PESTICIDI / OCCHIO ALLA FRUTTA

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SOS pesticidi. E occhio soprattutto alla frutta.

L’allarme viene suonato da Legambiente che ha appena elaborato il dossier “Stop Pesticidi” realizzato in collaborazione con ‘Alce Nero’. Se ne scoprono delle belle.

Lo studio riporta i dati elaborati nel corso del 2019 dai laboratori pubblici italiani accreditati per il controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti. Sono stati esaminati quasi 6 mila campioni di alimenti di origine vegetale, di provenienza italiana ed estera.

Partiamo dai pesticidi più diffusi nei nostri alimenti. Si tratta di Boscalid, Dimethomorph, Fludioxonil, Acetamiprid, Pyracloclostrobin, Tebuconazole, Azoxystrobin, Metalaxyl, Methoxyfenozide, Chlorpyrifos, Imidacloprid, Pirimiphos-methyl e Metrafenone. Una bella, e lunga, black list.

Scrive Legambiente: “Si tratta per la maggior parte di fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura che arrivano sulle nostre tavole e che, giorno dopo giorno, mettono a repentaglio la nostra salute. I consumatori stanno chiedendo prodotti sempre più sani e sostenibili ma il business dell’agricoltura intensiva sembra non voler cedere il passo”.

A conti fatti, poco più della metà dei prodotti esaminati risulta a norma, per la precisione il 52 per cento. In realtà solo l’1,2 per cento è del tutto fuorilegge, mentre il 46,8 dei campioni presentano uno o più residui di pesticidi.

E’ la frutta – viene spiegato nel dossier – la categoria più a rischio. Ad essere privo di residui di pesticidi è solo il 28,5 per cento dei campioni, l’1,3 per cento è irregolare, mentre oltre il 70 per cento presenta uno o più residui chimici. L’89 per cento dell’uva da tavola, l’85,9 per cento delle pere, l’83,5 per cento delle pesche sono campioni con almeno un residuo.

Sul fronte delle verdure, dove il 64 per cento dei prodotti esaminati risulta regolare, cioè senza alcun residuo chimico. Ma alcuni prodotti destano preoccupazioni, come ad esempio i peperoni, con un 8 per cento di irregolarità, gli ortaggi da fusto, con il 6,3 per cento e i legumi, con il 4 per cento.

Le sostanze attive – viene precisato – che hanno più determinato le irregolarità nei prodotti sono l’organofosforico Chlorpyrifos nell’11 per cento dei casi e il neonicotinoide Acetampirid nell8 per cento.

Tra i campioni esteri, la Cina presenta il tasso di irregolarità maggiore, addirittura con il 38 per cento, segue la Turchia attestata al 23 per cento e l’Argentina con il 15 per cento. In molti di questi alimenti non solo sono presenti sostanze attive irregolari, ma anche un cospicuo numero di multiresiduo.

Sostiene il responsabile agricoltura di Legambiente, Angelo Gentili: “Serve una drastica diminuzione dell’utilizzo delle molecole di sintesi in ambito agricolo, grazie ad un’azione responsabile di cui essere tutti protagonisti. Per capire l’urgenza di questa transizione, si pensi alla questione del glifosato, l’erbicida consentito fino al 2022, nonostante il 48 per cento degli Stati UE abbia deciso di limitarne o bandirne l’uso per la sua pericolosità: l’Italia inizi dalla sua messa al bando. Inoltre, per diminuire la chimica che ci arriva nel piatto è necessario adeguare la normativa sull’uso dei neonicotinoidi, seguendo l’esempio della Francia che da anni ha messo al bando i 5 composti consentiti dalla UE e approvare al più presto il nuovo Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari”.

Legambiente ribadisce poi la sua richiesta che l’Italia allinei le sue politiche al Green Deal e a quanto previsto delle strategie europee Farm to fork e Biodiversità, che tendono a ridurre entro il 2030 del 50 per cento l’impiego di pesticidi, del 20 per cento di fertilizzanti, del 50 per cento di antibiotici per gli allevamenti, destinando una percentuale minima del 10 per cento di superficie agricola ad habitat naturali.

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