Il poetar gli è dolce

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Contagiati, morti, guariti: Rai 1,2 e 3, Rai News, Sky,  all the channels Mediaset, La 7, la marea dell’emittenza privata, le radio, web radio e tv dei quotidiani nazionali, agenzie di stampa, le new on line di innumerevoli siti, gli “speciali”, i talk show, gli amici semi depressi al telefono, la mediazione dei social, le chat su Skipe, quotidiani e periodici. Il serbatoio dell’attenzione è in stato di tilt da saturazione. Fine della premessa.
Nel rifugio di casa presidiato dal pc, alla sua destra, in un ripiano della libreria,  nella loro sgargiante veste tipografica di mini volumi rilegati con gusto d’altri tempi e titoli in oro eccoli, allineati in rodine alfabetico sparso: Orazio, ‘Tutte le opere’, Tasso, ‘Le rime’ (in due volumetti) e ‘La Gerusalemme Liberata’, Manzoni ‘ I promessi Sposi’ e ‘Le tragedie’, Dante ‘La vita nuova’ e ‘Le rime’, Leopardi ‘I canti  e le operette morali’, Giovenale ‘Le satire’ e buon ultimo Shakespeare ‘Sonetti’.
Gli estratti dai centocinquataquattro del prezioso libricino. Il numero 43: ‘Che tu abbia lei non è tutto il mio cruccio, benché sia da dirsi quanto caramente io l’amassi; che lei abbia te, questo è il mio lamento, scacco amoroso che più mi tocca al vivo. Ma così vorrò scusarvi, oltraggiosi amanti: tu ami lei perché ben sai che io l’amo e per amor mio, ugualmente, lei m’offende, soffrendo che l’amico l’abbia per amor mio. Se ti perdo, è perdita o guadagno per chi amo e perdendo lei , l’amico ritrova quel che perdo; entrambi vi ritrovate ed io perdo entrambi, ed entrambi per amor mio m’imponete questa  croce. Ma ecco la gioia: siamo uno l’amico ed io. Dolce lusinga: lei ama allora solo me’.  Dal 54: ‘Oh, quanto più beltà apparire per quel dolce ornamento che virtù dona. La rosa pare bella, ma più bella la stimiamo per il soave odore che in lei vive’. Numero 66: ‘Di tutto ciò stanco, alla morte imploro pace, vedendo il merito nato per andar mendico e il nudo nulla agghindato in fronzoli e la pura fede miseramente abiurata e dorati onori inadeguatamente attribuiti e  la vergine virtù brutalmente fatta sgualdrina e la perfezione a torto dispregiata e l’energia disarmata da sciancati poteri e l’artedichiarata muta d’autorità e la follia, in dotta veste, dominar sui savi e la schietta verità definita dabbenaggine e il bene, incatenato, servire il Capitan Male. Di tutto ciò stanco, vorrei proprio andarmene…’. Dal  numero 104: ‘Per me, dolce amico, vecchio mai non sarai, giacché qual eri quando vidi i tuoi occhi, tale apparivi ancora in beltà’. Dal numero 128: ‘Come spesso, quando tu, mia musica, trai musica da quel beato legno il cui moto risuona con le tue dolci dita quando gentile governi quell’armonia di corde che mi conturba l’orecchio, ho io invidiato quei tasti che agili scattano a baciar l’incavo tenero della tua mano, mentre le mie povere labbra, che quella messe mieterebbero, dell’ardir dei legnetti arrossiscono…Poiché tal fortuna hanno quei tasti sfrontati, porgi loro le dita e a me labbra da baciare’. Dal numero 130: ‘Gli occhi della mia donna non sono il sole; il corallo è più rosso del rosso delle labbra; se la neve è bianca, i suoi seni sono allor bigi…Ho visto rose di Damasco, rose e bianche; ma tali rose non vedo sulle sue gote e in certi odori c’è maggior fragranza che non nel fiato che emette la mia donna. Amo il suo eloquio, ma ben so anche che ha la musica un più gradevole suono…Eppur credo, per il ciel, che lei sia bella quanto donna smentita dai falsi paragoni’. Dal numero 78: ‘…Ma tu sei per me tutta l’arte mia, tu sollevi ad alta sapienza la mia rude ignoranza’. Dal numero 5: ‘…i distillati fiori, incontrando inverno, solo perdono parvenza; la dolce sostanza  sopravvive’.
Hai capito mister William e il suo poetare, scoperto in situazione di stand by da Covid-19,  oltre la grandiosità del ‘Re Lear’.
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