Nobel, per nulla nobile

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Come dipingere papa Francesco nel girone infernale degli eretici. Come negare che è un serio pericolo il sodalizio della Meloni con il neofascismo rigurgitante. Come condividere la truce menzogna degli assassini di Willy “non l’abbiamo toccato”. Come votare Salvini perché recita il rosario. Come giudicare fake news il quasi milione di vittime del coronavirus. Come lanciarsi dall’aereo con ali di cera in una giornata di solleone. Come offrire un cocktail di latte e vino. Come pensare che sia tv culturale il ‘Pomeriggio Cinque’ di Barbara D’Urso. Come elogiare gli ignobili assassini di neri inermi e come, come, come immedesimarsi del nordico deputato che, cascato nel baratro dell’idiozia destrofila, della probabile, precoce  demenza senile, propone di inquinare il Nobel della Pace, premio non esente da altre storiche gaffe, con l’idea malsana di candidare al prestigioso riconoscimento un soggetto che include nel suo testone di tycoon i seguenti attributi: bugiardo, razzista, omofobo, guerrafondaio, tracotante, spaccone, evasore fiscale, sovranista, egocentrico, sobillatore, eccetera, eccetera. È Christian Tybring-Gjedde il nome dell’irresponsabile, squinternato populista, a cui si deve la bizzarra trovata (eufemismo) di identificare il soggetto appena  descritto a paladino mondiale della pace “per averla mediata tra Israele e gli Emirati Arabi”, con un atto universalmente giudicato (esclusi i contraenti) di prevaricazione dei diritti palestinesi, in sintonia con la decisione illegittima degli Usa di riconoscere Gerusalemme come sede del governo presieduto dal pluri-indagato Netanyahu. Nel retroscena dell’accordo c’è l’interesse degli Emirati a utilizzare la tecnologia informatica israeliana, gli apporti sanitari per combattere la pandemia da coronavirus, mentre la sbandierata rinuncia all’annessione israelita della Cisgiordania è strumentalmente a tempo e l’iniziativa di Trump nasconde l’intento di avere dalla sua parte l’elettorato ebraico.
Il parlamentare norvegese in questione è lo stesso che due anni fa propose di assegnare il Nobel per la pace al dittatore nord coreano Kim Jong-un. Il ‘fattaccio’ coincide con la conferma che Trump ha barato, ha nascosto di essere informato da gennaio della carica mortale del coronavirus, ha ripetutamente minimizzato il rischio della pandemia con dichiarazioni irresponsabili sulla situazione sotto controllo e la fine del pericolo. Quante vittime del Covid sono da addebitare a Trump alla mistificazione della realtà operata per interesse personale a non decrescere in popolarità? Nobel per la pace? Nobel per la pace al promotore di interventi tesi ad accrescere e rendere più sofisticate le armi nucleari? Nobel per la pace al razzista che loda gli ‘eroi’ della polizia assassini di afroamericani?
In risposta alla ricerca di questa mattina in Google, sul caso sollevato dal deputato norvegese, ecco il dato: sessanta i siti che riportano l’incredibile notizia. Il ‘Manifesto’ ha titolato così: ‘Prima candidato al Nobel, poi sbugiardato sul virus”. Il tycoon ammetteva in privato l’emergenza letale del virus, in pubblico lo descriveva come banale raffreddore. Al giornalista dichiarava “il virus attacca e uccide molti giovani”, ufficialmente li definiva “immuni”. Tutto questo, documentato da una serie di audio, che sono parte dell’intervista realizzata da Woodward (esplosivo il libro a sua firma, appena pubblicato, che Trump provato a bloccare).
Noia mortale. La provocano quasi sempre gli spazi televisivi concessi ai candidati in vista del voto ed è un rituale da stravolgere in nome dell’interesse degli spettatori-elettori. Sorprendente eccezione è stata l’intervista-monologo della redazione regionale del Tg3, protagonista Giuliano Granato, che non fosse utopia immaginarlo, sarebbe un rivoluzionario, intelligente, preparatissimo, competente, energico, empatico, brillante governatore della Campania, espresso dalla sinistra-sinistra di ’Potere al Popolo’. Ha 34 anni Granato e maturità politica di gran lunga più consistente di chi compete con i capelli grigi, sostenuto da partiti radicati nella società. Sollecitato a ragionare di economia, ambiente, sviluppo, sanità, mobilità, tecnologia, valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale campano, ovvero del futuro della regione, il candidato di ‘Potere al Popolo” ha dimostrato ampiamente che fuori dal coro dei soliti noti c’è chi potrebbe governare con giovanile autorevolezza. Sorprendente!
In tre righe. Luca Caprini, poliziotto consigliere leghista di Ferrara: è suo il ‘mi piace’ a un post pubblicato sui social, evocativo di Hitler. Questo: ‘Ma quel signore con i baffi che adoperava i forni non c’è più?’
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