PENTAGONO / UNA SUPER TASK FORCE PER LA SOMALIA

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Il Pentagono schiera una forza aeronavale di pronto intervento nel Corno d’Africa.

Lo comunica US Africom, ossia il Comando militare per le operazioni USA nel continente africano.

Si tratta di una imponente task force schierata di fronte alle coste della Somalia, nell’ambito dell’operazione denominata ‘Octave Quartz’ che ha preso il via un paio di settimane fa. Proprio dopo che l’uscente amministrazione Trump ha annunciato la riduzione del numero dei militari statunitensi dislocati nel territorio somalo.

Sostengono i vertici di US Africom: “Lo scopo della missione Octave Quartz è quello di riposizionare le unità americane presenti in Somalia in altre località dell’Africa orientale mentre vengono mantenuti la pressione contro i gruppi estremisti violenti e il sostegno alle forze armate dei paesi alleati”.

Spiega il blogger antimilitarista Antonio Mazzeo: “La componente aeronavale è costituita dal Makin Island Amphibious Ready Group, il gruppo anfibio di pronto intervento guidato dalla nave d’assalto USS Makin Island e di cui fanno parte anche le unità da trasporto USS San Diego e USS Somerset con a bordo gli uomini della 15th Marine Expeditionary Unit del Corpo dei Marines. Lo squadrone dei marines, trasferito in Africa orientale dalla base di Camp Pendleton, in California, assicurerà il supporto aereo e le operazioni di strike in territorio somalo con i propri cacciabombardieri F-35B con caratteristiche di bassissima segnatura radar”.

Insieme al Makin Ready Group opererà in acque somale la nuova unità di base mobile per le spedizioni della Marina militare USS Hershel ‘Woody’ Williams, con 260 uomini, numerosi elicotteri d’attacco e velivoli senza pilota.

L’arrivo del Makin Group e della quindicesima unità – afferma il generale di US Air Force, Dagvin Anderson, comandante in capo della task force – “sono la prova della nostra decisione di supportare i nostri partner e proteggere le forze militari in questo processo di transizione”.

E, gonfiando il petto, aggiunge: “Questo è un grande esempio di come gli Stati Uniti possono aggregare rapidamente una potenza di fuoco per rispondere alle emergenze. Noi cercheremo di far leva su questa implicita flessibilità delle forze armate USA per sostenere i nostri futuri interventi in Africa orientale. L’integrazione tra l’US Navy e il Corpo dei Marines promuoverà la sicurezza e la stabilità marittima, proiettando la nostra potenza e assicurando il dominio dello spazio di battaglia, sia in mare aperto che nelle aree costiere”.

Un bel programma di guerra.

Perfettamente coerente con le linee tracciate dal Pentagono: “Dal 2018 ad oggi – ammettono – il gruppo ha condotto 45 attacchi di questo genere solo a Mogadiscio, causando la morte di 400 tra civili e militari somali”.

E, fieri, aggiungono: “Noi continueremo a mantenere una forte forza di protezione e a colpire chi cerca di fare del male a noi e ai nostri partner. US Africa Command e i suoi alleati internazionali riconoscono l’importanza della stabilità in Somalia. Al-Shabaab rimane un pericoloso franchising di al-Qaeda. Pertanto continueremo a monitorare la minaccia e a sostenere i nostri partner attraverso l’addestramento e l’impegno militare e diplomatico”.

E l’avvertimento finale: “Ci stiamo riposizionando, ma manterremo la capacità di colpire questo nemico”.

Compresi nel conto anche i civili, nel caso di attacchi non perfettamente chirurgici.

 

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