Scusa Ringhio

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Mille, anzi un milione di scuse a Gattuso, all’uomo generoso, simbolo di grinta positiva e di tanta esperienza, prima da calciatore, poi in panchina, ora alla guida della squadra di Insigne, Ciro Mertens, Koulibaly. Con un occhio bendato e l’espressione di chi sta male, patisce e non da ieri una grave patologia, la sindrome cronica autoimmune, miastenia oculare, che indebolisce i muscoli degli occhi e delle palpebre. La soffre da quando ne avvertì i sintoni e disse: “In campo vedevo sei Ibrahimovic e sei Nesta. Continuai a giocare, ma quando sono entrato in tackle su Nesta ho capito che non potevo giocare più”. Addolora sapere che per questo male non c’è una terapia risolutrice, che si possono solo attenuare i sintomi. In questi giorni Ringhio lo ha rivelato, con il coraggio che gli è riconosciuto. Le sue parole: “È da un mese che girano voci che muoio, ma tranquilli, non muoio. Vedere doppio è una grossa difficoltà e da non sono me stesso”. Che non fosse il Ringhio di sempre lo abbiamo tutti visto a bordo campo, un occhio coperto da una benda nera e insoliti occhiali. Senza conoscere il perché abbiamo azzardato l’ipotesi che qualcosa avesse incrinato il rapporto con la squadra, irriconoscibile nelle sfide con Milan Lazio e Torino, per atteggiamenti rinunciatari, lentezze inconsuete, quasi svogliatezza. I motivi di mediocri prestazioni sono certamente altri. Di qui le scuse per aver addebitato a errori tecnici la perdita dello smalto esibito con la travolgente vittoria sull’Atalanta. Gattuso, nella fierezza di una personalità sicuramente rocciosa, per niente incline all’autocommiserazione, ha solo accennato a un significativo “È duro vedere con un solo occhio, che non è neppure al cento per cento”.

È ingrata la sentenza sulla natura del suo male, privo com’è di possibilità di guarigione. La dura constatazione induce a esprimere sincera solidarietà al tecnico, oltre il ‘milione’ di scuse. In accordo con questo sentimento dovrebbero scusarsi anche i suoi giocatori, per non avergli dimostrato sul campo solidarietà con prestazioni insufficienti, nel momento più critico della sua presenza nel mondo del calcio, a cui ha dato tutto sé stesso da calciatore e da allenatore. Non è dato sapere se la ‘punizione’ del ritiro, perché di questo si tratta, inutile zuccherare la pillola, prima del match con il Torino, l’ha decisa la società o Gattuso. Ognuna delle ipotesi, come ha dimostrato il gioco molto modesto espresso contro gli uomini di Giampaolo, non ha potere di convincimento per fornire un maggiore impegno nella partita successiva. Escludere i giocatori calciatori dall’abituale contesto familiare, anche se il ‘ritiro’, per niente spirituale, è prassi consolidata nel mondo del football, in molti casi indispettisce e ottiene probabilmente l’effetto contrario.

Con le scuse, per qualche critica di troppo su tempi e scelte dei cambi, ma specialmente per non aver considerato la sua condizione fisica e conseguentemente mentale, gli auguri a mister Ringhio di ottenere benefici, almeno sui sintomi della maledetta miastenia oculare e perché torni presto, al massimo dell’efficienza, intelligente gladiatore alla guida degli azzurri. È vivo il ricordo delle frasi del tecnico del Napoli intervistato nel dopo partita con il ‘toro’: “I ragazzi probabilmente hanno sofferto anche a causa mia. Ho vissuto giorni molto difficili e li ringrazio per essermi stati vicini”. Il tecnico del Napoli, al termine della partita con il Torino, ha parlato anche delle sue condizioni di salute: “Non sono me stesso. Ho un problema all’occhio, una malattia immune, e ho vissuto giorni molto difficili. Solo un pazzo come me può stare in piedi”. Applaudita dal ministro dello sport Spadafora, una sua frase di forte significato, a proposito dell’occhio bendato: “Mi appello ai ragazzini che non si vedono belli. La vita è bella comunque e bisogna affrontarla senza paura, senza nascondersi”. L’auspicio è che i suoi giocatori confermino sul campo la solidarietà, anche grazie all’abbrivio della sentenza che restituisce al Napoli il punto di penalità in classifica e propone che il duello con la Juve avvenga sul terreno di gioco.

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