Maradona / Onore e Giustizia ad una vita rivoluzionaria nel libro di Angelo Pisani

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Un canto d’addio per l’amico che se ne va, così, senza nemmeno potersi salutare l’ultima volta. Sì, un saluto appassionato, il ricordo delle battaglie condotte insieme e delle esaltanti vittorie in tribunale, dopo anni di agguati, sofferenze, lacerazioni morali e materiali.

Tutto questo e molto altro è “L’avvocato del D10S”, il libro che Angelo Pisani ha dedicato a Diego Armando Maradona, appena uscito per i tipi di LOG Edizioni, con intro dello scrittore Maurizio De Giovanni e magistrali incursioni di Gianni Minà (“Quel diavolo di Maradona”) e Nicola Graziano (“Una vita di petto”).

Un tributo che loro quattro, in nome di tutti noi, hanno voluto offrire all’uomo che ha fatto sognare ad almeno due generazioni di napoletani di aver conquistato finalmente quella rivincita che la città aspettava da secoli, ma è stato in grado di illuminare con lo sguardo, oltre  Napoli, tutti i Sud del mondo, restituendo onore, dignità e amore ai poveri della Terra.

Non è un caso perciò che un professionista rigoroso come Angelo Pisani, duro in Tribunale con gli avversari, specie quando si tratta di difendere “gli ultimi”, e non meno irruento in politica nel contrastare malefatte e abusi di Stato, stenda qui pagine e pagine da cui trasuda tutta l’amicizia che lo ha legato a Diego, ma anche l’ardore di chi ha saputo sconfiggere «la sciagurata gestione della giustizia, da quella dei tribunali a quella umana», che per anni aveva avvelenato la vita del campione.

Così come tutt’altro che casuale è anche il tocco lieve di Nicola Graziano, magistrato-scrittore, raro esempio di giudice imparziale, capace di chinarsi al capezzale degli indifesi, come ha già fatto in “Matricola Zero Zero Uno”, viaggio dentro l’inferno di un ospedale psichiatrico. «Oltre il calciatore più forte di tutti i tempi – scrive Graziano – Diego era un rivoluzionario, forse non per scelta, ma per destino».

Pisani va ancora oltre: «sono credente – ha dichiarato appena si è diffusa la notizia della morte di Diego – e penso che Diego sia stato uno strumento di Dio. Se si tiene conto della sua vita, della sua filosofia e del messaggio che voleva diffondere, a Diego bisognerebbe intitolare una chiesa,perché la sua può leggersi come religione dei valori, il trovare nelle debolezze umane la forza del riscatto».

«Una volta – aggiunge “Angelone”, come l’aveva soprannominato Diego – mi disse:  “un giorno capiranno il mio messaggio e parleranno infinitamente di Maradona”. Credo stia già avvenendo a pieno adesso, dopo la sua morte. Il mondo si è fermato per rendergli omaggio, la sua storia  ha un effetto planetario ed oggi più che mai ritengo che il suo piede sinistro fosse lo strumento con il quale gli emarginati hanno trovato riscatto. Lui il calcio lo ha  usato per fare del bene, Maradona può considerarsi uno strumento di Dio».

Motivo in più per battersi – come sta già facendo l’avvocato Angelo Pisani – e cercare la verità sulle cause della sua morte improvvisa. La sua scomparsa è già diventata un giallo, su cui sta ancora indagando la magistratura argentina. Ma un segnale inquietante arriva proprio da Napoli: «Nessuno di noi – rivela Pisani – è riuscito più a sentirlo al telefono dopo la sua ultima venuta a Napoli, nel 2017, per la festa organizzata al Teatro San Carlo in suo onore. Come se, da allora, fosse stato avvolto da cortina di ferro, che gli impediva di avere contatti con gli amici, o almeno con noi».

E sì che la loro amicizia era solida e forte. A rinsaldarla era stata quella vittoria contro il fisco che ingiustamente braccava l’asso argentino da anni, ogni volta che il campione metteva piede in Italia. Con una finalità che Pisani non esita a mettere nero su bianco: procurare agli esattori italiani (all’epoca era Equitalia) una pubblicità di dimensioni planetarie. Senza sborsare un soldo.

«La fase violenta della persecuzione a Maradona – ricostruisce Pisani nel libro – si inaugura ufficialmente il 12 febbraio del 2001. Stavolta il set è l’aeroporto internazionale di Fiumicino. Qui si mette in scena ciò che è destinato a diventare uno dei primi spot più riusciti a vantaggio del sistema italiano, uno spot che somiglia tanto a quello utilizzato nel maggio del 1982 ai danni di Sophia Loren, che fu arrestata in questa stessa aerostazione».

Nel 2010 Angelo Pisani comincia a studiare a fondo la vicenda legale del Fisco contro Maradona. «Nessuno sapeva, e non si rendeva noto, che il fisco contestava a Maradona un’evasione (in realtà inesistente) che ammontava a meno di 7 milioni di euro. E quella cifra in pochi anni era arrivata a 40 milioni, quasi sestuplicata. Inaccettabile. Non c’è altra definizione possibile per qualsiasi sistema che voglia ritenersi civile. Qui il calcolo degli interessi e le pretese del sistema di riscossione sembravano fissati con lo scopo preciso di strangolare, di schiacciare e di strappare al presunto debitore ogni diritto e possibilità di far fronte ai suoi doveri e non per sanare una violazione».

Parte la qui l’avventura legale che porterà Pisani a liberare Diego dal giogo ingiustamente inflitto alla sua figura di campione. Un percorso minuziosamente – e appassionatamente – raccontato nella parte centrale del libro che, recita il sottotitolo, è una “Arringa in difesa di Diego Armando Maradona”. Ma che, come accennato, è davvero qualcosa di più: è la Giustizia finalmente restituita alla sua turbolenta vicenda umana. Ed è, soprattutto, quel bacio d’addio che tutti noi avremmo voluto dare a Diego.

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