Se telefonando potessi… lo farei

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…e intorno a me girava il mondo come sempre…Gira, il mondo gira…con la gioia e col dolore…Oh mondo, nel tuo silenzio io mi perdo (‘Il mondo’, Jimmy Fontana)
Oggi questa invenzione canora di successo ha un che di anacronismo. Il mondo è fermo, accidenti, non gira.  Coerente con la pandemia in corso è semmai il verso “nel tuo silenzio io mi perdo”. A chi abita i luoghi alti delle grandi città, in tempi normali arrivavano con fastidiosa sonorità il rumore di fondo delle auto nel traffico, quello assordante degli aerei in partenza e atterraggio, i colpi di gas di sfrenati motociclisti e alla domenica lo scampanio delle chiese.
Il tempo del ‘Io resto  a casa’ propone l’agghiacciante ‘rumore del silenzio’, irreale sottofondo con la sordina di ansia, angoscia, per alcuni della paura indotta dal rischio di infettarsi con  il maledetto Coid-19. Il ‘mare del silenzio’ lo rompe l’Italia degli appuntamenti patriottici, di Mameli cantato all’unisono, di ‘Il cielo è sempre più blu’, ‘Bella ciao’, ‘Volare’, di finestre e balconi tricolore.
Ai pochi incoscienti che pensano ‘me ne frego’ delle ordinanze restrittive  e circolano in strada, si assembrano, perfino festeggiano matrimoni affollati e funerali, gli indignati spettatori, coatti nelle proprie abitazioni, urlano dalla finestra “Rimani a casa, mascalzone”. È rabbia legittima se rivolta a un egoista che per suo comodo rischia di diffondere il virus, male indirizzata se invece è diretta a uno dei tanti italiani che combattono la pandemia: operatori sanitari, fornitori di alimenti, volontari.  Ma cosa esaspera la paura e la trasforma in caccia alle streghe? Nessun dubbio, è aggressività generata dalle immagini di luoghi pubblici affollati, a dispetto delle raccomandazioni uscire di casa solo per motivi di emergenza, è il devastante bollettino giornaliero di morti e ammalati gravi di coronavirus, è lo strazio per le decine di medici, infermieri, volontari uccisi dal contagio, per le persone a contatto quotidiano con gli uomini della politica impegnati nella gestione della crisi coronavirus, per chi ha perso il lavoro, i nuovi poveri, gli anziani soli, per chi paga con la morte la mancanza di strumenti salva vita.
Per non dimenitcare. Qualcuno, su al Nord, ha provato con un bluff, indegno del dramma in corso, di scippare allo staff medico del Pascale, struttura ospedaliera napoletana, il merito di aver intuito l’efficacia antivirus di un farmaco somministrato abitualmente per alleviare il dolore dell’artrite reumatoide, che per ora è il farmaco che dà speranza di vita ai malati gravi, associato agli antivirali. Non è il solo motivo per classificare l’ospedalità napoletana come strutture modello, anche per la cura del Covid-19. Il dieci e lode è voto d’eccellenza assegnato dalla redazione di Skay News al Cotungo, specializzato per la cura delle malattie infettive. L’inchiesta britannica è una lunga esplorazione delle sue qualità e il riconoscimento per la straordinaria scoperta che lo definsce a ragione unico presidio antivirus che può esibire contagi zero di medici e infermieri. Organizazione impeccabile e neppure la minima deroga ai protocolli sulla sicurezza. Il filmato è stato trasmesso in Inghilterra Parte del racconto:  “La struttura, centro di riferimento infettivologico per il Sud Italia, ha inaugurato nei giorni scorsi il padiglione G, con la realizzazione di 80 nuovi posti di terapia sub intensiva. L’ospedale ha promosso la sperimentazione Aifa del Tocilizumab, coordinata dal professor Paolo Ascierto, medico e ricercatore dell’Istituto Pascale. Il farmaco, utilizzato per l’artrite reumatoide, ha dato segnali positivi nel trattamento delle complicanze da Covid-19.
L’auspicio è che Sky trasmetta l’inchiesta anche in Italia.
Effetti collaterali del ‘corona’: crollo dei reati, metropoli soprattutto del Nord liberate dai veleni dello smog (a beneficio di chi in malafede, per interessi di settore, assolve il traffico e le sue emissioni inquinanti); le acque dei canali veneziani sono resuscitate, cioè limpide; esito della creatività italiana è l’invenzione di gradevoli riempitivi per l’inconsueto di giornate trascorse chiusi in casa; il proliferare di idee per dare concretezza alla solidarietà nei confronti di chi paga duramente le conseguenza dell’epidemia: trasporti pubblici, taxi, autostrade e parcheggi gratis per medici, infermieri, volontari; uso delle biciclette comunali gratuito, la ‘fatica’ di chi ha i capelli  bianchi a operare via internet per evitare le code ai supermercati con la spesa on line (operazione non semplice); l’uso avanzato dei cellulari per incontri multipli in whats app con il risultato di   parlarsi, festeggiare ricorrenze, guardarsi negli occhi, abbracciarsi virtualmente.
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