STADIO ROMA / SPARISCE DI SCENA IL CECO VITEK

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Il copione della sceneggiata era già pronto. Ma all’ultimo istante tutto è saltato.

La farsa, quindi, continua.

Stiamo parlando dell’eterna, ormai stucchevole vicenda per la realizzazione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle.

Uno dei primattori, infatti, lascia la band e batte in ritirata. Si tratta del mattonaro ceco Radovan Vitek, entrato in campo circa un anno fa come il ‘Cavaliere bianco’, capace di imprimere l’accelerata finale, vale a dire comprando i terreni dall’Eurnova del palazzinaro romano Luca Parnasi, sommerso da una montagna di debiti (solo con Unicredit oltre 600 milioni di euro).

Ad inceppare il meccanismo, però, ha provveduto il precedente proprietario dei terreni di Tor di Valle, Sebastiano Papalia, il quale ha pignorato proprio quei terrenti sostenendo che Luca Parnasi aveva onorato solo una parte (circa un terzo) del debito, pari ad una cinquantina di milioni.

Nel frattempo, al vertice della Roma calcio un americano ha preso il posto dell’altro, con il passaggio del testimone da James Pallotta a Dan Friedkin.

Con il cerino acceso in mano anche il sindaco di Roma Virginia Raggi, che non vedeva l’ora di chiudere la bruttissima pagina, presentandosi alle prossime elezioni per il Campidoglio con il taglio del nastro per i lavori a Tor di Valle. Invece, a meno di miracoli che perfino San Gennaro si è stancato di produrre, non se ne fa più niente.

Perché Vitek ha appena issato bandiera bianca. Sia lui che la consorte lasciano infatti il ponte di comando della corazzata immobiliare di famiglia, CPI, per non meglio precisati “motivi personali”. Non fanno più parte del consiglio d’amministrazione societario, nonostante ne restino i principali azionisti.

E pensare, dicevamo, che il copione stava per andare in scena.

Dal Campidoglio filtra infatti che la sindaca Raggi lo scorso 2 ottobre ha ricevuto una lettera dell’avvocato Angela Sapio, che è il custode giudiziario dell’ippodromo di Tor di Valle. Nella missiva comunica che Tor di Valle è sotto procedura esecutiva immobiliare: in soldoni, è pignorata.

Ecco cosa era successo. Il precedente proprietario, Papalia, aveva contratto un debito da 1 milione 160 mila euro con la Cassa di Risparmio di Rieti. Eurnova, acquistando i terreni, si è a sua volta accollata quel debito, passato nel frattempo ad un’altra banca, Intesa Sanpaolo.

Il gioco si fa sempre più intricato. La società cui è stato poi ceduto il credito da Intesa, Penelope SPV, ora batte cassa per 1 milione 600 mila euro.

Era necessario, prima dell’asta giudiziaria, saldare quindi quel debito.

Secondo voci, alcune settimane fa Vitek ed Eurnova avrebbero firmato un accordo preliminare, per pagare sia Penelope che quanto preteso dalla SAIS di Papalia. Pronti, poi, per il passaggio a Vitek, con l’assist finale a Friedkin.

Insomma, una trama di gioco inestricabile. E che adesso viene bruscamente interrotta dalla improvvisa sparizione di Vitek.

Tutto torna in altissimo mare.

Eppure negli ambienti sportivi giallorossi molti danno credito ad un Friedkin più che deciso a portare a termine l’operazione stadio: non più a Tor di Valle, ormai off limits, ma in un’altra location. Da qui i freschi contatti con il gruppo Caltagirone per sondare l’opzione Tor Vergata, dove sorge il complesso universitario. E addirittura qualcuno ha follemente ipotizzato l’ipotesi di un restyling del vecchio stadio Flaminio griffato Lazio.

Tutti nel pallone.

Anche perché sorge spontanea una domanda: ma chi è quel pazzo, oggi, ad investire montagne milionarie quando gli stadi continueranno per non si sa più quanto ad essere vuoti e per il futuro si prospetta ormai un calcio virtuale?

 

Nella foto Radovan Vitek

 

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