STADIO A ROMA / IL MATTONARO CECO E IL CAMPIDOGLIO NON VEDE

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Ennesimi atti della sceneggiata per la realizzazione dello stadio della Roma a Tor di Valle, anche in tempi di emergenza per il coronavirus.

Il barista-mattonaro ceco Radovan Vitek, spuntato come il cavolo a merenda mesi fa nella trattativa, adesso fa marcia indietro. Ma in Campidoglio cadono dal pero: sono all’oscuro di tutto e continuano a credere nella trattativa ormai “fantasma”.

Vediamo i tasselli del folle puzzle.

L’accordo tra Vitek e Luca Parnasi per rilevare i terreni di Tor di Valle sui quali dovrebbe sorgere l’impianto sportivo è ormai carta straccia. Lo comunica oggi Vitek attraverso Martin Nemecek, il direttore generale di CPI Property Group. Ecco le sue parole: “L’operazione è rinviata. Abbiamo discusso ma non abbiamo assunto alcun impegno. Alle condizioni finanziarie di cui avevamo parlato, non è possibile concludere l’accordo”.

La cifra in discussione, ormai da mesi, è quella di 50 milioni di euro.

Radovan Vitek

Sembrava ormai un gioco fatto, quando improvvisamente, a fine 2019, è entrato in campo l’ex proprietario dei terreni, Gaetano Papalia, che li aveva ceduti a Parnasi. Il quale, però, aveva pagato solo una piccola parte della cifra pattuita: per cui quel contratto – secondo Papalia – non aveva ormai più alcuna validità, avendo da ormai due anni il mattonaro romano sospeso il pagamento delle tranche stabilite.

Una vera bufera, che a questo punto sparigliava il tavolo da gioco e metteva con le spalle al muro lo stesso Parnasi nei confronti di Unicredit, che deve rientrare in un bel bottino pari a circa 600 milioni di euro nei confronti di Parsitalia, la cassaforte del gruppo.

 

 

 

Il vero protagonista per l’acquisto della Roma Calcio, il magnate americano Dan Friendkin, per un bel po’ è stato ad osservare la fresca sceneggiata. Poi ha pensato bene di tirare i remi in barca.

Quindi il coronavirus, scusa ottima e abbondante per far calare il sipario sulla trattativa.

Che però oggi fa registrare l’altra clamorosa ritirata, a questo punto ufficiale: quella dell’ex barista anni ’90 a Roma e poi miracolato sulla via degli affari immobiliari non solo nella sua repubblica ceca ma anche in mezza Europa.

La giunta capitolina guidata da Virginia Raggi, però, continua a credere nella trattativa su cui ha sempre puntato le sue fiche, perché teme una clamorosa figuraccia dopo essersi così esposta.

Fanno ridere i polli le fresche esternazioni dell’Assessore alla Città in Movimento di Roma Capitale, Pietro Calabrese, rilasciate ai microfoni di NSL Radio TV: “Per lo stadio siamo sempre stati fiduciosi ma ovviamente non dipende solo da noi. C’è stata una delibera che prevede il rispetto di determinati presupposti da parte del privato. Il Dipartimento Urbanistica ha fatto rispettare la delibera in ogni punto. Ci sono stati vari confronti anche molto accesi, ma da quanto so dovremmo essere arrivati alla definizione della Convenzione, quindi del contratto, che dovrà essere stipulato da Roma Capitale con la società privata per avviare finalmente questi lavori”.

Imperterrito, Calabrese prosegue: “E’ ovvio che trattandosi di una partita – è il caso di dire – molto importante, nessuno dei due vuole cedere. Io capisco che il privato abbia voglia di limare i costi e le attività che sono a suo carico; ma noi come amministrazione abbiamo l’obbligo di rispettare la legalità. Quindi la delibera deve essere rispettata in ogni suo punto”.

Ma parla da Roma (capitale o no) oppure da Marte, mister Calabrese?

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