“Te piace ’o presepe?”

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Appena desto ho in mente il termine ‘iperbole’ come lo vedessi stampato alla pagina 1208 del Devoto & Oli, e perché? Indagato d’acchito, si rivela come un mistero proprio del cervello attivo nelle ore del sonno rem, chissà per quale reminiscenza mnemonica sollecitata dal secondo arcano di versi recitati a bocca chiusa: ‘Ei fu, siccome immobile, dato il mortal respiro…’. Forse è un’evocazione subliminale del bollettino quotidiano, che enumera le innocenti vittime della stramaledetta pandemia. Iperbole è il nulla, al risveglio di questo giorno, di quanto, secondo tradizione (quando era in corso la normalità), si svolgeva con il frenetico subbuglio di affollatissime strade dello shopping, baci e abbracci estemporanei, a conclusione di incontri ravvicinati del primo tipo. Questo giorno di fasulla vigilia è iperbole, tangibile eccesso della mesta congiunzione del cielo, che nega sole pieno, e il deficit di calore umano nella città senza popolo in festa, a tratti avvolta in un batuffolo di umidità, dai versanti del vulcano, che si assottigliano a ovest per guardare vis a vis il profilo di Capri, a oriente, dove il sipario di Posillipo nasconde l’invitante sagoma dell’isola verde.

Iperbolica è la signora (chissà se è mai riuscita ad accalappiare un marito) o signorina Lara Magoni, in arte assessora al turismo, suddita del governatore lombardo Fontana, un politico da clonare, così commenterebbe la satira di Crozza e Serra, per quanto è stimato e irreprensibile (Report lo ha sputtanato, ma “si sa”, dice l’interessato, “Ranucci è un giustizialista televisivo”). Succede che in sintonia con la creatività partenopea, il presidente della Campania abbia coinvolto maestri napoletani di alto profilo nel progetto concluso con la realizzazione di un presepe artigianale, contemporaneamente artistico, omaggio di Napoli all’Italia intera, dono di Natale, gesto di buon futuro nel segno dell’unità, per rispondere con l’arma pacifica dell’altruismo allo storico discrimine del Paese nei confronti del Sud. Viaggia il presepe, la Campania lo invia ai quattro punti cardinali dello Stivale e i destinatari accettano con alto gradimento. Non la signora o signorina leghista, la Magoni, che non lo accetta, anzi lo rispedisce al mittente. Esiste un’iperbole più iperbolica della iattura che quote del Bel Paese subiscono per l’esistenza surreale di individui come l’assessora al turismo della Lombardia?

In avanzato corso della mattinata che precede la ‘vigilia’, sembra che il sole si dia da fare per aver la meglio sulla nebbiolina

molto padana. Forse sorride e osserva con ironico distacco l’idiozia dell’assessora meridional-fobica, che oltre alla ‘madunina’ ha poco da esibire per confrontarsi con la qualità umana della migliore napoletanità.

Nelle prossime ore notturne, che precedono questo 25 dicembre di attesa per aderire alla salvifica vaccinazione anti Covid, il lavorio del cervello mi auguro rimuova il fattaccio del presepe rifiutato, e si afflosci, fino a disintegrarsi, l’iperbole del dono tornato al mittente. Il curriculum della suddetta Lara Magoni le attribuisce l’interessante qualità di ‘maestra di sci’: ecco, se dimessa dal ruolo istituzionale di leghista in quota ‘io sto con Salvini’ (e con Fontana), avrebbe di che vivere e senza far danni, sci ai piedi, magari anche come voce bianca, sebbene stonata, in un coro di alpini.

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