Non è una boutade: Virginia scommette sul raddoppio

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Prima un gran clamore, ovvero il ‘dalle stelle alla polvere’ delle due fasi: exploit grillino della Raggi, poi la sequenza di eventi giudiziari, che aggravano la sentenza sull’assurdo di una sprovveduta donzella proiettata sul più alto scanno del Campidoglio. Infine la sordina, imposta sull’evidenza di un soggetto assolutamente inadeguato, responsabile di comportamenti ai limiti e oltre la legalità, su un vero caso di anomalia elettorale, figlio della domanda ‘rivoluzionaria’ di antipolitica del grillismo. Il clamore sull’inettitudine della Raggi, enfatizzata in negativo da guai giudiziari, si è dissolto nel buco nero della smemoratezza, a tutto vantaggio dell’incredibile autocandidatura odierna a sindaca bis, agevolata dal lungo black out informativo in favore del monopolio mediatico per la pandemia del Covid.
Il velleitarismo di Virginia, bollata dal giudizio popolare e politico come peggior sindaco della capitale degli ultimi decenni, è un evidente paradosso, conseguenza di default della memoria collettiva, per responsabilità dei media che hanno dato priorità assoluta all’‘inedito’, al nuovo del coronavirus, da tradurre in surplus di giornali e informazione televisiva in danno di ogni altro tema.
In sintonia con le vistose crepe aperte nel traballante edificio grillino, costruito con i mattoni reboanti dell’onestà e della trasparenza, l’ambiziosa intenzione della Raggi di non scollare il lato B dalla poltrona di prima cittadina, accende un’altra miccia del materiale l’esplosivo che ha sgretolato gran parte del consenso iniziale al movimento figlio del comico genovese. E la sortita dell’eterea Virginia non è scivolata addosso ai suoi detrattori. Il ‘no’ dei Dem è drastico e perfino la quota in salute etica dei 5Stelle reagisce con grande imbarazzo. Per il momento sembra non esserci ostilità di particolare aggressività della destra, che probabilmente si riserva di andare all’attacco della maggioranza nella fase calda pre-elettorale di Roma. È  choc in casa 5Stelle per la rivelazione che degli ‘onorevoli’ destinatari del ‘bonus’ riservato a soggetti in seria difficoltà economica per il lockdown, fa parte anche un loro deputato. Il vulnus alimenta l’imbarazzante polemica interna al Movimento sui furbetti che rifiutano di rinunciare a parte delle prebende parlamentari, come imporrebbe l’etica statutaria pentastellata e si acuisce con il caso Raggi, che insistesse sulla seconda candidatura, minerebbe anche l’impegno d’onore di ritirarsi in buon ordine dopo il primo mandato.
È senza pudore il proclama della Raggi: “Abbiamo fatto tanto e abbiamo tanto da raccogliere: non ci sto ad apparecchiare la tavola per far mangiare quelli di prima con i frutti del nostro lavoro”. Difficile sorvolare sulle tante mancanze dell’attuale amministrazione capitolina, che non è mai stata in grado di fornire alla città un sistema minimamente decoroso di raccolta dei rifiuti (Ama), né di organizzare in modo efficiente i trasporti pubblici (Atac), che consente all’opposizione di imputarle, tra l’altro, 50mila buche del fondo stradale, 120 alberi caduti per incuria, gli scandali nelle municipalizzate e le ragioni di ripetute inchieste della magistratura.  Il ‘manifesto’ per la rielezione della sindaca lo scrive tale Paolo Ferrara, ex capogruppo in consiglio comunale. Censurando l’ipotesi di mancata ricandidatura firma questo epico pensiero: “Sarebbe come fermare Michelangelo che lavora alla Cappella Sistina”. Cioè, interrompere un bilancio disastroso: 16 autobus finiti in fiamme, stop alle opere avviate e mai concluse, zero in programmazione per il futuro di Roma, crisi profonda delle ‘partecipate’, nodo rifiuti gravato di ricorsi finanziari e sconquassato dal susseguirsi di amministratori nominati e ‘licenziati’, settore trasporti in corso di concordato fallimentare.
Ecco il test sul gradimento dei sindaci delle grandi città italiane: la maglia nera del peggiore l’indossa indomita la Raggi, ma lei reagisce alla bocciatura con un fatidico me ne frego: “Io vado avanti!!!”
Merita la santificazione, si chiama Bocci, prediletto tra i prediletti di Salvini scelto per contrastare il dem Nardella a Firenze e sonoramente sconfitto. Sentite a quale nobile incentivo si è ispirato per chiedere il bonus di 600 euro, pur essendo titolare di un reddito per il 2019 di 277 mila euro: “L’ho preso per darli ad associazioni che si occupano di disabili, poveri, tossicodipendenti”. La ‘confessione’, bisogna convenirne, merita che Bocci sia segnalato al Vaticano, direttamente a Papa Francesco, perché istruisca le pratiche di beatificazione.
Di fronte a siffatta cialtroneria, da naso lungo alla Pinocchio, che fare? Incavolarsi di brutto o considerarla il soggetto per una comica da proporre Crozza per il suo show televisivo?  Susanna Ceccardi, candidata leghista alle regionali toscane, prima della confessione ha definito ‘vergogna’ che un deputato chiedesse il bonus. Dopo il venire allo scoperto di Bocci lo ha strenuamente difeso. Viva la Lega.
Ivrea, covo di nazifascisti? In passato scritte sui muri inneggianti a Hitler, svastiche, che hanno indignato anche una donna di colore, nata nella città piemontese, figlia di un musicista originario del Trinidad. Sua la frase sugli ignobili rigurgiti: “Non fanno parte della nostra storia”. In risposta la scritta con uno spray nero sui muri; “Via i negri e le negre” Per fortuna c’è chi ha reagito ricordando che Ivrea è città solidale, accogliente, ma resta il rischio del diffondersi impunito di manifestazioni apologetiche, e sempre più esplicite, delle sconfitte dittature.
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