Virus e dintorni

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Strana coppia l’angloamericana Johnson-Trump: in pieno picco di contagi e morti da coronavirus di Whuan, in Corea del sud e poi in rapida successione in Italia, Francia, Spagna, Germania, i due compari sparacchiavano cartucce a salve, quasi fossero prescelti da santi  e madonne come soggetti esenti dalla pandemia annunciata. Con spavalderia degna di guasconi alla  don Chisciotte hanno sfidato il Covid-19: tutti in strada, uno sull’altro nei rispettivi metrò, a gozzovigliare in ristoranti, pub, bar da ‘aperitivo hour’, assiepati ai mega concerti, baci e abbracci i n libertà.  Mascherine? Distanze di sicurezza, misure straordinarie di igiene personale e collettiva? “Faccende loro”, cioè nostre. Nostre un cavolo. Il coronavirus si è vendicato, per nulla intimidito dalla spocchia dei due amici in incoscienza parallela, che hanno snobbato il pericolo di esporre inglesi e americani al contagio. Il virus ha fatto il ‘proprio comodo’, cioè ha dato il via alla propagazione, libero di infettare soggetti privi di protezione e precauzione.
A distanza di qualche giorno, Trump ha dichiarato per primo di essere infetto. Ha preceduto Boris Johnson, a sua volta contagiato. Sono in quarantena, gli spacconi che con ritardo ai limiti e oltre del crimine, hanno innestato la retromarcia, senza provare vergogna istituzionale. Nel raccontare il loro recente “tutti a casa” è lecito scomodare il monito rivolto ai contadini sprovveduti: “Che fai, chiudi la stalla dopo che sono scappati i buoi?”
Usa, record mondiale di contagiati. Oltre 80mila e il tycoon della Casa Bianca, nel timore di ritorsioni elettorali per la sua ca…ta che terrorizza milioni di uomini e donne statunitensi, forse imbeccato da chi ha previsto  la tragedia della pandemia, invia un accorato quanto intempestivo messaggino all’onnipotente presidente cinese. Gli chiede di collaborare, ma non dimentica mai le cattive maniere e smentisce così le amichevoli intenzioni di reciprocità: “La pandemia è partita dai cinesi”. Negli States, previsioni di esperti paventano che  i suoi morti toccheranno la spaventosa cifra di ottantamila (dato dell’University of Washington School of Medicine).
Boris, compagno di cordata dell’indegno successore di Obama, funambolico arlecchino della politica internazionale, quando contagiati e morti inglesi hanno raggiunto impressionanti dimensioni e la velocità del contagio lascia intendere che il peggio deve arrivare, si rifugia in Downing Street. Lascia intendere, alleluia,  di aver capito che se milioni di inglesi si stipano nel metrò e al venerdì affollano i pub per la bevuta di fine settimana, sul  futuro prossimo del Regno Unito calerà il buio pesto. Ma niente mascherine e troppi inglesi in circolazione.
Lo stramaledetto Covid-19 deflagra non solo con micidiali accelerazioni dei contagi. Il quasi default economico di mezza Europa si riverbera con effetti devastanti sull’intera economia continentale e mondiale. È guerra senza quartiere sulle misure che la comunità europea può e deve adottare senza egoismi di parte, che purtroppo avvelenano i rapporti Nord-Sud. Materia dell’aspro contendere sono gli eurobond, strumento decisivo per affrontare la crisi finanziaria della Comunità o perlomeno di una quota significativa di cui fanno parte con l’Italia, Francia, Spagna, Irlanda, Belgio, Grecia, Portogallo, Lussemburgo e Slovenia, anche se sembra ci sia l’incomprensibile defezione di Macron. Sul fronte opposto  si battono la Germania (nonostante il ruolo di Paese mediatore), l’Austria la Finlandia e l’Olanda. Su posizioni filo coronavirusbond i più intransigenti sono Conte e Sanchez. Dopo l’exit del Regno Unito, la rottura di Italia e Spagna con il fronte Eu somiglierebbe molto a un ‘the end’ dell’Europa.

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