ISRAELE / LA MILITARIZZAZIONE DEL MALI

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Tra un omicidio eccellente e l’altro (nove mesi fa il generale e ora lo scienziato iraniani), Israele trova il tempo di pensare al Mali.

Saranno infatti i grandi gruppi militari israeliani a fornire i sistemi di sicurezza e d’intelligence per la ‘difesa’ delle installazioni militari della missione delle Nazioni Unite di ‘stabilizzazione’ politica del Mali.

Secondo un rapporto del sito “Africa Intelligence”, infatti, Israel Aerospace Industries (IAI), attraverso la controllata Advanced Technology System che ha sede in Belgio, ha siglato un contratto con l’ONU per garantire la protezione esterna delle numerose basi utilizzate dalle forze di polizia e dai reparti militari assegnati alla missione internazionale MINUSMA, acronimo di Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali. La durata prevista del contratto è di 5 anni.

IAI è il principale gruppo industriale aerospaziale e missilistico israeliano. Quartier generale a Lod, una quindicina di chilometri a sud est di Tel Aviv, IAI conta su oltre 15 mila dipendenti e fa segnare un fatturato annuo da 3.300 milioni di dollari. Nell’ultimo decennio ha rafforzato le sue partnership strategiche internazionali, soprattutto con il consorzio europeo Airbus e con le statunitensi Lockheed Martin, General Dynamics e Raytheon.

Dettaglia il blogger antimilitarista Antonio Mazzeo: “Tra le componenti belliche prodotte compaiono i recentissimi sistemi di difesa aerea ‘Iron Dome’ e i sistemi anti-missile a corto e medio raggio ‘David’s Sling’, ‘Arrow 2’ e ‘Arrow 3’, ma soprattutto i velivoli aerei a pilotaggio remoto ‘Heron’, in grado di sorvolare i teatri operativi per lunghi periodi di tempo ad altitudini medie. Con funzioni di sorveglianza, monitoraggio rilevamento ed assistenza alle operazioni di combattimento, gli ‘Heron’ sono stati utilizzati dalle forze armate israeliane nelle operazioni d’attacco a Gaza, in Libano e in Siria”.

Sempre secondo Africa Intelligence, il contratto per la protezione delle installazioni militari in Mali è stato preceduto nel mese di giugno da un accordo delle Nazioni Unite con altre due importanti aziende militari israeliane, Elbit Systems e MER Group, per la fornitura di sofisticati sistemi di individuazione e identificazione delle ‘minacce’, video-camere, apparecchiature di telerilevamento e droni.

Continua Mazzeo: “Elbit Systems, interamente in mano alla finanza privata, è una delle maggiori aziende internazionali produttrici di centri di telecomunicazione, sistemi di comando e di controllo, tecnologie di sorveglianza e per le guerre elettroniche e cyber. Uno dei ‘gioielli’ di morte più noto è il drone-spia e killer ‘Hermes’, utilizzato dall’esercito israeliano durante il conflitto in Libano nel 2006 e contro obiettivi civili palestinesi a Gaza e in Cisgiordania tra il 2008 e il 2014. MER Group è invece un’affermata azienda produttrice di sistemi d’intelligence con sede a Holon e filiali e uffici di rappresentanza in mezzo mondo, di cui ben 15 nel continente africano”.

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