MEGLIO MORIRE CHE VIVACCHIARE

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Il suicidio politico somiglia molto alla morte assistita di chi decide liberamente di interrompere la propria vita dopo anni di inutili, inguaribili sofferenze, peggiori della stessa morte. Sembra viaggiare in direzione dell’ ‘ora basta’ l’atteggiamento dei pentastellati, nel senso di lambire il the end della lunga, tormentata agonia, che ha ridotto il movimento 5Stelle a livelli di consenso pari, e forse tra non molto inferiori, a quelli in letale salita della borgatara Meloni. Interrogati sugli ultimi desideri di candidati al nulla, i vertici del Movimento hanno chiesto e ottenuto dai supporter residuali di assecondare l’orgoglio di bandiera, che in concreto sancisce la distanza sociale, no pardon, politica, dal partito democratico e il suicidio politico che propone liste e propri candidati per il voto di rinnovo dei governi regionali e di mille comuni.  Ogni più generosa interpretazione dei sondaggi racconta che i candidati grillini, ma sarebbe più consono chiamarli nella circostanza ‘grullini’, devono sudare molte camicie per ottenere percentuali di voto in doppia cifra. Dunque, non c’è prospettiva che un flop collettivo. Diranno i seguaci della dottrina ‘viva la libertà’, che votarsi a morte politica certa è diritto inalienabile. Giammai contraddirlo: sta di fatto che il ‘mors tua’, alla vigilia del 20 e 21 settembre, è anche un traino a ritroso per il convoglio Dem. Il rischio palese, per tutti ad eccezione dei vertici pentastellati, è di consegnare territori alla destra, che gioca con un’unica squadra elettorale e  di fascistizzare regioni e comuni di un Paese fin troppo tollerante nei confronti di rigurgiti impuniti della destra.
Un inciampo istituzionale, contribuì, è ben chiaro a tutti, alla sconfitta di Ilary Clinton alle presidenziali del 2016, ovvero l’uso del suo account email privato per trattare questioni relative all’incarico di segretaria di Stato. Trump definì l’abuso ‘peggio del Watergate’. Ora, la stessa imputazione vale per Melanie Trump, e guardando al passato per la figlia Ivanka, il genero Jared Kushner, il ministro del commercio Wilbur Ross. La denuncia, in un libro-diario scottante è di Stephanie Winston Wolkoff, ex consigliera e amica della first lady. Che dire, alla luce di questa rivelazione e del ricordo dello scandaloso ‘copia-incolla’ del discorso di Michele Obama operato Melanie operato dalla moglie di Trump, il suo recente candore (“auspico l’unità del Paese”) suscita serie perplessità sulla funzione di ‘pompiere’ che compie, alle prese con fitti getti d’acqua sull’istigazione alla violenza del tycoon.
Parità salariale uomo-donna? Una chimera e chissà che non ci voglia una nuova rivoluzione delle suffragette per ottenere giustizia. Ma cosa potrà cambiare l’ignobile ingiustizia di salari sperequati tra Nord e Sud del Bel Paese? Call center: a Torino operatori pagati 1.250 euro, a Palermo 583, cioè meno della metà. Camerieri: a Venezia 1.516, a Napoli 950. Segretarie: a Napoli il 40,5 per cento in meno che al Nord: a Bologna 1.400 euro, a Napoli 858. Remember, ricordatelo: è di Salvini lo spot elettorale “Prima il Nord”.
A che prezzo e quanti sarebbero disposti a comprare il lavoro di postino in quel di Elicito, nella ridente regione Marche? Qualche milione di candidati. Perché? Il ruolo, ora è coperto da Ivana Primucci, che due volte alla settimana consegna lettere (ma quante?) e pacchi (ma quanti?) ai sette (sic!) abitanti del borgo: due pensionati, la barista (apre il locale solo d’estate), una donna anziana e tre suoi concittadini. Vita comoda? Certamente, anche se Ivana consegna la posta puree a Poggio San Vicino (duecento anime). A proposito, la postina in questione, detto agli aspiranti eredi del posto, ha 46 anni e dunque è ancora lontana dal pensionamento.
News dalla capitale. Virginia Raggi, peggiore sindaca d’Italia di grandi città, presenzia (con la fascia tricolore?) alla consegna di banchi mono studente in una scuola romana. Bene, ma ignora i cumuli di rifiuti tossici (un cimitero di amianto in venti grossi bustoni, molti aperti) a cielo aperto di una discarica abusiva grande circa duecento metri quadrati, in piena città.
Chi ha dimenticato il Salvini dell’uso strumentale del rosario? L’abuso fa scuola: Trump, a Kenosha, dove ha elogiato la polizia (sette colpi di pistola alle spalle del nero Jacob Blake e paralisi degli arti inferiori), ha chiesto a un prete di pregare, subito accontentato: “Signore, prego pe il nostro presidente. Continuerai a dargli il domino del vento (!!!), amen”.
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