TAR DI BARI / STOP ALLE INTERDITTIVE ANTIMAFIA

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Guerra alle mafie, indietro tutta!

E’ lo spirito di una incredibile sentenza pronunciata dal Tar di Bari che, in pratica, mutila la concreta possibilità di isolare le imprese mafiose, anche attraverso le “interdittive” decise dai Prefetti quando ci sono concreti sospetti di infiltrazioni della malavita in questa o quella impresa che riceve appalti dalla pubblica amministrazione.

Per la serie: la magistratura interviene con sequestri e poi le confische dei patrimoni mafiosi, fino ad oggi un numero troppo esiguo rispetto alla enorme mole degli affari sporchi (e soprattutto un numero insignificante di confische rispetto agli stessi sequestri).

Le prefetture, dal canto loro, hanno il solo strumento delle interdittive, adesso messo a forte rischio, per lasciare quindi campo aperto alle imprese più che “sospette” di scorrazzare in lungo e in largo nei ricchi pascoli degli appalti decisi dalle amministrazioni pubbliche!

E’ stato il Tar di Bari a pronunciare la sentenza fuori dal mondo, affrontando il caso di un imprenditore che aveva vinto un appalto pubblico, e poi estromesso dalla prefettura di Foggia per “risalenti rapporti di frequentazione intrattenuti dai soci della ditta” con persone non proprio immacolate, comunque mai raggiunte – a quanto pare – da condanne definitive.

Spesso e volentieri, infatti, le prefetture varano provvedimenti di questo tipo, in molti casi invece chiudono uno o due occhi. Resta comunque l’inevitabile ricorso al Tar, che nel 70 per cento dei casi dà ragione al ricorrente, cioè all’imprenditore che così riottiene la commessa pubblica.

La sede del TAR di Bari

Il Tar di Bari sostiene che il Prefetto è invece tenuto ad avere un “contraddittorio” con l’imprenditore di turno, affinchè quest’ultimo (o meglio, i suoi legali) possano discolparsi e portare prove in grado di contestare, nella sostanza, il provvedimento prefettizio.

I giudici del Tar di Bari, a questo punto, si rivolgono alla Corte di giustizia europea, affinchè quest’ultima valuti se il codice antimafia sia o meno compatibile con il diritto della UE.

Scrivo le toghe baresi a proposito del provvedimento della prefettura di Foggia: è stato adottato “senza alcun contraddittorio tra la pubblica amministrazione e i soci della società ricorrente, quindi in assenza di una fase partecipativa del procedimento amministrativo”.

Si tratta – a loro parere – di una “sostanziale messa al bando dell’impresa o dell’imprenditore che, da quel momento e per sempre, non possono rientrare nel circuito economico dei rapporti con la pubblica amministrazione dal quale sono stati estromessi”.

Una palese idiozia.

Per il Tar, il contraddittorio tra il prefetto e l’impresa “assume una importanza davvero rilevante ai fini della tutela della posizione giuridica dell’impresa, la quale potrebbe offrire al prefetto prove ed argomenti convincenti per ottenere una informativa liberatoria, pur in presenza di elementi o indizi sfavorevoli”.

Un duro attacco alla battaglia antimafia, un indebolimento di una delle poche misure di una certa efficacia, all’interno di un desolante contesto statale di effettivo (non) contrasto ai poteri malavitosi, sempre più invasivi e aggressivi.

Cosa dirà adesso il Consiglio di Stato? Staremo a vedere.

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