Il secessionista romano

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Il mega collettore di notizie ‘Microsoft News’ di questo 4 Febbraio è costellato di titoli e articoli sul caso “foto di sardine con Benetton e Toscani”, quasi più numerosi di cronache e riflessioni riservate all’emergenza del coronavirus.  La constatazione non è un banale esempio di esercizio statistico. L’invasione mediatica di opinioni sulla foto propone una doppia lettura. È intanto l’occasione auspicata dal pianeta della destra e in parte dal grillismo per tentare di erodere il sorprendente consenso acquisito dalle sardine in un minimo arco di tempo, ma è anche l’opportunità interna al movimento  di competere con la leadership emiliana che ha inventato la strategia di contrasto a Salvini e a quanto di nefando rappresenta. In molti, sorpresi con comprensibile sconcerto dall’immagine di Mattia Sartori e dei coautori delle sardine, confusi nel gruppo che include Benetton, hanno l’hanno definita incongrua, avventata. Altri l’hanno considerata una leggerezza, un’ingenuità non ponderata, altri hanno ragionato così: Sartori e compagni hanno visitato un centro formativo d’eccellenza e il loro interesse è assolutamente in linea con l’obiettivo di valorizzare le intelligenze, il potenziale delle nuove generazioni: perché rifiutare la richiesta di fissare in un’immagine l’incontro se sollecitata da Oliviero Toscani, prestigioso fotografo,  promotore del centro culturale dove vengono giovani scelti in tutto il mondo?  In ogni caso un ragionevole commento con il segno negativo  si sarebbe esaurito con la valutazione di un ‘peccato’  tutto sommato veniale. Non è andata così e la stampa vicina alla destra ha montato il ‘caso’ con fantasiose elucubrazioni su una prima frattura del Movimento tra rigidi censori del ‘caso’ e difensori a oltranza delle sardine emiliane. Ad innaffiare di benzina  il presunto fuoco nemico tra componenti delle sardine ci ha pensato Stephen Ogongo, attivista romano. È quello, che in vista della manifestazione di piazza San Giovanni commise il peccato, questo sì ‘mortale’, di dare il benvenuto ai neofascisti di Casa Pound. Ogongo, smentito da oltre mille dichiarazioni ‘contro’, completamente occultate, ha dichiarato a titolo personale che le sardine di Roma non fanno più riferimento alle emiliane e alla struttura in formazione, ha definito la fotografia ‘famigerata’ e affermato che è solo l’ultimo degli errori da commessi dai fondatori del Movimento nelle ultime settimane, ma senza dire quali. Forse, perché di destra,  a una sardina così non va giù l’incipit del dialogo con le istituzioni e i partiti. Forse il dissenso di Ogongo nasconde l’ambizione utopica e frustrata, di acquisire il ruolo di protagonista del movimento.
Nel frattempo la campagna anti Salvini delle sardine fra proseliti e gli effetti si moltiplicano. L’ex ministro ha vissuto un’altra giornata ‘nera’. In trasferta a Palermo è stato clamorosamente contestato nel mercato storico di Ballarò, definito dalla Lega ‘quartiere laboratorio per l’integrazione della criminalità’. In precedenza il guru Bossi non era andato per il sottile: “Molti sono già andati via, attirati dal movimento Grande Nord di Roberto Bernardelli. Soffrono perché la Lega ha tolto la parola al Nord. Ma non è finito il mondo. Un recupero è possibile. Evidentemente anche cambiando leadership”.
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