Senatori a vita? Ma non sono super partes

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I senatori a vita. Non so se esistono in altri paesi. E non mi interessa.

Quel che mi preme denunciare è che i senatori a vita, previsti all’articolo 59 della Costituzione, votano la fiducia o la sfiducia ai governi e votano le leggi.

Un fatto chiaramente irregolare. Direi, incostituzionale. Per la semplicissima ragione che la nomina di scienziati, di letterati, di artisti e di  industriali obbedisce all’esigenza di dare al Senato quelle altissime consulenze che possono tornare utili quando si tratti di discutere leggi o provvedimenti in campo scientifico, letterario, artistico e sociale.

Quanto agli ex Presidenti della Repubblica, che diventano senatori a vita, devono conservare nel nuovo ruolo la stessa imparzialità e lo stesso comportamento super partes che avevano quando stavano al Quirinale.

Ma non lo fanno.

Del resto la legge stabilisce che il numero dei senatori eletti  è di 315, dei deputati eletti è di 630, e che insieme fanno ed approvano le leggi.

Perciò continuiamo a sostenere la necessità di abolire i senatori a vita perché inutili (ci  hanno provato Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, ma i referendum sono stati bocciati) .

Gli ex inquilini della Casa Bianca, per fare un esempio,  tornano a  essere cittadini comuni, senza alcun privilegio, con una pensione che assicuri una vita dignitosa, ma con la raccomandazione di non occuparsi più di politica.

Qualcuno sente parlare di  Jimmy Carter se non per  le sue noccioline? O di Bill Clinton se non per i suoi rapporti sessuali con la Lewinsky?

Aggiungo che le contestazioni alla senatrice a vita Liliana Segre (le minacce fisiche sono una canagliata vergognosa)  si spiegano (ma non si giustificano) per le sue frequenti esibizioni fuori palazzo Madama come sopravvissuta ad Auschwitz e non per negare l’olocausto (occorre però una legge che preveda la carcerazione per chi nega l’esistenza dei lager nazisti e dei gulag comunisti).

La riservatezza è l’altra regola che i senatori a vita devono rispettare.

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