavalieri catanesi in alcuni grossi consorzi per la ricostruzione post terremoto in Campania.

Ma torniamo all’omicidio Fava. Pippo fu ucciso a Catania, a poca distanza dal Teatro Stabile. Aveva 59 anni. I rappresentati della Sicilia politica del tempo disertarono i suoi funerali.

Passiamo ai processi. Nel 1998 il processo ‘Orsa Maggiore 3’ si conclude con le condanne all’ergastolo per il boss Nitto Santapaola, ritenuto il mandante, Marcello D’Agata e Francesco Giammuso (organizzatori) e Aldo Ercolano, il killer insieme al reo confesso Maurizio Avola.

Nel 2001 la Corte d’Appello di Catania conferma le condanne per Santapaola ed Ercolano, mentre assolve D’Agata e Giarrusso.

Nel 2003 la Cassazione conferma le precedenti sentenze a carico di Santapaola e Ercolano, mentre Avola è condannato a 7 anni.

Due i pentiti sulle cui confessioni si è basato gran parte dell’andamento processuale: Luciano Grasso e Maurizio Avola.

Quest’ultimo spiegò che Santapaola aveva voluto fare un gran favore, con l’omicidio del giornalista scomodo, ad “alcuni imprenditori catanesi” e a Luciano Liggio: avrebbe, in sostanza, agito per conto loro.

Ma nessun processo mai ha accertato (o voluto accertare) l’identità dei mandanti di più alto livello.

Per saperne di più della storia di Giuseppe ‘Pippo’ Fava e dei processi penali, potete consultare il portale di “Ossigeno per l’Informazione”, alla voce “Cercavano la verità” (www.giornalistiuccisi.it).

Rammentiamo che Ossigeno per l’informazione è stato fondato ed è animato da Alberto Spampinato, fratello di un altro coraggioso giornalista ammazzato dalla mafia, Giovanni, cronista dell’Ora di Palermo.

Ossigeno monitora quotidianamente le minacce e le aggressioni ai giornalisti scomodi; non solo, ma assiste anche sotto il profilo legale i giornalisti oggetto di intimidazioni per via giudiziaria, ossia raggiunti da querele (spesso e volentieri temerarie) e richieste di risarcimento in sede civile.

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