Tutti contro uno, uno contro tutti

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È un’alleanza tutt’altro che santa, perché politicamente blasfema e si dipana su assi, che come le rette parallele non dovrebbero mai incontrarsi. Ma s’intrecciano invece, in un perverso sodalizio con distanziamento pericolosamente negato. Maggioranza e opposizioni procedono a tentoni e tornano al punto di partenza privi del navigatore tom-tom. Navigano nella prigionia senza sbocchi del labirinto in cui Conte esplora tenacemente le vie d’uscita per illuminare di razionalità il guazzabuglio interpartitico, avvelenato dal virus di egoismi di bandiera, del tutto estranei al bene comune dell’Italia.  All’osservazione di un soggetto con normale tasso di attenzione per la politica, deve apparire pura alienazione il tiro incrociato che minaccia un giorno sì e l’altro pure l’agibilità dell’esecutivo e la leadership di Conte nel momento cruciale dell’incrociarsi di strategie per aver ragione della pandemia e dei suoi innumerevoli corollari, che compongono il mosaico di una crisi senza precedenti. Le cose stanno così: la destra sconclusionata, disfattista per vocazione, blatera di governo a un niente dal default con decibel pari agli strilloni, che spacciano pesce congelato come appena pescato. Lo fa con la mobilitazione mediatica di quanti devono agli editori di destra notorietà e ingaggi spesso senza averne merito e per quanto sembri assurdamente contraddittorio con l’ambigua partecipazione di quanti per la loro collocazione storica dovrebbero aiutare chi governa e individuare con urgenza l’uscita dal labirinto. Esplicitamente: il fronte televisivo e della carta stampata asservita alla destra sparacchia la bordata “Conte ora ha i giorno contati, a stretto giro sarà costretto a scontrarsi con il muro tirato su da Italia Viva”. Si prende a prestito il semi- sabotaggio della maggioranza a firma di Renzi, politico vinto dalla nostalgia di ex democristiano: “Abbiamo impedito di consegnare pieni poteri a Salvini, non per trasferirlo a Conte. Consentire una sorta di struttura parallela al governo, con il Parlamento all’oscuro, è visto come un tentativo per esautorare il Paese nella costruzione del suo futuro”. Cicerone commenterebbe con un sardonico “Ipse dixit”. La Repubblica in prima pagina: “…ora il presidente del Consiglio è davvero pronto a staccare la spina? Tutto dice di sì. Lo farà davvero? Non è detto” e il titolo: Renzi-Conte il grande duello. Ora la crisi è più vicina” Accanto: “Renzi attacca il premier. il Recovery va cambiato, se vuole (Conte, ndr) le poltrone, prenda quelle dei nostri ministri” Conte: “Con le polemiche perde l’Italia”.

Proprio vero, il potere logora chi non ce l’ha. Nel caso in questione crea anche anomale condivisioni tra soggetti che si credeva incompatibili, e in via diretta o indiretta (le citazioni riportate sono tratte da TgCom e la Repubblica) popolano il territorio dell’editoria destrofila.

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