Tanti bravi italiani, non tutti

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Era nell’aria e gli italiani lo hanno fiutato: disco verde del governo per il nuovo lockdown, ovvero per la più intelligente, previdente, prudente e obbligatoria sentenza, che impone restrizioni totali, su saggia indicazione della scienza di settore, limitazioni accettate anche dalla componente dell’esecutivo meno propensa al rigore. Consenso generale degli italiani? Sicuramente della maggioranza, della popolazione attenta alla propria e all’altrui salute. Ahinoi, non mancano i negazionisti, stolti militanti di anticonformismo fuori luogo, né gli strafottenti e neppure gli imbecilli. A un breve passo dalla stretta che (forse) riuscirà a scongiurare la fase tre della pandemia, emerge drammaticamente l’impazienza degli incoscienti, degli  incapaci di sopportare un ultimo (si spera) ‘sacrificio’ di qui all’imminente, salvifico avvio della vaccinazione. In queste ore, l’Italia racconta un capitolo sottaciuto del grande esodo che spopola il Sud e sposta il baricentro demografico nelle regioni privilegiate del Nord, per accedere al mercato del lavoro, storicamente sbilanciato in suo favore. Non c’è un Mosè a facilitare il rito del ritorno nella propria terra di milioni di emigrati, a emulare il prodigio del transito in direzione della meta tra due sponde di mare sollevato miracolosamente dal suo alveo: non c’è un sistema della mobilità che agevoli il ‘grande rientro’. Perciò, la cronaca racconta di treni presi d’assalto, strade e autostrade come fiumi in piena per le macchine intrappolate nel traffico, immagine da bollino nero. Le città brulicanti di irriducibili dediti al rito della tredicesima investita in spese natalizie, hanno un’aria di eccezionalità e di emergenza: paralisi della circolazione urbana, problematico totale della disciplina collettiva per il rispetto delle restrizioni, anarchia dei tanti cittadini refrattari alle prescrizioni: visi privi di mascherina, distanza di sicurezza non rispettata e perfino abbracci prenatalizi, calorose strette di mano, addirittura baci. Vero, è indisciplina di una minoranza, ma dovrebbe essere oramai noto a tutti, che anche un solo portatore può accendere un focolaio della pandemia e moltiplicare i terribili numeri di infetti e vittime del coronavirus, alti per imprudenze ad ogni livello, certificate emblematicamente da uomini e donne specialmente in vista, ovvero gente dello spettacolo, leader politici positivi, aggrediti dal Covid.

Toh, chi si affaccia alla ribalta del protagonismo, adeguatamente amplificato dai media: la Casellati, presidentessa del Senato, elude il canone della correttezza istituzionale e del conseguente riserbo.  Evidentemente grata al suo sponsor politico, a Forza Italia, partito di opposizione, sferra un attacco prenatalizio al governo, lo accusa di gravi inadempienze nel programmare per tempo le restrizioni antiCovid. Nell’intento di acquisire benevolenza, tocca le corde degli affetti più strappalacrime: “È inimmaginabile che ci si trovi all’ultimo momento di fronte al fatto di non potere portare un augurio ad un genitore anziano, solo e magari anche malato”. Consenso assicurato, a buon prezzo.

Natale per niente sereno per undici italiani coinvolti nell’inchiesta Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. Tra loro Renzi padre, di riflesso il figlio Matteo e Verdini. Come impone la tradizione dei politici oggetto di attenzione della magistratura, attaccheranno l’iniziativa perché anche in questo caso, secondo loro, si tratterebbe di ‘giustizia a orologeria’. La protesteranno, perché pubblicità intempestiva dell’iniziativa processuale. La decisione della Procura, presa certamente nei tempi normali, a conclusione della fase inquirente, provoca obiettivamente un danno di immagine e di credibilità all’iper attivo leader di Italia Viva, nella fase cruciale della contestazione del premier Conte e dell’intero esecutivo. Ma Renzi, in più occasioni, ha giurato sulla irreprensibile correttezza del padre.

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