Autarchia canaglia

Condividi questo articolo

La politica a dimensione internazionale è sostanzialmente un mix tra le parole emissario e immissario, cioè tra fiume che alimenta le buone relazioni multilaterali e lago che si alimenta dell’interscambio economico-sociale-culturale. Il loro contrario sono le forme più o meno aggressive di sovranismo. La reciproca, proterva autarchia, è fondamento della dichiarata ostilità di un paio dei poli dominanti la Terra ora e molto probabilmente nel futuro dell’umanità. L’uno contro l’altro armato, l’incredibile Trump e il dispotico Xi Jinping confliggono con pari spocchia e a fasi alterne usano le armi del ricatto incrociato. Dazi sull’import, embargo, stop ad acquisto e vendita di beni prodotti dal ‘nemico’. Il tycoon, fenomeno da baraccone che prestato a un Luna Park farebbe la sua fortuna, è terrorizzato dall’incedere a grandi falcate del gigantismo cinese. Il suo antagonista mostra i muscoli e risponde colpo su colpo. I due ‘compari’ hanno estimatori-imitatori ovunque. Uno fra tutti è il turco Erdogan, uno che il dissenso lo vede come la peste e per ridurlo a zero riempie le carceri, esattamente come opera  Trump, che tappa la bocca ai contestatori con migliaia di arresti e nel corso della protesta per l’omicidio brutale di un nero minaccia la polizia “Chi non arresta è un idiota”, o  come Xi Jinping, che  si oppone con violenza inaudita a chi rivendica l’autonomia di Hong Kong.

Perché sorprendersi se risulta un appello accorato quanto vano l’invito di Mattarella perché l’Italia professi concretamente l’idea di unità, fondamentale per aver ragione della crisi figlia della pandemia? Nel giorno delle nozze di platino dal Paese con la democrazia della Repubblica antifascista, orde di disfattisti manifestano nelle piazze del Paese, rappresentazione in sedicesimo del sovranismo, in parallelo con disaggreganti autonomie regionali, che alimentano una forma di caos istituzionale.

Di che meravigliarsi se la Grecia, salvata a più riprese dalla bancarotta, chiude i confini e nega la presenza estiva agli italiani di regioni colpite più di altre dal Covid-19, anziché concordare le modalità per garantire la sicurezza dei turisti e di chi li ospita? In particolari contingenze la voce grossa è la scelta vincente e bene fa l’Italia se replica duramente alla Grecia e a chiunque chiuda i cancelli d’ingresso nel proprio Paese con motivazioni di egoismo sovranista.
Nei giardini del Quirinale gli applausi di un unico fruitore, il nostro Presidente a cui ha reso omaggio la semi orchestra di 15 elementi, hanno risuonato in surreale anomalia al termine delle note dell’inno di Mameli eseguite solo da strumenti ad arco, come i brani del successivo, tradizionale concerto, che hanno pervaso mestamente il ‘mare del silenzio’ del Quirinale.
Questa mattina le immagini emotivamente coinvolgenti di Mattarella, che ha reso omaggio ai caduti in piazza Venezia, mentre il cielo era solcato da lunghe scie tricolore della formazione acrobatica delle “Frecce”. Un occhio al televisore, alla tromba che eseguiva il ‘Silenzio’, un occhio al mare del golfo di Napoli. Dopo tre mesi le scie spumeggianti di motoscafi, yacht, che lasciavano il porto di Mergellina e a tutto gas puntavano a Capri, Ischia; la sagoma di un traghetto, decine di scie sul blu intenso del mare a lungo risparmiato dall’inquinamento. Nel 30 pollici l’ufficialità del 2 Giugno, dal mare la liberatoria sonorità dei fuoribordo. In cielo, di nuovo il rombo di un ‘jet’, quasi dimenticato, premonitore, forse, della prossima normalità; la via Caracciolo riconquistata, il sì via cellulare del ristoratore ‘amico’, che per le 14 di oggi ha proposto un tavolo sul terrazzo con vista Vesuvio, a distanza precauzionale dagli altri. Sembra domenica, una domenica come tante della normalità e ancora non lo è, ma è molto simile.
Condividi questo articolo

Lascia un commento