FERROVIE / INCHIESTA SULLE MAXI POLIZZE CON “GENERALI” PER I TOP MANAGER

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Sta per scoppiare la bolla assicurazioni nelle ferrovie, uno tsunami che colpisce in pieno il vertice del gruppo FS da due anni e mezzo, ossia l’amministratore delegato Gianfranco Battisti.

Nel mirino della magistratura capitolina, infatti, ci sono contratti e polizze assicurative bollenti stipulate dal colosso triestino “Generali” con le società che fanno parte dell’intero gruppo, non solo Fs, ma anche RFI e Trenitalia.

Partiamo dalle news.

 

IL BLITZ DELLE FIAMME GIALLE

Il 20 ottobre scatta il blitz delle fiamme gialle negli uffici del gruppo, ad eseguirlo ufficiali e agenti del nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf.

L’ordine è partito dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, che da mesi sta lavorando al caso, coadiuvato dai pm Claudia Terracina e Fabrizio Tucci.

Tutto nasce da una dettagliata denuncia. A redigerla un pezzo da non poco della nomenklatura (una volta tanto quella buona) del nostro apparato pubblico. Si tratta di Alessandra Dal Verme, una carriera al ministero dell’Economia e delle Finanze, oggi responsabile della Ragioneria Generale dello Stato e per un periodo anche presidente del collegio sindacale di FS.

Il pm Paolo Ielo. In apertura Gianfranco Battisti

Una persona che conosce le carte di Ferrovie a menadito, e proprio per questo motivo il suo esposto ha tutti i crismi di un vero e proprio j’accuse sul fronte dei bollenti (e milionari) rapporti intercorsi tra Ferrovie e le compagnie d’assicurazione; e, of course, con il big del settore, Generali.

Torniamo a bomba, cioè alle ultime indagini delle Fiamme Gialle nei quartieri alti di Ferrovie e negli uffici del Capo, Battisti.

Gli 007 della finanza hanno sequestrato una montagna di documenti, ben compreso un bollente Report audit che passa ai raggi x dieci anni di gestione assicurativa di FS & dintorni, dal 2011 al 2019. E i contenuti di un altro report, redatto da poco, e firmato PWC, che sta per Pricewaterhouse Coopers, un multinazionale specializzata in revisioni di bilanci ed Internal Audit.

Per non farla lunga, emergono dei dati davvero anomali.

Su un totale di 550 milioni di premi assicurativi pagati dalle FS, ben l’89 per cento dell’ammontare arriva dal gruppo Generali, per la precisione 490 milioni.

Non basta. Su una ricognizione che ha riguardato un totale di circa 600 polizze per infortuni di dirigenti FS stipulate con Generali, in un arco temporale che va dal 1998 al 207, la bellezza di 66 fascicoli non si trovano più in archivio. Spariti. Letteralmente volatilizzati. Circostanza che fa subito drizzare le antenne agli 007 delle fiamme gialle e, ovviamente, ai pm capitolini.

Da tener presente che l’indagine complessiva non riguarda solo i top manager del gruppo FS, le posizioni cosiddette “apicali”. Ma a 360 gradi tutti i contratti assicurativi stipulati dal colosso del parastato con Generali, a partire dagli appalti relativi alla responsabilità civile “terzi-operai”, per arrivare a rischi incendi-danni.

Insomma, tutto quanto fa polizza.

 

LA CADUTA MIRACOLOSA

Spulciando fior tra fiori, spunta subito un caso eccellente, che farebbe svegliare dal letargo anche il magistrato più assonnato del mondo.

Quello del tremendo infortunio nel bagno che ha colpito il povero (sic) amministratore delegato Battisti, voluto su quella poltrona da uno che di binari e traversine se ne intende, l’ex ministro 5 Stelle Danilo Toninelli.

Ecco il giallo, che si svolge sei anni fa.

Alessandra Dal Verme

Nel 2014 Battisti – una carriera percorsa tutta lungo il binario ferroviario – guida l’Alta Velocità. E’ una bella domenica, il Capo decide di riposare le stanche membra. Fa un bel bagno ritemprante nella sua faraonica villa di Fiuggi, una ventina di vani, un parco di castagni, a pochi passi dalle celebri terme.

Ma ecco il destino cinico e baro

Esce dalla vasca, scivola, si fa male.

A questo punto scattano immediate le cure, e ancor più le perizie. Che accertano un danno da non poco: anzi, per la precisione da 1 milione e 600 mila euro. Neanche fosse finito sotto un suo Freccia Rossa e si trattasse di Valentino Rossi.

La cifra, infatti, viene subito parametrata allo stipendio percepito, 800 mila euro, comunque una miseria per un personaggio così strategico nel parastato di casa nostra.

Il caso viene subito oscurato dai media, non trapela neanche una sillaba, il silenzio che più omertoso non si può.

Non pochi rammentano l’ottimo lavoro svolto dal numero uno delle Direzione Centrale Relazioni Esterne, Angelo Bonerba.

Non si muove foglia neanche in Parlamento. Fino a che due renziani doc, il romano Luciano Nobili e la genovese (ed ex sindaca mancata) Raffaella Paita, decidono di rompere il silenzio. Chiedendo spiegazioni dell’accaduto al ministro dei Trasporti.

Voglia di legalità e trasparenza? Forse. Ma il vero obiettivo è un altro: impallinare il successore del super renziano ex amministratore delegato FS, Renato Mazzoncini, la cui poltrona è stata occupata dallo zingarettiano (e non solo) Battisti. Mazzoncini, tra l’altro, ha dovuto pagare lo scotto per un’inchiesta sulla gestione delle ferrovie in Umbria.

 

BATTISTI CHI ?

Come nasce Battisti? Tutto casa e ferrovie, come abbiamo già scritto.

Ma vediamo qualche dettaglio in più. Classe ’62, originario di Fiuggi (dove possiede, appunto, la faraonica villa), esordisce 32 anni fa alla direzione marketing di Fiat. Ottimo e abbondante trampolino di lancio.

Danilo Toninelli

Dieci anni dopo, nel ’98, fa il suo ingresso in Mamma-Ferrovie, che lo coccola per tutto il percorso di crescita fino al decollo.

Nel 2009 diventa membro del CdA di Artesia spa, una delle controllate.

E poi direttore della divisione passeggeri nazionale e internazionale, nonché dell’Alta Velocità di Trenitalia, poltrone occupa fino a tre anni fa. Quando diventa l’amministratore delegato di FS Sistemi Urbani, fino ad ottobre 2018.

Poi viene lanciato in volo, verso la poltronissima di amministratore delegato e anche direttore generale, un colpo doppio. Non basta, perché viene subito acclamato anche alla Presidenza della Fondazione FS.

Cosa volere di più dalla vita?

Forse quel risarcimento, quella invalidità d’oro da Generali, sudata e meritata. Quelle Generali che aveva circondato di tutte le attenzioni possibili: fino a che punto e in che modo, dovrà ora accertarlo la magistratura capitolina.

Altre chicche lungo il percorso.

Per tre anni, da luglio 2017 a luglio 2020, ha ricoperto la carica di vertice nazionale di Federturismo. Attualmente fa parte del board dell’Università Europea di Roma, ateneo ai più sconosciuto. Quindi fa segnare la sua presenza nel Direttivo dell’Associazione Nazionale Onlus Incontradonna che si occupa di prevenzione del tumore al seno.

Non è nota, negli ambiti scientifici, la connessione tra patologie al seno e traversine ferroviarie.

L’appetito scientifico, si sa, vien mangiando. Ed è forse per questo che dall’eruttante mente di Capo Battista scoppietta un innovativo progetto. Che così illustra Grazia Bontà nello speciale Salute del sito “Sassate”. “Altro che vaccino! Nei primi mesi del 2021, la vera barriere contro la pandemia arriverà dai test di IcuTRAIN (Intensive Care Unit TRAIN), un avveniristico treno-ospedale ideato da SITAEL ma proposto dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e selezionato dall’ESA come vincitore del bando ‘Space in response to Covid 19 outbreak’ fra la bellezza di 136 progetti selezionati”.

E aggiunge: “Potevano la ministra per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano e le ‘teste d’uovo’ che circondano da qualche tempo il sottosegretario di Palazzo Chigi con delega alle politiche dello spazio, Riccardo Fraccaro, lasciarsi sfuggire un’occasione del genere?”.

Certo che no. E ovviamente non poteva farsela sfuggire il Capo di tutti i Treni, Battisti.

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