In un solo Tg

Condividi questo articolo
In piena emergenza, scandita dai numeri in crescendo dell’epidemia da Covid-19, il dato più choccante della tragedia è nel “bollettino di guerra” dei morti, oltre mille, ovvero uno ogni dieci contagiati. Effetto collaterale  del killer infettivo, svelato dalle notizie dei media, è l’impossibilità di  smistare i corpi delle vittime in attesa di sepoltura nelle sale mortuarie, divenute insufficienti. Unica, discutibile alternativa, in corso, portare i defunti in chiesa: è la conferma di postulati della religione, ostile alla cremazione, da modificare. Infatti, aAnche a voler legittimare il dogma di una vita ultraterrena, cosa differisce tra la cenere della crematura e i resti del corpo che con il trascorrere del tempo diventano solo un mucchio di ossa? Ma poi: Lourdes, per impedire il diffondersi del contagio, è out per i pellegrinaggi. Per non privarlo del tutto del credito di cui è dotato, ovvero di luogo dei miracoli, arriva tempestivamente l’intervento geniale di Paolo Brosio, a suo tempo redattore del Tg condotto da Emilio Fede e da qualche tempo intraprendente organizzatore del turismo religioso a Medjugorie, dove presunte apparizioni della Madonna attirano migliaia di fedeli:  propone di affidarsi a bottigline di acqua ‘miracolosa’ di Lourdes per sconfiggere il coronavirus. Amen.
Un rischio a latere dell’epidemia da Covid-19: che tanti italiani, con tendenza a somatizzare ansia e paura, bombardati dalla televisione, vadano in depressione, stato psicofisico che influisce negativamente sulla  potenziale risposta del sistema immunitario. L’intero comparto della comunicazione (soprattutto video), è monopolizzato da notizie, interviste, inchieste, opinioni sul coronavirus e coinvolge nell’operazione mediatica anche tutti i programmi di intrattenimento, che gareggiano nell’accaparrarsi l’autorevolezza scientifica di esperti , non di rado tra loro discordi. Il risultato è che finiscono per propinare un mix di terrorismo sanitario, gossip, spettacolarità a milioni di spettatori. Ne sono coinvolti programmi totalmente impropri, con prolungamenti di ore de talkshow affidati a conduttori/conduttrici non all’altezza del compito tanto delicato di informare correttamente e senza provocare reazioni ansiogene. Ne discute la Rai, al vertice, ma forse non ha il coraggio di  ristrutturare l’informazione  di qui all’auspicata fine dell’epidemia. Perché non inglobare notizie e servizi sul coronavirus in un unico contenitore, attivo  ventiquattro ore su ventiquattro, in uno solo dei Tg, perché non impostare  gli altri due come notiziari generalisti, con esclusione dell’argomento virus e  riprogrammare i palinsesti utilizzando il patrimonio delle teche Rai dove si conservano migliaia di film, fiction, documentari, format del giornalismo d’inchiesta?
Un perché lo chiarisce in parte la lettura degli argomenti  che un noto contenitore di news on line propone oggi: Barbara d’Urso scoppia in lacrime in diretta, Andrea Iannone dice addio a Stefano Bianco, Rossella Brescia si racconta, Katia Holmes divorzia da Tom Cruise, Veronica Peparini innamoratissima di Andreas  Muller, Alessandro Di Battista e Sarah aspettano un figlio, Mara Venier preoccupata per Nicola a rischio, Alfonso Signorini commosso, Clarissa Marchese  ha partorito, E’ finita tra Giulia De Lells e Iannone, Ludovica Comello ‘maternità presa con ironia’, Bobo Vieri, il casalingo disperato, Antonella Elia ancora scontro con la Marini, Guerra tra Incontrada e la Celentano? , Katy Perry presto sarà madre, Selena Gomez ha paura di rimanere sola a vita, Alex Belli disperato per Delia Duran, Francesca Chillemo, la spallina scivola, ‘Che spettacolo’, Eleonoire Casalegno, eccitante gioco di gambe e calze a rete, La buonanotte di Pupo e Signorini, Cristina Chiabotto in pigiama: ‘Io resto a casa’.
Tutto qui? Assolutamente no. Titoli e notizie del genere sono di più e  ogni giorno contribuiscono alla cosiddetta strategia della ‘distrazione di massa’, che nasconde le nefandezze della società malata di egoismi, diseguaglianze, malgoverno e nel caso del Covid-19 l’imprevidenza del sistema di tutela della salute, che non solo in Italia non si è premunito per   l’eventualità di emergenze sanitarie.
Girano su smartphone, presi da internet,  video illuminanti. Mettono sotto una luce particolare l’epidemia in corso. Negli anni Sessanta (per la precisione nel 1968) da Hong Kong arrivò in Italia un virus influenzale devastante: 15milioni di italiani a letto, ovvero uno su quattro, cinquemila morti, negozi e altri luoghi chiusi, ospedali in tilt, pericolo di ricadute e rimedi inadeguati a combattere l’epidemia. Unica possibilità di prevenire il vaccino. ‘Pensiamoci per tempo’ concluse uno dei video trasmesso nel ’68, recuperato dagli archivi (della Rai?). Purtroppo il vaccino antinfluenzale proposto quest’anno è risultato  inefficace per sconfiggere il Covid-19 e il dato di fatto deve indurre la ricerca scientifica mondiale a trovare l’antidoto capace di una più ampia copertura preventiva.
Dalle prime pagine dei giornali anni Sessanta: ‘14 morti per l’asiatica in soli  tre giorni nella provincia di Roma’, ‘Ogni giorno 8000 a letto’, ‘Ospedali pieni e rischio che l’epidemia duri’, ‘Un cittadino su sei a letto con la spaziale’
Le notizie dell’epoca si riferiscono al dramma delle pandemie ‘asiatica’ e ‘spaziale’,  esportate in Occidente dall’Asia, ovvero l’H2N2 e l’H3N2. Causa delle morti furono anche allora  le polmoniti, ma con l’asiatica colpirono soggetti sani e risparmiarono gli over 75. Gli esperti sostengono che Sars e Mers fecero più vittime di quante ne causi il Coronavirus.
nella foto la situazione di emergenza con i colpiti dall’asiatica in padiglioni affollati di letti
Condividi questo articolo

Lascia un commento