COVID-19 / VIETATE LE AUTOPSIE DAL GOVERNO. CALPESTATE SALUTE & RICERCA

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Governi killer. Tutti quegli esecutivi che da quando è scoppiata la pandemia per il Covid-19 hanno stravolto leggi & buonsenso impedendo di effettuare ogni autopsia, quando si abbia il sospetto che il decesso sia da attribuire al coronavirus.

Ai confini della realtà. Calpestando ogni diritto della scienza per capire sul serio la portata della pandemia. Ingenerando un “pandemonio” di cifre del tutto strampalate. Creando un autentico calderone nel quale finiscono per mescolarsi decessi d’ogni tipo.

Alla faccia del progresso, del contrasto reale al virus e d’un minimo principio di civiltà.

E’ possibile mai che tutto ciò avvenga in molti paesi, ben compresa l’Italia, e che nessuno osi dire qualcosa in contrario? Che sia imbavagliata ogni forma di opposizione e denuncia al cospetto di tale scempio?

Un altro massacro scientifico, perfettamente legalizzato.

 

IL TESTO SENZA TESTA

Leggiamo il testo della Circolare diffusa il 2 aprile a tutti gli ospedali italiani dal Ministero della Salute retto da Roberto Speranza.

Ecco l’articolo 1 del testo. “Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio”.

Roberto Speranza

Passiamo all’articolo 2. “L’Autorità Giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l’autopsia non sia strettamente necessaria. Analogamente le Direzioni sanitarie di ciascuna regione daranno indicazioni finalizzate a limitare l’esecuzione di riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi di causa del decesso, limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e di approfondimento”.

Vi rendete conto di quanto stabilisce tale folle circolare?

Ispezione esterna del cadavere?

Ma siamo nel cuore della Papuasia?

Eppure, in un documento redatto giorni prima (per la precisione il 22 marzo) dalla Società Italiana di Anatomia Patologica, veniva espressamente messo nero su bianco: “Qualora all’esito della valutazione preliminare si ritenga che un decesso possa essere dovuto al Covid-19, i successivi accertamenti devono essere orientati alla conferma della diagnosi e alla precisa definizione del ruolo dell’infezione di Sars-Cov-2 nel determinismo della morte”.

Più chiari di così. Ma il governo se ne è ampiamente fregato di tale raccomandazione.

 

SCRIVE “NATURE

Vediamo cosa scrive a maggio (adesso) l’autorevole Nature a proposito della fondamentale importanza delle autopsie, soprattutto in tempi di coronavirus.

“Il rallentamento dell’autopsia ostacola la ricerca di come uccide il coronavirus. I sistemi sanitari, i blocchi e i requisiti di sicurezza hanno ostacolato gli sforzi per raccogliere i tessuti dai pazienti che sono stati cruciali per la ricerca”.

Così esordisce la giornalista scientifica di Nature, Heidi Ledford.

Che così continua: “Quando la pandemia di coronavirus si abbattè sulla città di Bergamo, in Italia, a partire da febbraio, l’ospedale Papa Giovanni XXIII fu rapidamente sopraffatto. I medici si sono attivati per dedicare l’ospedale, uno dei più grandi della regione, alle cure delle persone con Covid-19”.

Andrea Gianatti col suo staff medico

“Presto, tuttavia, il patologo Andrea Gianatti e i suoi colleghi iniziarono a spostare la loro attenzione su una priorità meno visibile: le autopsie. ‘E’ nata la necessità di capire come la malattia colpisce i vari organi’, afferma Gianatti. ‘E il modo più efficace era eseguire l’autopsia’”.

Prosegue Ledford: “Le autopsie sono un lavoro scrupoloso in condizioni normali; durante un’epidemia di malattia infettiva, il rischio aggiuntivo richiede precauzioni di sicurezza che le rendono ancora più ardue. Dal 16 marzo, il team di Gianatti ha eseguito 80 autopsie di persone che si sono dimostrate positive al coronavirus. ‘Il gruppo in genere gestisce solo 150 autopsie in un anno. Pochi ospedali, in Italia, dispongono delle attrezzature e delle risorse di sicurezza per avviare un’impresa simile’, afferma Gianatti”.

Prosegue la reporter di Nature: “I ricercatori di tutto il mondo si sono affrettati a studiare Covid-19, una malattia che attacca principalmente i polmoni, ma ha anche effetti sconcertanti su cuore, reni e cervello. La furia pandemica e i relativi blocchi hanno complicato gli sforzi per raccogliere i campioni di tessuto di cui i ricercatori hanno bisogno per capire come il nuovo coronavirus provoca tale caos. Ora, i patologi sono alla ricerca di modi per raccogliere sistematicamente tali campioni e condividere i risultati”.

Ledford, nel suo reportage, raccoglie le voci di diversi ricercatori internazionali, impegnati nella lotta contro il coronavirus e per difendere strenuamente la prassi scientifica dell’autopsia.

 

PARLANO I PATOLOGI

Afferma il patologo Roberto Salgado degli ospedali GZA-ZNA di Anversa, in Belgio: “Abbiamo bisogno di quei tessuti per determinare cosa sta uccidendo i pazienti colpiti da Covid-19. E’ la polmonite? Sono coaguli di sangue? Perché sviluppano insufficienza renale? Non ne abbiamo idea”.

Sostiene un altro patologo di fama, Andrew Connolly, dell’Università della California, San Francisco. “Una pandemia è un momento difficile per concentrarsi sulla raccolta di tessuti per la ricerca. I sistemi sanitari sono travolti; gli elementi essenziali, compresi i dispositivi di protezione individuale e i reagenti di laboratorio, sono scarsi e gli operatori sanitari stanno già assumendo un enorme rischio personale nel prendersi cura dei loro pazienti”.

Dichiara Phil Quinlan, direttore del Clinical Research Collaboration Centre dell’Università di Nottinghan, in Inghilterra: “Mentre i ricercatori fanno fatica a comprendere i numerosi effetti di Covid-19 sul corpo umano, chiedono a gran voce l’accesso ai campioni dei pazienti. La richiesta è cresciuta rapidamente nei primi giorni dell’epidemia nel Regno Unito”. E aggiunge: “Se non hai una connessione diretta con un medico coinvolto in un programma di sperimentazione clinica, quasi sicuramente non otterrai campioni in questo momento”.

Commenta Heidi Ledford: “Il National Biosample Centre a Milton Keynes, nel Regno Unito, è stato convertito in un centro di elaborazione dei test Covid-19. Anche i campioni come il sangue di pazienti Covid-19 sono difficili da trovare”.

Phil Quinlan

E continua: “Anche nel mezzo dell’epidemia, alcuni centri hanno trovato il modo di raccogliere dati. In Brasile, la patologa Marisa Dolhnikoff dell’Università di San Paolo e i suoi colleghi hanno utilizzato autopsie minimamente invasive per prelevare campioni di tessuto. Invece di utilizzare la procedura standard, che può richiedere la rimozione di interi organi, il team di Dolhnikoff effettua biopsie con ago da varie posizioni del corpo, usando gli ultrasuoni come guida”.

Sottolinea Dolhnikoff: “La tecnica è considerata più sicura di una normale autopsia, che espone il patologo agli agenti infettivi e quindi spesso deve essere eseguita in una sala dedicata con un flusso d’aria che minimizzi il rischio, un allestimento che in Brasile pochi ospedali hanno”.

Il team della patologa carioca ha analizzato decine e decine di campioni da polmoni, cuore, fegato, reni, milza, pelle e cervello, e sta cercando di capire perché i coaguli di sangue sono così comuni nei pazienti con Covid-19 grave.

Passiamo negli Stati Uniti e vediamo cosa ne pensa un altro patologo intervistato da Ledford, vale a dire Matthew Leavitt, direttore medico di Lumea, una società di “patologia digitale” a Lehi, nell’Utah. “Per determinare cosa sta succedendo in quegli organi, i ricercatori hanno bisogno di un gran numero di campioni. In un ambiente normale, l’autopsia risponde alle domande su un paziente. Nel caso di una nuova malattia emergente, l’autopsia è fondamentale per tutta l’umanità”.

Tutta l’umanità. Capito?

 

DATABASE SALVAVITA

La reporter scientifica di Nature racconta un’altra significativa esperienza, quella portata avanti dal patologo Peter Boor della RWTH Aachen University in Germania, dove è stato creato un database di autopsie Covid-19, in modo tale che i ricercatori possano condividere i loro dati, privati dalle informazioni identificative. “Vorrebbe condividere a livello internazionale – commenta Ledford – ma ha rapidamente scoperto che anche in Germania rappresentava un’enorme sfida logistica. Ogni lander ha diversi requisiti legali che regolano le autopsie e la privacy dei pazienti”.

Siamo ora al parere di Amanda Lowe, amministratore delegato di Visiopharm, un’altra sigla che opera nel campo della patologia digitale in Colorado, a Westminster. “Chiunque fa un passo avanti e ha accesso ai tessuti anche da un solo paziente è estremamente prezioso”.

Ecco il commento finale di Heidi Ledford: “Salgado, Lewitt e un team di patologi stanno affrontando la sfida di creare un ‘repository’ internazionale di patologie Covid-19. Stanno collaborando con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che mantiene un database di patologia tumorale. E stanno mettendo insieme le linee guida per la raccolta sicura di campioni di autopsia e un modo standardizzato di registrazione dei risultati. Finora, ricercatori provenienti da 25 paesi hanno dichiarato di essere interessati a partecipare, anche se un simile deposito richiederà probabilmente mesi per essere completato”.

Intanto, il ministro della salute di casa nostra russa.

Il governo dorme.

Limita drasticamente, anzi praticamente vieta le autopsie.

Se ne fotte di contribuire alla ricerca – quella autentica – per identificare e sconfiggere il coronavirus.

Stanno ammazzando quel che resta della nostra Salute. E della Democrazia.

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