Fateci capire

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È una ‘cosa’ loro. Per linguaggio, nebulosità degli argomenti e labirinto di cifre, sigle, confronti tra analisi finanziarie parallele di universi economici intercontinentali, è un incompreso della stragrande maggioranza della gente normale il pianeta che aggredisce l’opinione pubblica con i numeri di Nasdaq, Spread, Bond, cali e rimbalzi delle ‘borse’ di Wall Street. Pechino, Londra e Milano. Il compito di trasferire la mole di notizie economiche criptate in chiara ricaduta sulla vita delle persone spetterebbe all’informazione generalista dei media alla potata di tutti qual sono i telegiornali, ma non avviene e per i comuni mortali è un mistero capire le conseguenze del ‘dollaro che sale’ e dell’euro che scende’, solo per citare una delle notizie fornite senza chiarimenti.
Un esempio. Il Nasdaq cos’è? Lo rende in chiaro Wikipedia: “È l’acronimo di Nazional Association of Securities Dealers Automated Quotation”, che tradotto significa Associazione Nazionale degli Operatori in Titoli con Quotazione Automatizzata. Ne sapremmo meno di prima se non aggiungessimo che è un mercato borsistico elettronico e agisce con una rete di computer. Non basta.  È l’indice dei principali titoli tecnologici della borsa americana (Microsoft, Facebook, Amazon Google, Ibm, eccetera). È la più importante Borsa Americana, con più di 3000 aziende quotate. Ogni giorno ricopre il maggior volume di scambi al mondo. giornalmente. Il Nasdaq ha sede a New York City, città strategica per gli scambi economici con tutto il mondo, capitale del trading e della finanza. E allora? Allora è il termometro, la radiografia, la tac della salute finanziaria degli Stati Uniti, ma influenza l’intera filiera dell’economia mondiale.  Citare la temperatura borsistica del Nasdaq aiuta la diagnosi e propone la terapia per il benessere finanziario di ogni Paese del mondo. Dunque sarebbe dovere primario dell’informazione generalista spiegarlo e per quanto riguarda il nostro Paese, conoscere la ricaduta del dato Nasdaq sulla quotidianità degli italiani, sul valore del reddito individuale e, risvolto non trascurabile, sul potere contrattuale con l’Europa. Di più, sarebbe auspicabile, in questo lungo, drammatico stadio del Cpovid-19, capire i perché della cruenta conflittualità maggioranza-opposizione, ma anche maggioranza-maggioranza, sugli strumenti finanziari idonei a intervenire sull’emergenza.

Mes, Eurobond, esodo dalla UE e molto altro, condiscono il piatto indigesto delle scelte impervie dell’Italia, con l’obiettivo di disporre delle risorse in grado di fronteggiare la profonda crisi economica conseguenza del coronavirus.
Il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) è un importante esercizio di solidarietà europea per i paesi più indebitati, per esempio per l’Italia in balia del Covid-19. Si tratta di risorse assegnate dall’Europa per tamponare l’emergenza ed è anche uno di molti motivi di scontro. No del Pd (‘è poca cosa, non risolve, meglio gli eurobond’), sì di parte della minoranza, ‘ni’ di Conte, poi più sì che no, sì di Prodi, qualche tentennamento di Zingaretti. La funambolica, goliardica, coppia Salvini-Meloni, dilettanti allo sbaraglio, torna a tifare per l’addio italiano all’Europa e per non farsi mancare niente di tragicomico, butta fuori da sue menti eccelse la strabiliante proposta di tornare alla lira e di stamparne a volontà. Non li ricoverano perché gli ospedali sono impegnati per il coronavirus.  Loro, nel frattempo, si danno allo spaccio di ‘bufale’, come la seguente: “Chiediamo trasferimenti gratuiti di risorse a titolo solidale, dai paesi ricchi a quelli più svantaggiati, come l’Italia e senza nessuna condizione. L’alternativa, secondo un notabile leghista: “Meglio chiedere un prestito per la ricostruzione agli italiani”. A suo dire, saremmo tanto patriottici da concederlo a tassi molto bassi e perché no, con rimborso a cento anni!
Gli eurobond. Affrontano i debiti dei paesi europei con meccanismo solidale di distribuzione, attraverso la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi dell’eurozona. La solvibilità è garantita dagli stessi. Diversi governi l’hanno accolta con entusiasmo, altri con scetticismo e alcuni con avversione.  I maggiori oppositori (tra questi la Germania, ma il più ostile è l’Olanda) sono Paesi ‘virtuosi’ che dovrebbero accollarsi gli oneri di chi ha debiti ingenti. La commissione europea ritiene che gli eurobond renderebbero il sistema finanziario dell’eurozona più resiliente a futuri shock avversi e rinforzerebbero la stabilità finanziaria. Inoltre, ridurrebbero la vulnerabilità delle banche dell’eurozona rispetto al deterioramento della valutazione dei singoli Stati membri, e fornirebbero agli istituti di credito robuste garanzie.
Il sì dell’Europa agli eurobond, strumento fondamentale per affrontare la crisi da coronavirus è stato però bocciato, responsabili Lega e Forza Italia con il loro no, di evidente incoerenza, dal momento che in Italia si erano schierati contro il Mes e per gli eurobond.  Il rinvio della revisione e della ratifica del trattato degli Stati membri, non preclude però gli immediati, benefici sui mercati, che si adegueranno, non appena raggiunto il consenso sull’operazione politica.
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