NAPOLI / QUEL MARE PRIVATIZZATO CHE NON BAGNA PIU’

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Abbiamo ricevuto in questi giorni diverse mail incazzate di cittadini napoletani alle prese con il tentativo di fare un bagno in uno spazio pubblico, in una spiaggia libera diventata – in questi tempi di coronavirus – ormai un’utopia.

Soprattutto in una città non più bagnata dal mare.

Ecco il testo della più fresca incazzatura, calda calda come una sfogliatella appena sfornata.

“L’altro giorno ho letto su Repubblica Napoli un articolo sui lidi di Mergellina e Posillipo a Napoli. Mi sono rincuorato perché ho visto che ci sono centinaia di posti a disposizione, nelle zone di spiaggia libera”.

“Stamattina alle 10 sono andato al Lido delle Monache, che ho già frequentato negli anni scorsi perché l’acqua è pulita e sembra di non stare a Napoli, anche se vedi Capri davanti e puoi nuotare sotto palazzo Donn’Anna”.

“Sono rimasto di sasso. All’ingresso c’è un posto di blocco, con tre tipi e un banchetto che registra i nomi e hai prenotato per scendere al lido Sirena”.

“Ho chiesto di accedere per andare nella spiaggia libera comunale, mi hanno risposto che è vietato l’accesso perché il Comune non fa niente. E mi hanno fatto vedere un foglio messo sulla cancellata dal Lido come avvertimento. C’è scritto che il Comune non ha fino ad oggi provveduto a mettere a posto, pulire e sanificare la spiaggia libera e non ha comunicato niente sulla regolamentazione dell’accesso. Quindi loro non ci possono fare niente. E’ colpa del Comune, dicono. Fino a che non hanno chiarimenti non aprono la spiaggia libera”.

“Mi sono cadute le braccia. Avevo fatto a piedi da Mergellina fino a palazzo Donn’Anna, sotto il sole che picchiava, e poi questo. Mi sono affacciato dove vi deve uno spicchio del Lido delle Monache, non c’era nessuno e l’acqua era azzurra e verde come in Sardegna”.

“Me ne sono tornato a Mergellina e a largo Sermoneta ho visto ferma un’auto dei carabinieri. Mi sono rivolto a loro, gli ho spiegato la situazione e loro mi hanno risposto che non era competenza loro, dovevo rivolgermi al Comune di Napoli oppure alla Municipalità. Ho detto che era un totale abuso, perché non è possibile che un privato chiude l’accesso pubblico di una spiaggia libera. Loro hanno detto che c’erano forse degli accordi tra il Comune e il bagno privato, che apriranno tra giorni, comunque dovevo rivolgermi al Comune o alla Municipalità”.

Storie di ordinaria follia a Napoli. Dove esistono pochi lembi di spiaggia libera, ora negati all’accesso dei cittadini. Quanto meno per menefreghismo, dal momento che a Palazzo San Giacomo – sede del Comune – di tutta evidenza se ne fregano del loro stesso patrimonio comunale, quindi di tutti i cittadini, come ad esempio il lido dello Monache. E viene lasciato campo libero ai privati, ai concessionari che sottraggono quel bene pubblico del quale, anzi, dovrebbero prendersi cura, visti i bassissimi fitti che vengono pagati, veri regali elargiti dal Comune stesso.

Ma in una città da terzo mondo, dove non funziona un cavolo, cosa vogliamo pretendere? Il diritto ad un tuffo nel mare blu?

Vergogna.

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