Amici Zhou, qua la mano

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È in atto un affollato  tour de force del sistema mediatico, impegnato a raccontare il caso Covid-19, alias coronavirus, con dovizia di uomini/donne e mezzi, inviati  e corrispondenti, con interviste ad esperti e monologhi di scienziati, politici invitati con il bilancino della par condicio, medici, infettivologi, passanti, infettati guariti. L’esito di tanto impegno è duplice: si propone opportunamente di divulgare il protocollo elaborato per ottimizzare la difesa dal contagio e con la massima capacità di penetrazione nel tessuto sociale del Paese, ma al tempo stesso, per colpa dell’enfasi narrativa, di titoli e articoli da panico, provoca allarmismo, comportamenti ingiustificati, caccia alle streghe, ignobili episodi di xenofobia razzista.
I bastardi della curva bresciana, soci in razzismo dei colleghi di mezza Italia del Nord (Verona, Bergamo), di juventini e laziali, durante la partita vinta da Insigne e compagni, hanno intonato il coro “Napoletano coronavirus”. Ultras sotto accusa, per questa scempiaggine di enorme gravità, nel momento in cui l’Italia è esposta alla diffusione del contagio del Covid-19, che ha provocato la morte di due anziani. Le irricevibili scuse: “Ci scusiamo,  ma solo con le famiglie italiane coinvolte”. Peggio di così niente, nel senso che resta l’offesa a Napoli e l’incredibile auto assoluzione: “Cori che ci sono da cinquant’anni e non hanno mai fatto male a nessuno…”. Per questi imbecilli, valgono purtroppo a poco le promesse di stroncare il fenomeno del razzismo. Tra l’altro, l’arbitro del match in questione non ha neppure interrotto il gioco, come avrebbe potuto e dovuto fare. Il problema, per la colpevole inerzia dei club a cui fanno riferimenti i tifosi razzisti, è praticamente insoluto. Come stroncarlo? Per esempio, imponendo la disputa delle partite di squadre coinvolte in episodi di razzismo a porte chiuse per dieci gare interne. Certo la decisione comporterebbe un notevole danno economico e sportivo, ma palliativi come il ‘daspo’ per pochi facinorosi individuati dalla polizia si è rivelato provvedimento inadeguato a stroncare razzismo e apologia del fascismo negli stadi. Allora…a mali estremi, estremi rimedi.
Il pluri indagato Salvini, prossimo ospite dei tribunali nel ruolo di imputato, sollecitato finora inutilmente a rispondere dei famigerati 49 milioni truffati dalla Lega allo Stato e della trattativa con i russi per una tangente di 60 milioni, soffre maledettamente l’emarginazione da ruoli istituzionali e recita a memoria il ‘rosario’ del “demostellati a casa, io pronto a governare”. Accertato l’effetto nullo della noiosa tiritera, si dà allo sciacallaggio a tutto campo. Sui social  della Lega pubblica l’immagine della prima vittima italiana del coronavirus, dichiara di pregare per la sua anima e dedica un pensiero  alla famiglia. Fin qui niente di male, se si ignora l’obiettivo della captatio benevolentiae insito nel seguito dell’esternazione: “Forse ora qualcuno avrà capito che è necessario chiudere, controllare, blindare, bloccare, proteggere?”, sortita che il ministro Pd Paola De Micheli giudica ‘sciacallaggio’.
Il caso Covid-19 fa emergere la preoccupante sequenza di episodi provocati dall’ideologia razzista della Lega. A Torino una coppia di mezza età ha insultato e aggredito a calci e pugni (distorsione cervicale il referto del Pronto Soccorso) una donna cinese di 40 anni che vive da 23 anni nella città capoluogo del Piemonte e gestisce un bar: “Sei una cinese di merda, vattene”. Il commento della sindaca Appendino: “Gesto ignobile e di rara violenza, subìto da una concittadina che abbraccio, insieme a tutta la sua comunità”. L’11 febbraio una coppia di cinesi aggredita da ragazzi nella periferia di Torino. Una settimana prima una ragazza cinese era stata costretta a scendere dal pullman che da Cuneo porta a Torino. Roma: ragazzi locali insultano coetanei cinesi e minacciano una di loro con una bottiglia: “Andate via dall’Italia, siete infetti”. A Cesano Boscone nel corso di una partita di calcio di ragazzi della classe 2006 uno di loro, cinese, è stato insultato dagli ‘avversari’: “Torna al tuo paese. Spero che ti venga lo stesso virus che avete lì”. Firenze: un gruppo di turisti cinesi insultato da un uomo con accento toscano: “Andate a tossire a casa vostra. Schifosi, sudici, ci infettate”.
A Napoli, una coppia di settantenni, che vive nel territorio adiacente la stazione centrale, dov’è folta la presenza cinese, ha invitato a cena l’intera famiglia Zhou, che gestisce un bazar nelle vicinanze.
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