Inciviltà

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La carcerazione, terminale della condanna di ogni reato, includerebbe due principi basilari: una giusta punizione dei colpevoli e il dovere di operare per la redenzione e il loro recupero alla vita civile. L’esatto opposto di questo ordinamento, condiviso da una quota significativa di Paesi, è la prigionia violenta, comportamento incivile per le condizioni generali dei penitenziari e la totale assenza di progetti di riabilitazione, ad eccezione di alcuni casi lodevoli. Il sovraffollamento, nella maggior arte delle carceri italiane tocca livelli di assoluta insopportabilità. In carcere nel 2019 ci si è tolti la vita 13,5 volte di più che all’esterno. 53 i suicidi negli istituti penitenziari, 34 i suicidi (18 italiani e 12 stranieri) dall’inizio del 2020 fino al primo agosto.

Culmine dell’ignominia è la pena di morte e combattere la pratica degli ‘omicidi’ di Stato non è solo espressione di un sacrosanto orientamento di alcune religioni.  È, o sarebbe, un principio intrinseco della democrazia, il fondamentale di Paesi estranei alla vendetta, che si arroga il diritto di uccidere. Non è un caso se la pena di morte si pratica in luoghi del mondo dove imperano dittature di stampo fascista o di pari inciviltà. Sorprende, anzi indigna, che sia praticata nel Paese che mezzo mondo, Italia compresa, addita come democrazia esemplare. Prima di sloggiare dalla Casa Bianca, il truce tycoon non ha detto una sola parola per fermare il boia e scongiurare l’esecuzione di Brendon Bernard, che all’età di 18 anni, più di vent’anni fa, fu coinvolto nell’uccisione di una coppia, ma con molti dubbi sulla sua colpevolezza. Nelle prossime settimane sono previste altte quattro uccisioni di detenuti e tre, in prosecuzione di comportamenti razzisti, sono afroamericani. La quarta è una donna, la prima a subire la pena capitale in 70 anni. Gli Stati Uniti sono uno dei 76 Paesi del mondo, l’unico occidentale, che mantiene la barbarie della pena di morte. Nell’ambito geopolitico degli States c’è anche chi ha abolito la pena capitale:

AlaskaHawaiiIllinoisIowaMaineMarylandMassachusettsMichiganMinnesotaNew HampshireNew JerseyDakota del NordNuovo MessicoRhode IslandVermontVirginia OccidentaleWisconsin. Gli Stati di New York e di Washington hanno dichiarato la pena di morte incostituzionale. Sono 29 su 50 quelli dove si applica. Lo Stato con il più alto numero di esecuzioni è attualmente, il Texas. Le esecuzioni federali sono state reintrodotte nel 14 luglio 2020 da Donald Trump.  Il triste primato della Georgia, che ha una lunga storia di razzismo: non è stato mai giustiziato un bianco per l’omicidio di un nero. In 50 anni, uccisi con la pena di morte 337 neri e 78 bianchi. Dal 1880 al 1930 si sono verificati 460 casi di linciaggio di neri.

La pena di morte è un deterrente per ottenere cali di atti criminali? Assolutamente no. Il tasso di omicidi in dieci dei dodici Stati, dove la pena di morte non era applicata, è stato inferiore alla media nazionale. Nel del Massachusetts, abolizionista, il tasso di omicidi è inferiore a quello del confinante Connecticut, sostenitore della pena capitale.

Un dato di fatto: gli assassini ‘ricchi’ non finiscono quasi mai nei bracci della morte, perché si possono permettere avvocati famosi, costosi e sono meglio tutelati legalmente. I sospettati che non sono in grado di ingaggiare avvocati importanti finiscono nelle mani di quelli d’ufficio, spesso scarsamente motivati o incompetenti e quindi sono condannati anche se innocenti. La maggioranza dei condannati a morte negli USA sono persone povere e appartengono a fasce di popolazione considerate dall’opinione pubblica più “sospette” (afroamericani, latinoamericani, immigrati, nativi ecc). Imputati mandati a morte sono stati difesi da avvocati d’ufficio ubriachi, che avevano fatto uso di droghe pesanti, addormentati per tutta la durata dell’udienza. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che gli avvocati d’ufficio non hanno nessuna responsabilità se vengono commessi errori giudiziari, anche nel caso che siano assenteisti o incompetenti. Il Governatore dell’IllinoisGeorge Ryan, ha definito il sistema giudiziario del suo Stato “pieno di errori” e ha dimostrato che quasi metà delle persone condannate a morte si sono rivelate successivamente non colpevoli o colpevoli di un reato diverso da quello per il quale erano state processate e giudicate. In altri termini, lo Stato governato da Ryan aveva giustiziato o stava per giustiziare degli innocenti. L’utilizzo del test del DNA ha dimostrato l’esistenza di diciotto casi di innocenti condannati a morte. Il risultato di questi test ha aiutato gli oppositori della pena capitale a mostrare le prove del fallimento di questa pratica.

E l’Italia? La pena di morte in Italia è stata in vigore fino al 1889 e l’ha reintrodotta il fascismo dal 1926 al 1947. È rimasta in vigore fino al 1994 nel Codice Penale Militare di Guerra quando fu abolita da una legge e fino al 2007 nella Costituzione, quando è stata rimossa definitivamente.

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