GRUPPO MARCUCCI / KEDRION ATTACCA LA VOCE SUL FRONTE DI WUHAN

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Ennesimo attacco “legale” del gruppo Marcucci alla Voce, colpevole di aver pubblicato un’inchiesta sulle ultime avventure cinesi della corazzata di famiglia, Kedrion.

A questo punto sorge spontanea la domanda: in quale paese pensano di vivere, i signori Marcucci, che non tollerano neanche una parola fuori dal coro, un articolo in cui si pongono delle domande che in democrazia, fino a prova contraria, non sono state ancora messe al bando?

Ritengono di abitare – è il caso di dirlo – in Cina e seguire leggi & norme di quel regime? O di stare tutti in Corea del Nord, alla corte del redivivo Kim Jong-un

Rammentiamo subito ai lettori qual è, stavolta, la pietra dello scandalo.

Si tratta della cover story del 6 maggio titolata “Gruppo Marcucci / Kedrion, le ricerche su Covid-19 nei laboratori di Wuhan”.

 

IL “GIALLO” GIALLO

La parte “incriminata” si riferisce ai rapporti di lavoro intercorsi e intercorrenti tra il gioiello di famiglia Kedrion – reginetta nella lavorazione e distribuzione di emoderivati in Italia – e “un gruppo  cinese nell’area di Wuhan”.

A fornire la clamorosa notizia – di grosso interesse, evidentemente, per l’opinione pubblica – è Paolo Marcucci in persona, vale a dire l’amministratore delegato di Kedrion, che ha appena rilasciato un’intervista all’inserto Economia del Corriere della Sera.

La fonte della notizia è quindi nientemeno che il timoniere della corazzata, l’erede del patriarca-padrone Guelfo e fratello di Marilina e Andrea Marcucci, animatrice del Carnevale di Viareggio la prima, mentre il secondo è capogruppo del Pd al Senato, allevato politicamente nella scuderia di Sua Sanità Francesco De Lorenzo.

E’ infatti il rampollo Paolo ad aprire il suo cuore al redattore di via Solferino, Carlo Cinelli, che firma l’articolo-intervista “Kedrion prepara la cura per i medici – Munizioni antivirus”.

Ecco il passaggio clou che ha fatto drizzare le antenne alla Voce.

Racconta Marcucci a Cinelli: “Ci hanno chiamato dalla China National Biotech Group (CNBG), controllata da Sinopharm, uno dei più grandi gruppi cinesi attivo nel biotech. Avevamo già collaborato, sono vicini all’area di Wuhan, il loro vertice ha guidato la missione dei medici cinesi in Italia ai primi di marzo”.

Avete capito? “Sono vicini all’area di Wuhan”, non nei dintorni di Boston.

Questa la sostanza.

L’avvocato Carla Manduchi. In apertura Paolo Marcucci

Ci siamo poi posti – e abbiamo posto, soprattutto alle autorità sanitarie di casa nostra – alcuni interrogativi che ci paiono sostanziali: “E’ tutto ok sotto il profilo della sicurezza sanitaria? Siamo certi al cento per cento che i ricercatori di Kedrion inviati in missione in Cina siano sempre stati e siano in buona salute? Le nostre autorità, a cominciare dall’Istituto Superiore di Sanità, sono perfettamente a conoscenza di quello che è successo, dei duraturi rapporti intercorsi?”.

Domande naturali, quasi d’obbligo, in una normale democrazia dove sopravvive – nonostante censure, intimidazioni & pandemia – un qualche brandello di libertà di stampa, che di tutta evidenza infastidisce lorsignori.

Ecco cosa scrive, via mail, a poche ora di distanza, il nuovo legale di casa Marcucci, l’avvocato Carla Manduchi.

 

 

ATTACCO ALLA VOCE

“Le scrivo a nome di Kedrion Spa per incarico conferito dal Presidente ed Amministratore delegato Dott. Paolo Marcucci, per chiederLe la rimozione immediata dal web dell’articolo cui all’oggetto”.

“Siamo costretti a prendere atto che il suo ingiustificabile accanimento nei confronti della famiglia Marcucci e – ora anche – contro la società Kedrion Spa non si placa, ed abbiamo registrato negli ultimi mesi attacchi quasi settimanali, che non ci sono indifferenti e di cui ci accingiamo a chiedere conto nelle competenti sedi”.

“Tutto ciò è di per sé intollerabile”.

“Certamente non sopporteremo un altro giorno soltanto il permanere sul web del suo ultimo articolo che, già dal titolo, pone un tema infamante di rilievo internazionale: l’esistenza di una collaborazione tra Kedrion ed il laboratorio ‘untore’ di Wuhan”.

“A tale allusione concorrono le fotografie riprodotte che in un caso arrivano addirittura al fotomontaggio artefatto”.

“La notizia data in questi giorni da giornalisti ben più seri è completamente diversa ed è stata accolta con entusiasmo dalla comunità scientifica ed economica italiana: la possibilità che Kedrion collabori con un’azienda cinese esperta di biotecnologie (vicina solo geograficamente a Wuhan) per perfezionare una cura per il Covid-19, che sfrutti anche frazioni plasmatiche”.

“Proprio per la sua esperienza – e sia consentito dirlo – per l’eccellenza nel settore e per il suo riconosciuto ruolo di player competitivo sul mercato mondiale Kedrion è stata, dunque, contattata”.

“Ogni sua allusione, compiuta per di più con manipolazioni fotografiche (il logo Kedrion riprodotto non è più neanche attuale), crea gravissimi danni di immagine alla Società da me qui rappresentata, che non ho neppure bisogno di descrivere”.

“La invito pertanto, a provvedere preliminarmente e immediatamente alla rimozione di ogni riferimento di collegamenti tra la Kedrion ed il laboratorio di Wuhan, tacciato in questi giorni dalla stampa internazionale di aver addirittura creato a tavolino il virus che sta determinando un vero e proprio eccidio a livello mondiale”.

“Con ogni riserva di agire in sede civile e penale”.

 

ROTAZIONE DI TOGHE

Prima constatazione. A casa Marcucci è in voga la rotazione degli avvocati per difendere i loro interessi. L’ultima “intimazione” ci era arrivata circa tre mesi fa da Paolo Cacciapuoti, del foro di Genova, in seguito alla nostra inchiesta sul colosso chimico DuPont alle prese con un mega contezioso civile per l’avvelenamento di migliaia di americani, una vicenda giudiziaria rimbalzata nelle cronache per il film “Dark Water” e molto simile a quella del sangue infetto nel nostro Paese.

Cacciapuoti è non solo un avvocato di famiglia, ma è stato anche rappresentante legale di alcune società dell’arcipelago Marcucci.

Uno stabilimento Kedrion

La storica toga della Marcucci dinasty è invece Alfonso Stile, che già ad inizio anni ’90 inviò un’infuocata missiva alla Voce; e ancora tre anni fa si lamentò di una nostra inchiesta, quando era in corso il processo per il sangue infetto a Napoli in cui erano coinvolti alcuni ex dirigenti delle società del gruppo Marcucci, tutti “assolti” dopo tre anni di udienze perché “il fatto non sussiste”, come ha più volte scritto la Voce.

Il braccio destro di Stile nel corso del processo partenopeo è stato Carla Manduchi, ora mandata alla carica per questo ennesimo assalto alla Voce.

Alla lunga lettera di Cacciapuoti, tre mesi fa, la Voce ha risposto in modo articolato, punto per punto.

Lo stesso facciamo adesso, con la missiva firmata Manduchi. Sorge la domanda: come mai dopo tre mesi cambiare cavallo (togato) in corsa?

 

LA VOCE RISPONDE

Manduchi scrive di “ingiustificabile accanimento” non solo nei confronti della famiglia Marcucci ma anche contro la società Kedrion spa. E di “attacchi quasi settimanali negli ultimi due mesi”.

Cadiamo letteralmente dalle nuvole. Negli ultimi tre mesi abbiamo scritto solo due inchieste: quella subito attaccata da Cacciapuoti sul caso DuPont; e quella del 6 maggio sulle vicende Covid-19. Due inchieste in tre mesi.

E all’avvocato Cacciapuoti che ci accusava di aver orchestrato negli ultimi tempi una vera campagna di stampa contro la famiglia Marcucci, abbiamo risposto che non si tratta affatto di una “campagna” ma di una “prateria” di stampa, iniziata dalla Voce ben più di 40 anni fa, per la precisione con un’inchiesta del 1977, proseguita con decine e decine di articoli sulle vicende e poi sul processo per la strage del sangue infetto. Nel frattempo, contrassegnata anche dal libro “Sua Sanità” dedicato all’allora ministro Francesco De Lorenzo, pubblicato nel 1991 e nel quale un intero capitolo era dedicato alle imprese di casa Marucci.

Imprese tra le quali, di tutta evidenza, non poteva comparire la stella di Kedrion, spuntata molti anni dopo e della quale la Voce ha avuto modo di scrivere negli ultimi anni: quindi non solo adesso, con l’articolo che documenta i rapporti di lavoro tra la corazzata toscana e i laboratori di Wuhan.

Eccoci dunque al nodo. La Voce, nell’inchiesta del 6 maggio, ha esercitato in pieno il diritto-dovere di cronaca, dettagliando quanto lo stesso Paolo Marcucci rivela, gonfiando il petto d’orgoglio nazionale: ossia i rapporti già intercorsi e intercorrenti con la società cinese leader nelle biotecnologie nell’area di Wuhan.

Adesso l’avvocato Manduchi ci fa sapere che “l’azienda è vicina solo geograficamente a Wuhan”.

E’ quanto abbiamo scritto noi, precisando il nome (con tanto di acronimo) dell’azienda.

Proprio come ha raccontato Paolo Marcucci in persona al giornalista del Corsera!

E’ oltraggiosa, diffamante, infamante la semplice descrizione dei rapporti tra Kedrion e China National Biotec Group? Appena narrata dall’attuale capo di Kedrion al primo quotidiano nazionale?

Ma siamo su “Scherzi a parte”?

Non avendo altri specchi sui quali arrampicarsi, l’agile avvocato Manduchi tira fuori l’incredibile storia del “fotomontaggio artefatto” e di “manipolazioni fotografiche”. Che fa ridere i polli. L’accostamento fra il marchio Kedrion e una foto della Cina altro non è se non il montaggio fotografico di una intesa commerciale e scientifica rivendicata dallo stesso Gruppo Marcucci.

Non fa ridere, invece, la tragedia delle migliaia di morti per la strage del sangue infetto, sulla quale – per ora – è calato il sipario, come decretato tre anni fa dalla sentenza pronunciata dalla seconda sezione penale del tribunale di Napoli.

Quelle vittime non sono state colpite dal destino cinico e baro.

Né da un virus ignoto e maledetto.

E un giorno, prima o poi, avranno Giustizia.

 

 

LA LETTERA DELL’AVVOCATO MANDUCHI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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