COVID / TRAFFICO DI TAMPONI DALL’ITALIA AGLI USA. BRESCIA INDAGA

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Epidemia colposa, omicidio e lesioni colpose, abuso e omissione in atti d’ufficio.

Questi i pesanti capi d’accusa formulati dalla Procura di Brescia a carico di “persone da individuare”, colpevoli del trasferimento negli Stati Uniti di oltre 500 mila tamponi anti Covid 19 prodotti in Italia. Un trasporto partito a metà marzo dalla base militare Nato di Aviano, in provincia di Pordenone.

La cosa più grave è che tale trasferimento, ordinato dal Pentagono, è avvenuto in piena pandemia da coronavirus e dopo il decreto di lockdown varato dall’esecutivo Conte.

 

ALLA FACCIA DEI MALATI ITALIANI

Una vicenda estremamente delicata e fino ad oggi del tutto silenziata dai media di regime. Grave sotto il profilo politico perchè intacca l’autonomia del nostro Paese; e, se le accuse verranno provate nel corso dell’inchiesta, calpesta la salute di tutti gli italiani.

Un tampone. Sopra, la base di Aviano

Complessa, la vicenda, anche sotto il profilo giudiziario, perché c’è il rischio di un conflitto tra procure lombarde.

Quest’estate, infatti, la procura di Cremona aveva archiviato il fascicolo d’indagine, che poi è stato avocato da quella di Brescia, grazie all’impulso impresso dai pm Rita Anna Emilia e Guido Rispoli.

Il tutto, comunque, è partito dall’esposto di un avvocato del foro di Milano, Giancarlo Cipolla, per conto della signora Giovanna Muscetti, che non ha avuto paura di impelagarsi un affaire molto più grade di lei: ossia un traffico – tale deve essere definito perché del tutto border line – di tamponi sull’asse Italia-Usa, tamponi dirottati ‘manu militari’ dagli americani.

Così scrivono i pm bresciani nel loro atto di avocazione delle indagini bollenti: “Il giorno 16 marzo 2020, in piena epidemia, con stato di emergenza deliberato dal governo il 31 gennaio 2020, dalla base americana di Aviano è partito un aereo carico di mezzo milione di tamponi (kit per la rilevazione del Covid 19) prodotti dall’azienda bresciana Copan Diagnostic SpA e diretto negli USA (aeroporto di Memphis). Il regolamento di Esecuzione Ue 2020/402 del 14 marzo 2020 vincolava, per sei settimane, l’esportazione di dispositivi di protezione individuale all’autorizzazione preventiva delle autorità dello Stato membro in cui l’esportatore è stabilito. Inoltre, il decreto legge numero 18 del 17 marzo 2020, in materia di misure di contenimento e contrasto all’emergenza epidemiologica, conferiva al Capo del Dipartimento della Protezione Civile e al Commissario Straordinario il potere di disporre la requisizione in uso o in proprietà, tra i vari beni, di presidi sanitari medico-chirurgici”.

Il Tribunale di Brescia

Continuano gli inquirenti bresciani: “Da evidenze cliniche valorizzate da autorità sanitarie, è emerso un collegamento tra mancata esecuzione del tampone e mancato tempestivo accertamento della patologia da infezione di Covid e difetto di prestazione della cura corretta, con possibile derivazione causale di decessi per polmonite e/o embolia polmonare e arresto cardiocircolatorio nella nota abnorme misura rilevata nei primi mesi del 2020”.

E ancora. “Peraltro, con circolare del ministero della Salute del 9 marzo 2020, è stato raccomandato di effettuare il tampone per la ricerca del virus Sars-Cov-2 nei soli casi di pazienti con infezione respiratoria acuta e/o contatto con caso probabile o confermato di Covid 19 nei 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi. La richiesta di offerta per kit e reagenti per la rilevazione delle infezioni pubblicata sui siti della Presidenza del Consiglio, Ministero della Salute, Protezione Civile e sulla piattaforma degli acquisti del Commissario Straordinario, risale al successivo 11 maggio 2020, diversi mesi dopo la delibera dello stato di emergenza”.

 

FASCICOLI BOLLENTI TRA CREMONA E BRESCIA

Da qui la necessità di riaprire le indagini sulla regolarità dell’acquisto e del trasferimento dei tamponi negli Usa e sulle eventuali responsabilità delle autorità italiane nella vicenda.

Continuano i pm bresciani: “Trattandosi di atti e provvedimenti del Presidente del Consiglio e/o del Ministero competente, deve trovare applicazione l’articolo 96 della Costituzione, secondo la procedura stabilita con legge costituzionale”.

Si chiede e chiede il blogger antimilitarista Antonio Mazzeo: “Ma come è potuto accadere che 500.000 tamponi che potevano essere impiegati in Italia venissero dirottati negli Stati Uniti e cosa è davvero successo in quei maledetti giorni di marzo nella base militare di Aviano? I tracciati di ItalMilradar.com, il sito specializzato che monitora quotidianamente i voli militari sull’Italia e il Mediterraneo centrale, nonché l’accesso ai documenti ufficiali del Pentagono e di alcune agenzie militari Usa, ci hanno consentito di accertare alcuni dei fatti più rilevanti dell’affaire kit anti-coronavirus”.

 

IL CARICO DEI MISTERI

Secondo ItalMilradar.com, infatti, i pallet con il mezzo milione di tamponi furono caricati nello scalo di Aviano a bordo di un aereo cargo Boeing C-14 ‘Globemaster III’ dell’aeronautica militare americana. Da qui a Ramstein, in Germania, per continuare poi con un “tortuoso viaggio intercontinentale”.

Come mai tale ‘tortuoso’ itinerario? Per mimetizzarne le tracce?

Il premier Conte e il ministro Roberto Speranza

Alla fine della mission, l’Air Mobility Command a stelle e strisce conferma la provenienza e la quantità del carico e fornisce un ulteriore particolare, ossia l’identità del reparto incaricato del prezioso trasporto, il 164th Airlift Wing, lo Stormo della Tenneesse Air Guard National, con quartier generale nella città a stelle e strisce di Memphis.

Continua Mazzeo: “L’arrivo negli Usa dei tamponi prodotti da Copan era altresì ufficializzato dal responsabile dell’ufficio stampa dell’Aeronautica militare statunitense, Charles Pope, in una nota del 18 marzo 2020, poi pubblicata nel sito ufficiale della base aerea di Aviano”.

Da un altro sito, Defenseone.com, arrivano ulteriori news. Rivela, infatti, che uno dei membri dell’equipaggio del Boeing C-17 aveva postato il giorno prima una foto su Instagram che ritraeva le operazioni di carico dei pallet con i kit per i test a bordo del velivolo Usa, e che poi la stessa era stata inspiegabilmente cancellata poco tempo dopo.

Altre indicazioni sulle modalità di collaborazione presente e futura tra Italia e Stati Uniti in tema di forniture di tamponi e non solo vengono dettagliate dalla corrispondente di Military.com, Oriana Pawlyk: “Il generale Paul Friedrichs ha dichiarato che i tamponi nasofaringei giunti dall’Italia saranno utilizzati negli Stati Uniti per testare i pazienti e poi andranno in un laboratorio che ha le apparecchiature adatte per analizzarli. Friedrichs ha aggiunto che Italia e Stati Uniti stanno cercando di accrescere la fornitura di tamponi, i quali possono essere prodotti solo con fibre sintetiche e aste di plastica per effettuare con successo i test sul virus. Un ufficiale delle forze armate da noi intervistato ha poi confermato che sono in programma altre missioni, ancora volando dalla base aerea di Aviano a Memphis, per un’ulteriore distribuzione attraverso il paese da parte di FedEx”.

 

UN’INCHIESTA IGNORATA DAI MEDIA

Lo stoccaggio dei tamponi spediti negli USA

Commenta Mazzeo: “Quella del 16 marzo era dunque solo la prima operazione di trasporto di tamponi made in Italy dalla base militare di Aviano agli Stati Uniti d’America. Altri aerei di US Air Force avrebbero portato via milioni di kit e questo nonostante l’impressionante numero di morti da coronavirus che ha colpito negli stessi mesi la Lombardia e altre regioni del nord Italia. Lo scalo friulano, sede del 31st Fight Wing di US Air Force con i suoi cacciabombardieri F-16 a capacità nucleare, è una base NATO sotto il comando e controllo – sulla carta – dell’Aeronautica Militare italiana, che autorizza altresì i decolli e gli atterraggi dei velivoli USA. Possibile che nessuno si sia accorto del via vai di pallet con materiale sanitario indispensabile alla lotta anti-Covid in Italia? O forse c’è stato un previo e/o tacito accordo tra il ministero della Difesa italiano e il Pentagono?”.

“Se l’autorità giudiziaria bresciana riuscirà ad ottenere il fascicolo d’indagine sui tamponi della Copan Diagnostics, avrà pure il difficile onere di chiarire anche questi misteri”.

Così come sarà molto difficile – per i media ormai cloroformizzati – continuare ad occultare e affossare la esplosiva vicenda nella solita palude disinformativa.

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